Delitto di Stato

image

di Vincenzo Vinciguerra

Dopo il secondo tentativo, forse perché i ladroni erano in missione o per distrazione, mi è giunto il libro di Simona Zecchi, “Pasolini. Massacro di un poeta”, Ponte alle Grazie, Milano, 2015.
Si legge tutto di un fiato, senza una pausa, perché descrive con una impressionante serie di dettagli collegati l’uno all’altro in modo mirabile dell’autrice, quello che oggi, solo grazie a lei, possiamo definire senza ombra di dubbio un omicidio di Stato.
Non abbiamo mai creduto alla favola del “ragazzo di vita”, Pino Pelosi, che uccide Pasolini perché non intende sottostare alle sue richieste sul piano sessuale.
Ma per la ricostruzione del mosaico mancavano troppi tasselli, tutti quelli che polizia, carabinieri e magistratura avevano ignorati o fatti scomparire perché l’assassinio di Pasolini non apparisse politicamente motivato.

Sul corpo di Pier Paolo Pasolini ad infierire non sono stati solo i suoi assassini ma anche quello Stato che, con un disegno preordinato, aveva deciso di ricoprirlo di fango.
Pier Paolo Pasolini, scrive Simona Zecchi, aveva paura, intuiva di essere in pericolo, forse perché era venuto a conoscenza di qualche segreto che, a quanto pare, ha portato con sé nella tomba.
Però, prima di coloro che vengono a conoscenza di un segreto, ad avere paura per la propria vita sono quelli che lo hanno rivelato. E, nel giro di amicizie di Pasolini, non c’è traccia di persone che, in quel periodo, vivessero nella paura, la condividessero con lui.
C’è il timore dei suoi amici, come prova l’autrice, come Sergio Citti che preferisce non dire quello che sa, un timore che quarant’anni dopo la morte di Pier Paolo Pasolini appare ingiustificato ed irrazionale.
Anche i malavitosi invecchiano e muoiono e, sempre che non siano inseriti in organizzazioni come mafia e ‘ndrangheta, vanno in pensione, perdono i contatti, vivono di soli ricordi, come tutti i vecchi.
Lo stesso discorso vale per i “neofascisti” o, per meglio dire, per gli estremisti di destra la cui attività politica e delinquenziale è cessata da tempo. Non servono più nemmeno come informatori.
E, allora, perché Sergio Citti aveva paura?
Lo stesso Pino Pelosi potrebbe raccontare la verità che conosce senza subire conseguenze giudiziarie perché non è più giudicabile.
Però, tace.
Nessuno, oggi, fra i protagonisti ed i comprimari ancora in vita finirebbe in carcere, perché i reati sono tutti caduti in prescrizione.
Infranta in maniera definitiva, dopo 40 anni, la verità ufficiale che vedeva Pier Paolo Pasolini restare vittima delle sue “degenerazioni”, grazie all’impegno ed al coraggio di Simona Zecchi, s’intravede nitido sullo sfondo quell’apparato ufficiale e clandestino di sicurezza che è chiamato, per dovere di ufficio, a proteggere i segreti dello Stato e che, per la sua spregiudicatezza e disinvoltura, incute paura.
Gli anni ed i decenni passano per gli uomini, non per gli apparati dello Stato che non invecchiano, non vanno in pensione, non muoiono.
E gli italiani percepiscono, anche quelli al di fuori di ogni contesa politica ed esclusi dalla conoscenza di segreti, che questi apparati hanno ucciso sempre e possono continuare ad uccidere con buona pace di chi pretende di affermare l’esistenza dei servizi segreti “democratici”.
Chi scrive non crede che Pier Paolo Pasolini sia stato ucciso perché in possesso di un segreto che avrebbe potuto rivelare.
Crede, invece, che Pier Paolo Pasolini avesse ormai un patrimonio conoscitivo vastissimo sul mondo politico, anche in senso lato, italiano, e che a differenza di tanti altri, se non di tutti, avesse la lucidità, l’intelligenza e la capacità di analisi per comprendere quanto accadeva e il coraggio di denunciarlo.
Non era l’uomo della strada, quindi andava fermato.
Il film “Salò”, come pretesto, causa ufficiale del suo omicidio.
Non l’ho visto. Me ne sono andato prima, molto prima che finisse perché ci sono valori nei quali credevo ieri, e continuo a credere ancora oggi.
Hanno rubato le copie del film, le hanno visionate integralmente, le hanno utilizzate per far scattare la trappola mortale.
Non è, poi, così difficile ingannare altre persone.
Simona Zecchi scrive che erano in tanti a partecipare e ad assistere al pestaggio e conseguente morte di Pier Paolo Pasolini.
Non è stato difficile far credere ai partecipanti che si trattava di dare una “lezione” al “pervertito” che insultava e sporcava valori patriottici.
Qualcuno però sapeva che non si trattava di mandarlo all’ospedale con fratture varie per qualche mese, sapeva perché ne era l’organizzatore che si trattava di un omicidio. 
Il resto è facile da comprendere.
Nel copione già scritto, un minorenne, Pino Pelosi, si sarebbe presentato dai carabinieri e si sarebbe assunto la responsabilità di aver ucciso un “pervertito”.
Così è stato.
E, dopo, si depista.
Magistrati, poliziotti, carabinieri, giornalisti de “Il Tempo” di Roma.
Ci sono tutti.
E si depista perché si vogliono coprire responsabilità e movente.
Ci volevano l’intelligenza ed il coraggio di Simona Zecchi per dare alla morte di Pier Paolo Pasolini quella verità che tutti gli avevano negata, compresi certi personaggi ambigui (vedi Adriano Sofri) della sinistra italiana.
Come sugli omicidi di Salvatore Giuliano, Gaspare Pisciotta, Enrico Mattei, Michele Sindona, solo per citarne alcuni, la verità non potrà mai essere affermata integralmente. 
In fondo non serve perché, dopo il bellissimo libro di Simona Zecchi, conoscere nomi e movente non aggiungerebbe nulla ad una verità che emerge da queste pagine e che, ancora una volta, prova come questa democrazia si affermi non solo con la menzogna scritta e detta ma anche con il sangue di quanti sono stati uccisi nell’arco di tre quarti di secolo per proteggere il Potere e le sue ignominie.

Opera, 19 marzo 2017

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...