Conigli d’Italia

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di Vincenzo Vinciguerra

I rappresentanti dell’inesistente “terrorismo nero” e quelli dell’autentico “terrorismo rosso”, nel corso degli anni si sono attestati su una comune linea difensiva.
Nella conigliera in cui li ha rinchiusi il regime, hanno scoperto di avere l’interesse comune di mentire sulla loro storia.
E, insieme, si sono specializzati nell’aggredire verbalmente chiunque osi mettere in dubbio, in tutto o in parte, la loro verità che si riassume nella negazione assoluta di ogni compromissione con lo Stato ed i servizi segreti nazionali ed esteri, in particolare americani, israeliani, francesi e tedeschi.
I presunti “neri” strepitano di aver combattuto una guerra e di averla persa, esattamente come fanno i “rossi”, tutti uniti nel condannare quella che chiamano “dietrologia”, ovvero quella ricerca della verità osteggiata dal regime e da loro.
“Dietro le Br c’erano solo le Br”, questa l’affermazione del vicedirettore onorario della casa chiusa di Opera, Mario Moretti, oggi felice e benestante pensionato. Il regime ha comprato il silenzio di Mario Moretti a suon di privilegi all’interno di questo ameno carcere di Opera, di lavoro ben retribuito, di benefici di legge che lo hanno visto tornare in libertà, al lavoro esterno, già nel 1995.

E se la Democrazia cristiana e lo Stato hanno ritenuto di dover comprare il silenzio di Mario Moretti è perché i segreti ci sono e non si possono rivelare.
Con buona pace dei conigli rossi e neri che oggi, ad esempio, sono impegnati insieme nell’aggressione: alla brava giornalista Raffaella Fanelli, rea di aver pubblicato dichiarazioni poi puntualmente ritrattate (non parliamo di conigli a caso) di un ex brigatista rosso, la differenza fra il cosiddetto “terrorismo nero” e quello “rosso” risiede nel fatto che il primo è stato il braccio operativo poi degenerato negli ultimi anni in un fenomeno meramente delinquenziale, e il secondo è stato largamente infiltrato dai servizi segreti nazionali ed internazionali che lo hanno utilizzato per fini che con la rivoluzione proletaria nulla avevano a che fare.
L’attività di infiltrazione nei gruppi avversari rientra nella normalità in una guerra politica perché  risponde ad esigenze difensive, come la strumentalizzazione a quelle offensive, dello Stato sotto attacco.
Quelli che a sinistra sono stati “puri”, e ce ne sono stati tanti, negli anni avrebbero dovuto denunciare quanti, viceversa, li avevano traditi per ristabilire la verità storica, per onorare quanti sono caduti per gli ideale comuni, per senso di giustizia.
Ma anche i “puri”, in questo Paese, esauriscono il coraggio, scoprono di avere famiglia, rivendicano il diritto di tornare a vivere nella normalità, pecore fra le pecore, conigli fra i conigli.
Tolti i “collaboratori di giustizia”, anche tanti “puri” si sono precipitati a dissociarsi, un pentimento politico a valanga che lo Stato ha premiato con la concessione di benefici di legge che hanno consentito a costoro di tornare in quella che chiamano libertà, per viverla nell’anonimato e sotto ricatto.
Perché il silenzio è dettato dalla paura.
Quanto lo Stato ha concesso può essere tolto, in un modo o in un altro, possono perdere il sostegno degli ex comunisti ancora attivi in politica, con perdita di posti di lavoro e di stipendi per campare, ad esempio. Non saranno certo Walter Veltroni e quelli de “Il Manifesto” ad appoggiare coloro che potrebbero rompere il muro dell’omertà.
Uscire fuori dal coro, inoltre, per molti può essere pericoloso perché la lista degli omicidi politici, a cominciare da quello del tenente colonnello dell’Aeronautica Ettore Muti a Fregene nell’agosto del 1943, e quella dei testimoni scomodi assassinati in tanti modi, è lunghissima.
Quella italiana è una democrazia che uccide, e chi ha svolto azione politica in modo serio lo sa.
I motivi per stare zitti, anche a sinistra, ci sono, e non sono onorevoli.
I più sfacciati e i più compromessi sono poi in prima linea ad accusare chi cerca la verità di “dietrologia”, perché temono l’emergere della verità tanto quanto la teme lo Stato.
Parlare di “puri” a destra non è il caso. Si farebbe prima a trovare una vergine in un bordello che un “puro” a destra.
Fra confidenti, delatori, massacratori di Stato e, infine, delinquenti, l’estrema destra italiana ha l’obbligo, se così si può definire, di proteggersi con la menzogna e l’infamia, armi caratteristiche di un mondo che di infamia ha vissuto e di menzogna continua a vivere, perché di verità può solo morire.
Chiudiamo la conigliera, e andiamo avanti.

Opera, 29 marzo 2017

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