Quale forza?

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di Vincenzo Vinciguerra

Leggo un’intervista rilasciata nel 2012 da Tomaso Staiti di Cuddia, e pubblicata il 2 marzo 2017 da “Il Fatto Quotidiano”.
Ne ricavo la conferma della doppiezza della politica italiana che riesce a presentare in pubblico un’immagine che è diametralmente opposta a quella reale.
Non è una novità.
E la tardiva denuncia di Tommaso Staiti di Cuddia conferma, anch’essa, che su fatti e persone che fanno parte dell’italica cleptocrazia (una classe politica “digerente” venne definita già nel lontano 1948), si preferisce tacere in pubblico e parlarne in privato con gli amici fidati.
Tomaso Staiti di Cuddia afferma di aver parlato nel 1989, in una intervista rilasciata a  “L’Europeo”, del legame fra Salvatore Ligresti e la famiglia La Russa a Milano, ma avrebbe potuto –  e forse dovuto – fare molto di più.
Invece, nell’ambiente dell’estrema destra lui è rimasto, non in posizioni di potere certo, ma nemmeno del tutto emarginato.

Non critichiamo Tomaso Staiti di Cuddia perché ormai è defunto, lo avremmo fatto con forza se fosse ancora in vita.
Registriamo, quindi, le sue parole e le sue rivelazioni che non scalfiscono un ambiente impermeabile ad ogni critica ed indifferente a tutte le accuse.
Un atteggiamento che la cleptocrazia italiana si può consentire perché consapevole che una voce isolata non le provocherà alcun danno: si ascolta e si dimentica, si legge e si gira pagina.
Manca, ovviamente, una campagna mediatica massiccia suscettibile di destare l’attenzione dell’opinione pubblica, di alimentare le accuse, di obbligare gli interessati a difendersi e a giustificarsi se possibile.
Personaggi che non possono essere processati nelle aule parlamentari per evidenti complicità, nelle aule dei Tribunali per mancanza di indagini, nelle piazze perché lo vieta il potere mediatico che impone il silenzio.
Se ogni tanto il fango emerge dalla palude viene subito riassorbito, e le acque torbide tornano a ricoprirlo.
Del resto, è tutta la casta politica, dall’estrema destra all’estrema sinistra, ad avere legami solidissimi con quella finanziaria, industriale ed economica che, a sua volta, controlla i mezzi di comunicazione di massa, così che il potere, palese ed occulto, si rappresenta come una fortezza inespugnabile dall’interno della quale nulla trapela di significativo, nulla che possa scuotere le masse, suscitare la loro indignazione e provocare la loro legittima reazione.
Dopo oltre 200 anni, dobbiamo convenire che abbiamo dinanzi a noi una nuova Versailles dove politici, preti, giudici, giornalisti si sollazzano e mangiano alla faccia di un popolo di affamati per i quali – bontà loro – stanno studiando provvedimenti per alleviarne la povertà; di rapinati e di derubati a difesa dei quali, come si conviene ad un Paese del Quarto mondo, devono schierare le Forze armate chiamate a fare da supporto ad un esercito di poliziotti impotenti; di terremotati e alluvionati che attendono da anni una casa e un lavoro; di donne maltrattate ed ammazzate alle quali giunge, a mo’ di conforto, la solidarietà delle alte cariche dello Stato che vale come un epitaffio ironico e grottesco; dove la violenza dilaga nelle sue forme più sconvolgenti come madri e padri che uccidono i figli, con figli che ammazzano padri e madri perché la casta si è preoccupata – e si preoccupa – di combattere la violenza politica, quella che non si rivolge alle donne, ai bambini, ai figli, alle madri, ai padri, ai pensionati, ma che si scaglia contro di essa ed i suoi difensori.
E questa violenza la temono.
Però, come personale riflessione che non vuole suonare come incitamento alla violenza contro chicchessia occupi un posto nell’italica cleptocrazia, devo convenire che tutto in questi anni ha rafforzato il mio giovanile convincimento che contro questo potere la forza della ragione non vale.
Tutto – e ribadisco, tutto – quello che ho visto accadere in questo nostro Paese ha reso definitivo ed irreversibile il convincimento che la fortezza del potere imputridito ed arrogante si può espugnare ed abbattere solo con la regione della forza.
Chi vuole la può vedere l’italica nuova Bastiglia.
E ciò che si vede, si può combattere e sconfiggere.

Opera, 13 marzo 2017

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