La lotta alla corruzione

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di Vincenzo Vinciguerra

Con un articoletto in ventunesima pagina, il quotidiano italo-israeliano “Il Corriere della sera”, informa che la condanna a tre anni di reclusione inflitta in primo grado dal Tribunale di Napoli a Silvio Berlusconi è andata in prescrizione.
La pena gli era stata inflitta per corruzione, per aver tentato di “comprare”, fra il 2006 e il 2008, alcuni parlamentari del centro-sinistra per far cadere il governo presieduto all’epoca da Romano Prodi.
Ad accusare lui e il giornalista Valter Lavitola era stato uno che i soldi li aveva accettati, il senatore Sergio De Gregorio passato dall’Italia dei valori di Antonio Di Pietro al centro-destra.
Non fa notizia che il Tribunale di Napoli non sia riuscito a concludere un processo che, con la confessione di De Gregorio, poteva essere fatto in tempi rapidissimi e che, invece, per l’ennesima straordinaria coincidenza è finito nel nulla come tutti gli altri processi (almeno sei) che si sono conclusi con il riconoscimento della colpevolezza di Silvio Berlusconi e la dichiarazione di non punibilità per prescrizione del reato.

In questa occasione nessuno ha levato la sua voce contro la lentezza della “giustizia” italiana che ha permesso a Silvio Berlusconi di farla ancora una volta franca evitando una condanna che avrebbe potuto – e dovuto – scontare, perché non coperta dal condono del 2006 peraltro già applicato nell’unica e sola condanna a 4 anni che è giunta fino al giudizio finale della Corte di cassazione.
Tutti zitti.
La “ducia” dell’estrema destra Giorgia Meloni e il “ducino” della Lega nord Matteo Salvini che ogni giorno invocano che si avvii una lotta senza quartiere alla corruzione, passano sotto silenzio l’ennesima condanna per corruzione, sia pure prescritta, del loro caro padrone e finanziatore Silvio Berlusconi.
Dal centro-sinistra non si leva un solo belato perché cotanto corruttore è necessario per governare il Paese e non è il caso di sollevare uno scandalo per inimicarsi lui, i suoi telegiornali, i suoi giornalisti.
E, poi, chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Non possono essere i corrotti ed i corruttori del centro-sinistra a chiedere l’estromissione dalla vita politica dei corrotti e dei corruttori del centro-destra.
Nella malavita cosche e bande si scontrano per il potere non per ristabilire onestà e pulizia morale. Ed è proprio quello che fanno i partiti e i movimenti politici italiani , nessuno dei quali ha la forza per governare il Paese e, quindi, si sentono obbligati a sostenersi l’uno con l’altro per mantenere tutti insieme un potere condiviso.
E gli italiani?
In questi giorni di aprile la politica commemora le felici giornate della “liberazione”, del ritorno della democrazia in Italia, la stessa che, imposta con le armi da eserciti stranieri, da oltre settant’anni imperversa nel Paese senza che nessuno abbia mai avuta la volontà di contrastarla.
Il risultato è che il “sentire” mafioso e malavitoso si è diffuso in maniera capillare in tutta la società italiana che ormai accetta tutto, anzi lo giustifica se non quando lo approva.
Hanno tolto agli italiani, in tutti questi anni, il senso morale, quello che consentiva di distinguere il lecito dall’illecito, il giusto dall’ingiusto, così da evitare che possano indignarsi e reagire.
Ne hanno fatti i loro complici, plasmandoli a loro immagine e somiglianza.
Hanno insegnato agli italiani che vale quello che si dice, non quello che si fa, che il mondo si divide fra “giustizialisti” e “garantisti”, non fra “buoni” e “cattivi”, fra onesti e disonesti equiparati questi ultimi rispettivamente ai “fessi” e ai “furbi”.
E il “fesso” è un perdente mentre il “furbo” è un vincente.
Triste fine di un popolo che il fascismo si era illuso che potesse essere di “eroi”.
La lotta alla corruzione di cui tanto cianciano è, in realtà, una lotta contro chi lotta contro la corruzione perché di quest’ultima non possono farne più a meno.
È parte integrante del costume non di una classe politica ma di un intero popolo che nella corruzione morale di tutti e in quella materiale di tanti si compiace di vivere.
È normale, pertanto, che milioni di italiani utilizzino l’arma del voto per perpetuare il potere dei furbi che sono per loro esempio, guida e certezza che potranno tirare a campare senza scossoni e fibrillazioni per decenni, magari per secoli.
Che tristezza!

Opera, 22 aprile 2017

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