Ladroni d’Italia

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di Vincenzo Vinciguerra

La noia prevale, ormai, sull’indignazione quando si legge che a Napoli, Milano, Roma sono in corso, come in altre parti d’Italia, inchieste sulla corruzione.
La noia perché sono ormai tanti anni che la corruzione è il tratto distintivo della politica e della burocrazia italiana in concorso con imprenditori ed industriali.
Non fa più notizia, non suscita più indignazione.
Gli italiani si sono assuefatti al veleno che, goccia a goccia, gli è stato instillato nelle vene da quando è risorta la democrazia, e al potere è andata una classe “digerente”.
Hanno avuto, i dirigenti politici italiani tanto cari alla Chiesa cattolica, la capacità di rendere normale il delinquere proprio ed altrui.
Questo spiega perché Silvio Berlusconi, imputato attualmente per corruzione in atti giudiziari, si presenti agli italiani come il “salvatore della Patria”, quello che unirà tutto il centro-destra per tornare al governo.
Chi protesta, chi s’indigna? Nessuno.

Perché oggi per campare bisogna essere “garantisti”, mai “giustizialisti”.
Giulio Andreotti è stato riconosciuto colpevole di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso fino al 1980, ma è stato dichiarato non punibile per prescrizione di reato.
ln Senato lo hanno accolto come un eroe, il Vaticano (di cui è stato fedelissimo lacchè) ha festeggiato e quando è morto le condoglianze alla famiglia le ha portate personalmente il segretario di Stato vaticano.
Silvio Berlusconi è stato dichiarato colpevole in ben sei processi, ma in altrettanti dichiarato non punibile per prescrizione di reato, miracolo reso possibile dall’applicazione costante delle attenuanti generiche da parte degli indipendenti magistrati che lo hanno giudicato.
Vittorio Sgarbi è stato condannato a 6 mesi di reclusione per truffa (prendeva lo stipendio senza lavorare) nei confronti del ministero dei Beni culturali.
Silvio Berlusconi lo nominò sottosegretario al ministero dei Beni culturali.
Cos’è la truffa? Una prova d’intelligenza per prendere lo stipendio senza lavorare, nel caso di Sgarbi.
Vittorio Sgarbi, in questa Italia, ha fatto carriera ed è continuamente in televisione più come opinion leader che come critico d’arte.
Un esempio per tutti gli “assenteisti” i quali, giustamente, non comprendono perché la truffa che ha fatto la fortuna di Sgarbi per loro deve rappresentare una disgrazia.
Gli diamo torto?
Fra tutti i ladroni d’Italia, quello che ha più “sofferto” senza fare un solo giorno di carcere ma in “esilio” in Tunisia, è stato Benedetto Craxi, detto “Bettino”.
A cominciare dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga e, via via, scendendo lungo la scala gerarchica della politica italiana lo hanno beatificato ottenendo che di lui si parli come vittima del giustizialismo e non come ladro.
E per quanto tempo il governo Renzi ha goduto dell’appoggio di Denis Verdini e dei suoi parlamentari, per mollarlo giusto a tempo prima della condanna per corruzione?
Lo sapevano tutti, che sarebbe stato condannato, ma fino al momento della sentenza quasi tutti hanno fatto finta di niente.
E scendendo verso il basso, troviamo Fabrizio Corona ripreso durante un’esibizione in una discoteca che si vanta: “Ho fatto tre anni e mezzo di galera e sono più famoso di prima”.
E, Corona, non è nessuno.
A giusto titolo avrebbe dovuto vantarsi Paolo Maria Scaroni. Arrestato il 14 luglio 1992, nella sua veste di amministratore delegato della Techint per aver versato tangenti all’Enel in cambio di appalti sarà condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione, pena patteggiata.
Nel 2002, il governo presieduto da Silvio Berlusconi lo nominerà presidente dell’Enel.
Manifestazioni di protesta, barricate? Nemmeno l’ombra.
Del resto più che una casta abbiamo in Italia un’associazione di stampo politico dove gli “innocenti” sono quelli che giudici di parte hanno ritenuto ignari di quello che facevano gli amministratori dei loro partiti o sono stati prosciolti per prescrizione di reato senza che dalla stampa si levassero clamori, come Massimo D’Alema giusto per fare un nome .
E i complici non accusano i complici. Si “garantiscono” a vicenda.
Un’altra caratteristica peculiare, tutta italiana, è che non è mai mancata l’opera di denuncia dei mali che affliggono la politica e la società.
Non c’è politologo, sociologo, storico, pennivendolo di rilievo che non abbia scritto saggi ed articoli dal contenuto, spesso, totalmente condivisibile sul malcostume politico, la degenerazione partitocratica, la corruzione, senza però mai, nemmeno una volta, nemmeno per sbaglio, indicare le cause e preporre le soluzioni.
Denunciano gli effetti, lo fanno con accenti adeguati, con analisi brillanti, ma sulle ragioni per le quali l’Italia è quella che è e sui rimedi che sarebbero necessari per liberare il Paese dall’associazione di stampo politico che lo governa non hanno mai scritto e detto una sola parola.
In questo modo le loro critiche sono funzionali al sistema politico di stampo mafioso che da esse trae spunto per affermare che qui esiste una democrazia che garantisce libertà di opinione, omettendo di dire che queste opinioni non incidono sulla vita reale del Paese e non fanno tremare il Palazzo, semmai ne rafforzano la fondamenta.
Sono come quei magistrati che dopo aver svolto inchieste (tralasciamo per carità di patria di dire il come e con quali risultati) sulla corruzione e il ladrocinio politico s’intruppano allegramente nei partiti politici sedendosi accanto a corrotti e ladroni nei seggi parlamentari o, addirittura, ponendosi agli ordini dei Berlusconi, dei Dell’Utri e dei D’Alema.
È così che i ladroni d’ltalia prosperano e si moltiplicano come le vipere dopo la scomparsa dai cieli di falchi ed aquile.
Il rimedio di usare il siero anti-vipera per neutralizzare gli effetti del veleno nel corpo della Nazione, non basta.
Serve schiacciare la testa delle vipere.

Opera, 8 aprile 2017

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