Il giudice sportivo

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di Vincenzo VinciguerraAveva fatto clamore politico e mediatico l’accusa lanciata dal servizio segreto militare, guidato dal generale Giuseppe Santovito, al segretario nazionale del Msi-Dn Giorgio Almirante di aver inviato la somma di 35 mila dollari a Carlo Cicuttini, rifugiato in Spagna, per operarsi alle corde vocali.
Carlo Cicuttini, segretario della sezione del Msi-Dn di Manzano del Friuli, era difatti accusato dal Sismi di essere l’autore della telefonata fatta ai carabinieri il 31 maggio 1972,che li aveva condotti all’appuntamento fatale con una trappola esplosiva collocata all’interno di una Fiat 500 a Peteano di Sagrado.
L’operazione politico-spionistica, patrocinata dall’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti, era stata avviata nel mese di novembre del 1978 dal generale Giuseppe Santovito per screditare Giorgio Almirante e favorire Mario Tedeschi, leader di “Democrazia nazionale”, in vista delle imminenti elezioni politiche anticipate che, difatti, si terranno nel mese di giugno del 1979.

Tanto per dire che, a partire dal mese di gennaio del 1979, tutta l’Italia politica, giornalistica e giudiziaria era a conoscenza dell’accusa lanciata a Carlo Cicuttini di essere il “telefonista” di Peteano e a Giorgio Almirante di essere stato il suo favoreggiatore.
In Friuli, poi, la vicenda era seguita con attenzione morbosa anche perché a Trieste vi era stato un clamoroso processo, all’epoca non ancora concluso, che aveva visto alla sbarra sette cittadini goriziani accusati di essere stati loro i responsabili dell’attentato che era costato la vita a tre carabinieri.
Un processo rovente che aveva visto gli avvocati difensori dei sette innocenti goriziani accusare di depistaggio e calunnia non solo i carabinieri ma anche il procuratore della Repubblica di Gorizia Bruno Pascoli, e il procuratore generale di Trieste Antonio Pontrelli.
Insomma, tutti sapevano.
Nell’ottobre del 1980, però, si verifica un episodio che verrà alla luce solo nel giugno del 1987, sette anni più tardi, in Corte di assise a Venezia, grazie alla testimonianza del maresciallo dei carabinieri Aldo Mura.
All’epoca, la competenza sulle indagini relative all’attentato così come quelle sui depistaggi che ne erano seguiti era ormai passata al Tribunale di Venezia.
Viceversa, come emerge ne corso del dibattimento in Corte di assise, un funzionario della Questura di Udine, il 13 ottobre 1980, invia alla procura della Repubblica di Udine i nastri contenenti la registrazione di una telefonata fatta da Carlo Cicuttini ai familiari.
Non ci sono giustificazioni per il comportamento del funzionario di polizia che è perfettamente consapevole che quei nastri andavano spediti alla procura della Repubblica di Venezia che proprio su Carlo Cicuttini stava svolgendo indagini e a carico del quale aveva già emesso un primo mandato di cattura.
L’ “errore”, se fossimo così ingenui da considerarlo tale, del funzionario della Questura di Udine, avrebbe dovuto essere corretto con irrisoria facilità dalla procura della Repubblica di Udine che avrebbe potuto (e dovuto) inviare i nastri a quella di Venezia.
Non accadrà.
Il 14 ottobre 1980, il sostituto procuratore della Repubblica di Udine, Giampaolo Tosel, dispone la trasmissione degli atti al Nucleo investigativo dei carabinieri di Udine con l’ordine di smagnetizzarli omettendo di informare che contengono la registrazione di una telefonata fatta da Carlo Cicuttini.
Il 16 ottobre 1980, l’ignaro maresciallo dei carabinieri Aldo Mura provvede alla smagnetizzazione dei nastri che cancella quella che era considerata la prova principale, quella decisiva, a carico di Carlo Cicuttini.
