Minestra Riscaldata

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di Vincenzo Vinciguerra

Sul quotidiano italo-israeliano “Il Corriere della sera” del 1° marzo, Paolo Mieli ulula di gioia in ben due paginone per vantare un libro scritto da Vladimiro Satta che, secondo lui, dimostrerebbe che non ci sono “riscontri all’ipotesi che lo Stato abbia pilotato i terroristi rossi e neri”.
Il Satta, che non è nuovo a imprese del genere, avrebbe potuto risparmiarsi la fatica di fare ricerche parziali e interessate per scrivere il suo libro, per farne uno nel quale elencare tutte le dichiarazioni rese negli anni dagli esponenti politici democristiani, socialdemocratici, missini, liberali, pidiessini che questa tesi hanno sempre sostenuto presentando lo Stato come il baluardo contro gli “opposti estremismi”, ovvero il “terrorismo nero” e quello “rosso” impegnati a combattere la democrazia.

Purtroppo per Satta e Mieli, il primo semisconosciuto, il secondo onnipresente come storico ufficiale del regime nelle reti televisive, la Storia e la verità dicono altro.
Ad esempio che Ordine nuovo e Pino Rauti non sono mai stati “nazisti” come per decenni sono stati presentati, ma che hanno lavorato sempre per lo Stato antifascista e democratico ed i suoi padroni americani.
Quando nella notte fra il 6 ed il 7 agosto 1984, a Forte Braschi distrussero un centinaio di documenti classificati, in coincidenza con le mie dichiarazioni ai giudici di Bologna relative al ruolo di collaboratori dei servizi di un certo numero di militanti di Ordine nuovo, i primi furono quelli relativi agli anni 1956-60.
Il Sismi, cioè, distrusse i documenti che provavano la costituzione a paritre dal 1956, di una organizzazione a doppia struttura, la prima ufficiale e pubblica di opposizione al regime (ma non allo Stato) sotto la quale si occultava una seconda, clandestina, con compiti informativi e di controguerriglia: questa era Ordine nuovo diretta da Pino Rauti, giornalista del democristiano “Il Tempo” di Roma, collaboratore del Sid, a disposizione dello Stato maggiore dell’Esercito nato dalla Resistenza.
A scoprire la distruzione dei documenti è stato, fra gli altri, il sostituto procuratore della Repubblica di Roma Franco Ionta, lo stesso chiamato ora ad elogiare il libro di Vladimiro Satta che, però, siamo certi che ometterà di dire questo particolare ed anche quello che divenuto, nel 2010, si preoccuperà di bloccare i miei rapporti con l’esterno con un divieto che i suoi successori mantengono ancora oggi.
Non è un caso che gli imputati di reato per buona parte delle stragi italiane degli anni Settanta siano tutti militanti in Ordine nuovo, agli ordini di Pino Rauti.
E non è una coincidenze che buona parte di costoro siano tutti, in modo documentato, confidenti in quegli anni dei servizi segreti italiani ed americani.
A questo punto rimane da chiedersi cosa abbia da trovare il Satta e cosa spinga Mieli ad esultare sulla solita minestra riscaldata che viene puntualmente e periodicamente servita agli italiani da storici e giornalisti di regime.
Il Sismi ha distrutto buone parte dei documenti compromettenti, il governo presieduto da Massimo D’Alema ha fatto il resto dando ordine sul finire degli anni Novanta di bruciare tutti i fascicoli non concernenti la sicurezza nazionale nella speranza di cancellare il passato riferito ai rapporti fra il Pci e l’Unione sovietica ed anche quello dell’estrema destra italiana che, se vogliamo, possiamo anche definire “terrorismo di Stato” e di regime.
I due esultano perché convinti di aver fatto un’opera meritoria per il regime, ma dimenticano che i giudici del processo per il tentato “golpe Borghese” del 7-8 dicembre 1970, ed esempio, non hanno mai interrogato i funzionari, gli ufficiali e il personale di polizia in servizio quella notte al ministero degli Interni benché indagassero proprio sull’ingresso all’interno dello stesso ministero di un gruppo di Avanguardia nazionale che, poi, si ritirò portandosi dietro un mitra Mab sottratto dall’armeria del Viminale.
Adriano Tilgher, in anni recenti, he confermato che l’irruzione c’è stata, perché lui era presente insieme ad altri militanti di Avanguardia nazionale assestando così il colpo definitivo ad un processo grottesco, che si è concluso con l’assoluzione perfino dei rei confessi con formula ampia.
La “verità” giudiziaria sugli eventi degli anni Sessanta e Settanta si è scritta anche in questo modo, anzi principalmente in questo modo.
I due starnazzano ma questa realtà che tanto si fa per farla dimenticare a coloro che quegli anni hanno vissuto e per non farla conoscere alle giovani generazioni rimane indelebile nelle sentenze di una magistratura di regime che tanto ha fatto per negare la verità.
Leggere il libro di Satta? Consigliamo di comprarsi una pizza, almeno ha un buon sapore e non quello delle minestrine riscaldate da storici, se così vogliamo definirli, che hanno fatto strada propagandando una “verità” che è la negazione della verità.
Perché gli anni passano ma il regime questa verità le teme in quanto teme di esserne travolto. È la paura in quanto sanno che i loro segreti ignobili sono in grado, se svelati, di spazzarli via insieme alle fole sull’amicizia con gli Stati uniti, Israele, la Nato e così via.
I Satta e i Mieli esistono perché il regime sopravviva, ma non sono i padroni (benché credano il contrario) della storia che continua ad essere scritta da quanti hanno il solo interesse di rendere agli italiani la verità e, con essa, la dignità e la sovranità nazionali.
La verità resta, loro passano insieme ai loro inutili libri e alle loro ciarle.
Basta attendere.

Opera, 9 marzo 2016

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