Gli Sconfitti

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di Vincenzo Vinciguerra

Non ne hanno parlato.
Delle motivazioni della sentenza con la quale la Corte di assise di appello di Milano ha condannato Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte all’ergastolo per concorso nella strage di piazza della Loggia, a Brescia, del 28 maggio 1974, nessuno ha detto una parola, nessuno ha fatto un commento.
Nel Paese dove esiste, teoricamente, la libertà di stampa ma è inesistente una stampa libera giornali e telegiornali hanno taciuto. Zitti anche i politici di maggioranza e di minoranza, di governo e di presunta opposizione.
La ragione risiede nel fatto che il presidente della Corte di assise di appello, dottoressa Anna Conforti, ha avuto la dignità e il coraggio più che raro nella magistratura italiana, di scrivere la verità che emerge dagli atti di un processo che dura da 42 anni.

Ancora più imperdonabile è il fatto che la dottoressa Conforti abbia riconosciuto la validità di quella ricostruzione storica da me fatta nell’arco di tanti anni e che, se non fosse stata osteggiata, ostacolata, sabotata in tutti i modi, avrebbe permesso di affermare la verità con almeno venti anni di anticipo.
Il disappunto di politici, giornalisti, storici e secondini è totale.
La sprezzante definizione di “mala-vita istituzionale” che il presidente della Corte di assise di appello di Milano ha riservato ai rappresentanti della politica e dello Sato dell’epoca riecheggia quella definizione di “Stato delinquente e terrorista” che sono solito dare nelle aule giudiziarie, l’ultima volta, in ordine di tempo, nell’aula della Corte di assise di Brescia il 30 settembre 2009.
L’ordine è di tacere perché gli italiani la verità non la devono conoscere, unico modo per consentire agli storici alla Paolo Mieli (giusto per fare un nome) di proseguire nella loro opera di depistaggio mediatico e storico.
Anche in magistratura, a quanto pare, si trovano persone intellettualmente oneste e provviste di coraggio e dignità civili.
Così la dottoressa Anna Conforti può scrivere:

“Lo studio dello sterminato numero di atti che compongono il fascicolo porta ad affermare che anche questo processo come altri in materia di stragi è emblematico dell’opera sotterranea portata avanti con pervicacia da quel coacervo di forze di cui ha perlato Vinciguerra ed individuabili ormai con certezza in una parte non irrilevante degli apparati di sicurezza dello Stato, nelle centrali occulte di potere, che hanno prima incoraggiato e supportato lo sviluppo dei progetti eversivi della Destra estrema ed hanno sviato, poi, l’intervento della Magistratura rendendo impossibile la ricostruzione della rete di responsabilità”.

Non è un caso che la dottoressa Anna Conforti faccia riferimento a quel “coacervo di forze” di cui io ho sempre parlato, e lo fa citandomi esplicitamente perché non crede, giustamente, all’esistenza dei “servizi segreti deviati”, come mai vi ho creduto io.
La condanna di Carlo Maria Maggi, esponente di quella struttura occulta dello Stato che era Ordine nuovo, e di Maurizio Tramonte, ennesimo confidente del servizio segreto militare, è stata la prima sconfitta, le motivazioni, ora, di quella sentenza rappresentano una disfatta per lo Stato, per il regime e per la sua squallida e mendace ricostruzione storica.
Da cui la necessità di tacere, di coprire con il silenzio quella verità che non si possono permettere di far conoscere agli italiani.
Sconfitta ancora più bruciante perché, citando me, la dottoressa Anna Conforti rende pubblica l’incapacità dei secondini italiani e di quelli di Opera, in particolare, di piegare la volontà e la resistenza in un uomo solo.
Per motivazioni sempre mantenute segrete i secondini togati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria mi tengono ad Opera da quasi 23 anni.
Tutto il repertorio di infamie che possiedono, i secondini lo hanno esibito e continuano ed esibirlo con frequenza quotidiana, senza ottenere alcun risultato.
È un’esibizione di codardia e squallore morale e intellettivo fine a sé stessa.
Il 7 luglio hanno trattenuto una lettera indirizzata ad un’amica e dopo sette giorni l’hanno restituita attribuendo la responsabilità all’ufficio postale; il 19 luglio sono giunti al punto di far scomparire 5 libri.
È la rabbia degli impotenti.
Dopo 37 anni, lo Stato carceriere deve convenire che nulla può contro la volontà di chi ha ideali mai rinnegati e che ha impegnato 34 anni or sono una battaglia per dare verità al Paese dalla quale ne esce ora, lo Stato, sconfitto con tutto il suo bagaglio di infamie.
E con lo Stato secondino, escono disfatti i Felice Casson e tanti altri che della protezione di Carlo Maria Maggi e dei suoi colleghi di Ordine nuovo e, contestualmente, della guerra contro di me hanno fatto una ragion di vita e di sopravvivenza.
Perché quando la verità che ora viene ancora una volta occultata e nascosta agli italiani potrà essere affermata pubblicamente per loro sarà la fine morale e civile.
Nascondere una disfatta per loro significa aver conseguito una nuova vittoria.
Dinanzi alla Storia, però, sono già sconfitti.
Il resto conta poco.

Opera, 30 agosto 2016

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