La Corte di assise di Venezia provvede alla trasmissione degli atti relativi al gravissimo episodio alla procura della Repubblica che li passa al giudice istruttore Felice Casson per i provvedimenti del caso.
Cosa avrebbe fatto un magistrato?
Avrebbe identificato ed interrogato il funzionario della Questura di Udine per indurlo a chiarire le ragioni che lo avevano indotto ad inviare quei nastri alla procura della Repubblica di Udine invece che a quella di Venezia che era la sola competente a riceverli.
Gli stessi interrogativi avrebbe dovuto porli al sostituto procuratore della Repubblica di Udine Giampaolo Tosel, al quale avrebbe dovuto chiedere come mai aveva inviato quei nastri ai carabinieri per la smagnetizzazione invece di far compiere l’operazione alla Questura di Udine, omettendo di indicare che contenevano la registrazione della telefonata di Carlo Cicuttini.
Un giudice istruttore non decide sull’innocenza o la colpevolezza degli imputati, ma li proscioglie se ritiene che non ci siano indizi a loro carico o li rinvia a giudizio se questi esistono lasciando poi ad un Tribunale il compito di giudicare se siano validi per una assoluzione o una condanna.
Un giudice avrebbe, quindi, necessariamente rinviati a giudizio il funzionario della Questura di Udine e il sostituto procuratore della Repubblica Giampaolo Tosel per soppressione di atti giudiziari.
Il giudice, purtroppo, era il piduista onorario Felice Casson.
E il Casson ha sempre avuto un occhio di riguardo per la Questura di Udine che, grazie a lui, è riuscita a restare lontana dei riflettori ed estranea alle indagini sui depistaggi seguiti all’attentato di Peteano.
Il Casson non può negare l’esistenza dei gravi indizi a carico del funzionario della Questura friulana e di Giampaolo Tosel, e decide pertanto di non fare nulla.
Il nome del funzionario di polizia, se mai esiste negli atti del fascicolo processuale, non è mai emerso perché non è stato perseguito, mentre la posizione di Giampaolo Tosel è stata vagliata dalla procura delle Repubblica di Trento alla quale il Casson ha inviato gli atti a lui relativi scegliendo, in questo modo, di non indagare e non incriminare.
Questo è il Felice Casson.
In quanto a Giampaolo Tosel ha fatto la sua brillante carriera, conclusa la quale ha avuto il privilegio, non si sa bene per quali meriti e per scelta di chi, di essere nominato giudice sportivo della Lega calcio.
Le nostre opinioni, a differenza dell’italico storicume, le basiamo sui fatti. E i fatti ci dicono che l’anonimo (grazie a Felice Casson) funzionario della Questura di Udine e il futuro giudice sportivo Giampaolo Tosel avrebbero dovuto spiegare, in un’aula di Tribunale in veste di imputati, le ragioni per le quali avevano ritenuto opportuno sottrarre agli atti della procura della Repubblica di Venezia, la sola competente ad averla, una prova di eccezionale rilevanza come la registrazione della voce di Carlo Cicuttini senza la quale non si sarebbe mai potuta effettuare una perizia fonica.
Magari, alla fine, sarebbero stati assolti ma non competeva al Felice Casson la decisione di insabbiare l’accaduto. A lui, spettava il compito di indagare per sapere, ad esempio, se il funzionario della Questura aveva agito per proprio conto o aveva obbedito ad ordini superiori. E, in questo caso, agli ordini di chi.
Non ci sono state domande, non ci sono state indagini, non ci possono essere di conseguenza risposte.
Rimane da invitare i tifosi italiani, se mai non sono rimasti soddisfatti per l’operato del giudice sportivo Giampaolo Tosel, a ringraziare Felice Casson, sherpa senatoriale per il Partito democratico, carica ottenuta per aver coperto quanto ha sempre millantato di avere “scoperto”.
Il capitolo aperto sul conto del piduista onorario Felice Casson non si conclude qui.
Alla prossima puntata.

Opera, 6 gennaio 2017

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