Noia

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di Vincenzo Vinciguerra

Hanno annoiato i milanesi i familiari delle vittime della strage di piazza Fontana.
Il pomeriggio del 12 dicembre, in piazza, c’erano solo loro, le cosiddette autorità, gli immancabili rappresentanti dell’Anpi, vigili urbani, poliziotti e carabinieri, in tutto non più di 500 persone.
Sono 47 anni che pretendono di essere celebrati loro, non le vittime, offrendo in cambio lo spettacolo di consapevole complicità con lo Stato che ha fatto uccidere i loro congiunti e, poi, ha protetto strenuamente i loro uccisori.
Le immagini che ritraggono i quattro gatti presenti alla commemorazione rendono bene lo stato d’isolamento nel quale ormai vivono, lontani dal popolo di Milano al quale, invece di verità, offrono le menzogne ufficiali.
Hanno annoiato, hanno stancato.

“La bomba fascista”, secondo Carlo Arnoldi, presidente dell’associazione delle vittime, fa il paio con le grottesche assicurazioni del sindaco Giuseppe Sala di stare “accanto a chi lotta per la verità”, e al messaggio del ministro della Giustizia Andrea Orlando.
l due, come ben sanno Arnoldi ed i suoi amici, sono colleghi di partito di quel Felice Casson che, negli anni Novanta, cercò di bloccare l’inchiesta diretta dal giudice istruttore Guido Salvini allo scopo di proteggere Carlo Maria Maggi ed i suoi colleghi di Ordine nuovo.
Ed è il partito di Sala e di Orlando che ha premiato Casson portandolo in Senato.
Se l’azione del piduista onorario Felice Casson, spalleggiato da Gerardo D’Ambrosio e Grazia Pradella, avesse avuto successo, oggi Arnoldi non potrebbe nemmeno rifarsi alla “verità storica”, affermata nel 2005.
Sala e Orlando sono schierati accanto a Felice Casson, dalla parte opposta in cui è collocata la verità sulla strage di piazza Fontana, e al loro fianco si schierano i familiari delle vittime.
Cose che accadono solo in questo Paese, dove si celebrano vittime (Pinelli) e carnefici (Valpreda) in nome di una “verità” opportunistica che rassicuri i detentori del potere e faccia vivere in pace i familiari delle vittime per le quali conta solo la pubblica esibizione di un dolore che non trova riscontro nelle loro parole e nei loro comportamenti.
Sono 47 anni che blaterano di bomba “fascista”, un termine che nemmeno la magistratura e l’italico storicume osano più utilizzare preferendo la definizione di “destra eversiva”.
Perché con buona pace di questi personaggi, Ordine nuovo non era ideologicamente fascista, era politicamente reazionario e conservatore e non era una forza di opposizione al sistema parlamentare e democratico ma una struttura clandestina che serviva gli interessi dello Stato antifascista.
A sentire loro, dallo Stato alla politica, dall’Anpi ai sindaci di turno, dal TG3 ai sefarditi del Corriere della sera, sono tutti impegnati nella ricerca della verità sulla “bomba fascista”.
E, allora, ci dicano chi sono questi fascisti che a 47 anni dalla strage e a 71 dalla fine della guerra, sono ancora all’opera per impedire l’accertamento della verità.
Chiedere che si decidano ad indicare con nome e cognome chi sono i nemici della verità per la quale loro lottano disperatamente da 47 anni, è il minimo che si può – e si deve – pretendere dai familiari delle vittime, dall’Anpi, da Sala e da Orlando.
La domanda è retorica.
Perché i nemici della verità sono tutti coloro, nessuno escluso, che parlano di “bomba fascista” per escludere tacitamente le responsabilità dello Stato e del regime antifascisti.
La pretesa di affermare che la strage del 12 dicembre 1969 a Milano, rappresentò un atto “eversivo”, un’azione contro lo Stato ed il regime, compiuta dai “fascisti”, non si concilia con la verità storica ed oggi nemmeno con quella processuale.
Perché ci sono magistrati che, evidentemente, hanno più coraggio dei familiari delle vittime e scrivono a chiare lettere, nelle motivazioni delle loro sentenze, che in questo Paese ha agito una “malavita anche istituzionale”, che con Ordine nuovo hanno operato “pezzi di Stato” con funzioni di ispirazione, copertura e depistaggi.
Per questa ragione, i milanesi disertano in massa la loro commemorazione, perché annoiati di ascoltare la solita filastrocca della “bomba fascista” sulla quale, a distanza di 47 anni, lo Stato antifascista non riesce a fornire una verità storica e processuale.
Le menzogne stancano.
E i mentitori non hanno futuro. Il prossimo anno potranno riunirsi in trattorie dove, fra un risotto ed una cotoletta alla milanese, potranno compiacersi di ascoltare le parole del sindaco di turno, il messaggio del ministro della Giustizia in carica, e consolarsi a vicenda sulla mancata verità sulla “bomba fascista”, che non ci sarà il prossimo anno e neanche in quelli successivi.
Perché sono tutti quanti loro, insieme, senza distinzioni, a rappresentare la negazione della verità.

Opera, 14 dicembre 2016

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