L’Impotenza

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di Vincenzo Vinciguerra

Oggi, nel mondo, esistono una super-potenza (gli Stati uniti), due potenze (Cina popolare e Russia) e un’impotenza (l’Unione europea).
Non è un giudizio eccessivamente severo quello che pronunciamo sull’Europa dei mercanti e delle banche.
Il bombardamento della base siriana di Al Shayrat ordinato da Donald Trump, ed eseguito con tutte le precauzioni del caso (preavviso ai russi e da questi ultimi ai siriani), per vendicare il presunto attacco chimico che ha provocato un’ottantina di morti civili, rappresenta una palese violazione del diritto internazionale.

La Siria è uno Stato sovrano che è stato attaccata da forze esterne fomentate dall’Arabia saudita alleata degli Stati uniti, perché retta da una minoranza scita e non sunnita.
Il pretesto del bombardamento è palesemente falso. L’attacco chimico contro i civili non ha logica né senso se attribuito all’esercito siriano che, con l’aiuto dei russi, è ormai vincente sulle forze ribelli.
Ha una sua logica se provocato da questi ultimi per mettere in difficoltà il governo siriano se il suo alleato russo. Mentre non è da scartare la possibilità che le bombe degli aerei siriani abbiano colpito un deposito di armi chimiche detenuto dai ribelli provocando la fuoriuscita del gas tossico e la strage.
ln ogni caso, la Russia aveva giustamente chiesto un’inchiesta internazionale per accertare le responsabilità. E tanto si doveva fare, se ragioni di politica interna non avessero indotto Donald Trump a giocare la “carta umanitaria” della punizione dei “cattivi” con un bombardamento che ha avuto solo un effetto propagandistico.
Ricordando che gli Stati uniti nulla avevano fatto contro Saddam Hussein, al tempo loro fedelissimo alleato, che le armi chimiche le aveva realmente utilizzate contro i curdi e gli iraniani, e tenendo presente che non esiste una sola prova della responsabilità siriana nell’uso dei gas, i i Paesi europei, ancorché alleati degli americani, avrebbero dovuto prendere le distanze dall’azione militare ordinata da Trump.
Si è assistito, viceversa, ad un corso di elogi nei confronti degli Stati uniti, primo quello del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che ha provato ancore una volta che il rapporto fra Stati uniti ed Unione europea non è di alleanza ma di sudditanza.
L’impotenza europea, che era stata parzialmente dissimulata nei decenni della presidenza Clinton e Obama che avevano scelto di occultare il pugno di ferro rivestendolo con un guanto di velluto, è ora venuta alla luce dinanzi ad un’amministrazione americana che ha deciso di far sentire la “voce del padrone”, togliendosi l’ipocrita guanto di velluto, per dire che i suoi ordini non si discutono, si eseguono.
Emerge in questo modo la realtà di ben 27 Paesi europei che costituiscono un unico lacchè al servizio degli Stati uniti. Come tutti i domestici litigano su ogni cosa fra di loro, ma quando il padrone chiama scattano all’unisono.
Gli Stati uniti sono intervenuti nella Seconda guerra mondiale con il pretesto di liberare i popoli europei dall’ “oppressione nazifascista”, e tanto credevano nella libertà dei popoli che hanno consegnato tutti i Paesi dell’Europa dell’Est, primo la Polonia, all’Unione sovietica guidata da Josip Stalin.
Dopo averli consegnati al dominio comunista, gli Stati uniti hanno deciso che li dovevano liberare dall’ “oppressione comunista” ed hanno dato inizio alla “guerra fredda” che, presto divampata in tutti i continenti, è costata milioni di morti.
Negli ultimi anni, gli americani hanno deciso di lasciare mano libera ai loro alleati nel Medio Oriente per restituire la democrazia ai popoli del Nord Africa, libico, egiziano, tunisino, siriano.
Le tentate “primavere arabe” sono costate fino ad oggi centinaia di migliaia di morti e l’esodo verso l’Europa di milioni di profughi.
Come a dire che ogni guerra condotta dagli Stati uniti per la libertà dei popoli si è puntualmente tradotta in un massacro indiscriminato al termine del quale rimangono solo rovine e nuovi dittatori che sostituiscono i precedenti.
Dovrà anche giungere il momento in cui gli europei si decideranno ad intraprendere una “guerra di liberazione” dagli americani, iniziando a cacciare dai loro governi i loro cani da guardia, pagati per latrare, ringhiare e mordere chi osa porre in dubbio la preminenza americana e la sua leadership sul mondo.
Fino a quel giorno la scena mondiale sarà dominata da attori che non sono europei, relegati questi ultimi nel ruolo di comparse come si addice a quanti rappresentano un’impotenza che la sconfitta subita nella Seconda guerra mondiale non può più giustificare.

Opera, 11 aprile 2017

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