Quale Europa?

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di Vincenzo Vinciguerra

Si è svolta a Roma la commemorazione della firma dei Trattati di Roma del 1957 che hanno sancito la nascita dell’Europa dei mercanti e dei banchieri.
A distanza di 60 anni, 27 capi di Stato e di governo si sono prestati alla rappresentazione di un’Europa che non esiste e mai potrà esistere, perché nessuno ha mai avuta la volontà di unire il Continente per farne una federazione di popoli vincolati da un unico destino.
Nessuno ha mai inteso seriamente ipotizzare la creazione di un’Europa unita dagli Urali alla Manica, perché una Nazione siffatta segnerebbe la fine dell’impero americano e della sua pretesa di dominare il mondo.
La Seconda guerra mondiale è stata fatta delle potenze anglo-sassoni proprio per evitare il sorgere di un’Europa che si riunisse attorno alla Germania riconoscendone la preminenza.
Gli attori che hanno stroncato il sogno di un’Europa unita con capitale Berlino, dovrebbero oggi lavorare per crearne una sotto quale bandiera, con quali fini, con quale esercito, con quale lingua?

Già, perché nessuno ha mai posto il quesito fondamentale: quale lingua dovrebbero adottare i popoli di un’Europa unita dagli Urali alla Manica?
L’inglese che oggi s’insegna nelle scuole è la lingua di un’Europa disunita e colonizzata dagli Stati uniti.
Il sogno di un Continente europeo unito potrà iniziare a concretizzarsi solo quando si sceglierà quale lingua europea dovrà essere insegnata alle nuove generazioni perché i futuri cittadini non si sentano stranieri in Patria quando varcheranno i confini nazionali.
Il linguaggio è il più potente mezzo di comunicazione, quello che permette di comprendersi, che consente di sentirsi parte di una sola Nazione.
Quante lingue parla l’Europa “unita” di oggi? Quanti traduttori sono necessari nel Parlamento europeo dove ognuno parla la lingua della terra di appartenenza?
Non è certo serio lo spettacolo offerto da 27 personaggi che hanno parlato di Europa unita in 27 lingue differenti ed incomprensibili fra di esse.
Non è serio.
Tantomeno lo è lo spettacolo di un mondo politico europeo che parla di unità quando la sola forza militare sovranazionale a disposizione è quella dell’Alleanza atlantica sotto il comando degli Stati uniti.
Il problema della creazione di un esercito europeo non si può porre allo stato attuale, proprio perché esso non ha una finalità propria disgiunta da quella degli Stati maggiori americani.
L’Unione europea non ha una politica estera e, di conseguenza, non ha una propria politica militare.
A cosa serve un esercito se la difesa è affidata alla potenza militare americana alla quale le forze della Nato sono chiamate a fare da supporto tattico?
A cosa potrebbe servire una forza armata se i fini della politica estera dell’Europa “unita” sono coincidenti e subalterni a quelli della politica estera americana?
Cosa continuano ad offrire i politici europei ai loro popoli se non la solita prospettiva di un’Europa dei commerci e dei mercati, dei mercanti e dei banchieri, delle multinazionali e dei consumi, alla quale aggiungono ora quella della solidarietà e della carità?
Il sogno di un’Europa unita si è infranto l’8 maggio 1945.
Gli oppositori dell’Unione europea oppongono il nulla al niente, perché nulla hanno da proporre per favorire la nascita di un Continente europeo se non suggerimenti per migliorare il funzionamento di quello che è un supermercato a conduzione americana.
Arrestare il processo di demonizzazione della storia europea, liberarsi dalla tutela americana, considerare la Russia, non più comunista, come Nazione d’Europa, uscire dall’Alleanza atlantica e chiudere le basi militari americane. Queste le condizioni per iniziare a costruire un’Europa unita.
Per cominciare bisogna ribellarsi al processo di colonizzazione culturale portato avanti dagli Stati uniti, che ha minato alla radice ogni valore, compromesso ogni principio, cancellato tutti i ricordi di quell’Europa che fu, che avrebbe potuto essere e che potrà ancora, nei secoli a venire, essere.
Serve una guerra di liberazione dall’invasore americano, giunto per toglierci quelle libertà che affermava di volerci restituire, rendendosi padrone del nostro destino, dominatore delle menti, delle coscienze e dei cuori dei popoli europei resi ciechi e sordi da una propaganda che ha imposto come verità le menzogne di un vincitore che pretende di rappresentare la terza Roma e, viceversa, interpreta quella barbarie che Roma prima vinse e poi civilizzò.
Prima ancora che politica, economica, militare quella contro gli Stati uniti è una battaglia di civiltà.

Opera, 27 marzo 2017

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