Mala-Vita Istituzionale

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di Vincenzo Vinciguerra

È questa la definizione che la dottoressa Anna Conforti, presidente della Corte di assise di appello, ha usato per bollare quell’insieme di forze che hanno agito al “tempo delle bombe”.
La dottoressa Anna Conforti non può sapere, perché non rientra nei suoi compiti istituzionali, che la “mala-vita istituzionale” non ha mai smesso di agire coperta dalla magistratura di mezza Italia contro chi si batte per dare verità al popolo italiano, in particolare dalla procura della Repubblica di Milano che da 22 anni e 8 mesi favorisce con il suo comportamento omissivo i reati commessi da secondini e spie all’interno ed all’esterno di questa casa chiusa di Opera.
Nel momento in cui le dottoressa Anna Conforti deposita la motivazione della sentenza con la quale sono stati condannati all’ergastolo Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, scatta quella che può essere la rappresaglia degli impotenti.

Come sempre, il “messaggio” è muto, cioè non espresso a parole da qualche secondino perché ovviamente andrebbe allo sbaraglio. Lo inviano con i fatti, in questa caso utilizzando la corrispondenza con la signora Anna Bellini.
Perché lei? Perché, a differenza dei mentecatti di Lotta continua di Brescia e della loro patetica Mata-Hari campagnola, la signora Anna Bellini è da sempre impegnata in prima linea nella ricerca e nell’affermazione della verità sulla strage di Brescia, con passione e coraggio.
Da sempre gli spioni italo-americani si leggono la corrispondenza clandestinamente all’interno degli uffici matricola, essi che conoscono le idee e l’impegno della signora Bellini.
I fatti:
Il 7 luglio invio alla signora Bellini una raccomandata 1. Il 13 luglio poco dopo le ore 16.00, quando il personale è ridotto al minimo per via della conclusione del turno antimeridiano, nell’ora cioè delle infamie della matricola qualcuno porta in sezione perché mi siano restituiti la lettera inviata alla signora Bellini con allegato il modulo di raccomandata 1, un bigliettino nel quale è scritto che “manca la prova di consegna” recanti il timbro dell’ufficio postale di Rozzano, e la rituale domandina che tocca fare per spedire la raccomandata, debitamente firmata da persona delegata dal direttore e autorizzata.
Le lettere respinte al mittente recano un’annotazione sulla busta fatta da impiegati dell’ufficio postale e vengono recapitate in sezione dai secondini addetti allo smistamento della posta verso le ore 11.00/12.00.
La mancanza della “prova di consegna” assente da moltissimi moduli di raccomandata non ha mai rappresentato né prima né dopo, motivo di respingimento di una lettera. Prova ultima il fatto che il 13 luglio invio una raccomandata 1 alla giornalista Stefania Limiti che, ovviamente, l’ufficio postale di Rozzano non respinge benché manchi nel modulo la “prova di consegna”.
Oggi gli uffici postali si limitano ad inviare la corrispondenza al centro di smistamento che, per Milano, è a Peschiera Borromeo, quindi toccava eventualmente a qualche impiegato di quest’ultimo eccepire l’irregolarità, se tale poteva essere considerata.
La domandina firmata e autorizzata è un documento che deve rimanere all’interno del fascicolo personale depositato all’ufficio matricola. L’hanno tolta per cancellare la prova che una lettera indirizzata alla signora Bellini sono stato costretto a spedirla due volte in 6 giorni.
La prova di questa piccola operazione sporca (l’ultima di tante in ordine di tempo) ad opera di qualcuno che all’interno dell’ufficio matricola è sul libro paga dei falliti spioni italo-americani la forniscono proprio questi ultimi.
Difatti, il 13 luglio stesso rispedisco alla signora Anna Bellini la lettera, questa volta in forma raccomandata con ricevuta di ritorno. La lettera parte il 15 luglio (con il solito giorno di ritardo) e giugne alla signora Anna Bellini che abita a qualche centinaio di chilometri da Milano il 25 luglio.
La ricevuta di ritorno mi giunge a fine agosto. E reca impresso il timbro del centro di smistamento di Padova con la data del 1° agosto.
Sì, avete capito bene: una lettera recapitata il 25 luglio porta il timbro di Padova del 1° agosto, di sei giorni dopo.
Un messaggio chiarissimo da parte dei colleghi di Carlo Maria Maggi, resi furiosi da quanto ha scritto la dottoressa Anna Conforti nella motivazione della sentenza per la strage di Brescia sul mio ruolo.
Non è finita.
Il 30 agosto mando al direttore Giacinto Siciliano, imputato in un processo con due ufficiali del servizio segreto militare, la fotocopia della domanda invitandolo a farla mettere nel mio fascicolo e spiegando, in rapidissima sintesi, i fatti.
Siciliano, come sempre, non risponde né batte ciglio, perché approfondire è pericoloso.
Meglio tacere e nessuno ne saprà niente.
Difatti!

Opera, 7 settembre 2016

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