Un potere globale

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di Vincenzo Vinciguerra

Leggiamo il libro di Giacomo Gabellini, edito dalla Arianna Editrice, “Israele – Geopolitica di una piccola grande potenza”, che rappresenta in modo dettagliato e documentatissimo la realtà dello Stato di Israele oggi.
Una realtà che lo storico pone in evidenza in maniera brillante suscitando nel lettore numerose domande.
La prima, la più importante, è quella del ruolo che Israele riveste nel bacino del Mediterraneo.
La pretesa che Israele sia nato per dare una terra agli ebrei si è rivelata priva di fondamento perché gli ebrei, nella loro stragrande maggioranza, sono rimasti a vivere nei Paesi che da secoli li ospitano, tanto da obbligare i dirigenti governativi israeliani a lanciare campagne stampa periodiche per invitarli a recarsi nella “Terra promessa” per sfuggire al crescente antisemitismo di cui, però, tranne loro, nessuno ha sentore.
Israele non ha un ruolo politico ed economico in Medio Oriente, all’interno del quale si è imposto con la sola forza militare, ponendosi come avamposto americano in un mondo arabo e musulmano.

Potenza militare, dotata di armi nucleari, che serve gli interessi imperiali degli Stati Uniti ma che, contestualmente, è in grado di condizionare la politica interna americana e, come prova Gabellini, perfino di favorire l’elezione dei presidenti americani.
Israele non è, cioè, un vassallo dell’Impero americano ma un alleato che, a differenza degli altri, non asseconda la politica estera americana ma pretende – ed ottiene – che sia questa ad uniformarsi alla sua.
Ed è singolare che un piccolo Stato che conta pochi milioni di abitanti, che vive economicamente solo grazie agli aiuti che gli vengono concessi dall’estero, possa porsi alla pari con la prima potenza mondiale.
Israele non rappresenta solo sé stesso, ma è la punta di un iceberg le cui dimensioni sono ignote.
Solo in questo modo si spiega l’impunità totale di cui gode uno Stato che si è imposto con la violenza e che vive ancora oggi con la violenza contro i palestinesi e la minaccia nei confronti dei Paesi vicini.
Non c’è delitto che gli israeliani non abbiano commesso in Medio Oriente e dovunque abbiano ritenuto necessario e giustificato agire con attentati ed omicidi che non hanno suscitato alcuna reazione da parte di governi di Nazioni ben più potenti di Israele.
Non esiste, nella storia, un esempio di impunità concessa sul piano internazionale ad uno Stato che sul piano demografico si colloca agli ultimi posti nel panorama mondiale.
Si impongono sanzioni economiche alla Russia che conta 150 milioni di abitanti ed è la seconda potenza mondiale, ma non ad Israele che opprime i palestinesi con metodi inumani.
La “Shoah” appartiene al passato che Israele usa come ricatto permanente, soprattutto nei confronti di certi Paesi europei, per giustificare i suoi crimini.
Ma i crimini israeliani non sono giustificabili. Vengono tollerati dalla comunità internazionale perché Israele è la parte scoperta di un potere mondiale che tutti ostentano di non intravedere ma che, viceversa, si palesa in modo particolare sul piano finanziario e mediatico.
Quello stesso potere che ha dettato le condizioni per permettere la riunificazione della Germania ottenendo garanzie assolute per Israele. Non a caso, è dopo la riunificazione tedesca che in Italia e in Germania si è giunti al grottesco di fare leggi liberticide che prevedono il carcere per chi nega la verità sulla Shoah il cui ricordo è divenuto patrimonio storico delle due Nazioni.
Ed è questo potere, che solo in parte si identifica con quello degli Stati Uniti, a permettere ad Israele di fare tutto quello che a chiunque altri, nel mondo intero, è vietato.
Il libro di Giacomo Gabellini permette di intravedere questo potere alle spalle di Israele che lo rappresenta con un’arroganza sempre maggiore, nella consapevolezza di fare parte di una forza che, al momento, nessuno è in grado di contrastare.
Un libro che deve essere letto, quello scritto da Giacomo Gabellini, nel quale non c’è traccia di antisemitismo e di avversione contro Israele, ma con pacatezza disegna il ritratto di uno Stato che è divenuto una “grande potenza” senza averne i numeri e i mezzi.
Ed è a questo potere che bisogna iniziare a volgere lo sguardo perché quello palestinese è solo uno dei tanti problemi che esso affronta ed intende risolvere a proprio vantaggio, e neanche il più importante.
Non è un problema razziale, è bene specificarlo per prevenire le solite accuse di antisemitismo, ma politico perché presente sul piano interno ed internazionale.
Ci auguriamo che Giacomo Gabellini voglia proseguire nelle sue ricerche e che voglia farcene partecipi con altri libri sull’argomento, in modo che un numero sempre maggiore di italiani prenda coscienza che non esistono poteri occulti, ma solo poteri che in troppi preferiscono non vedere perché è scomodo denunciarne l’esistenza e l’operato.
È giunto, invece, il momento di farlo.

Opera, 22 maggio 2017

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