La Mano Sinistra

image

di Vincenzo Vinciguerra

Il titolo non rende giustizia al contenuto del libro scritto da Andrea Sceresini, “Internazionale nera”, edito da Chiarelettere.
Non si tratta del solito polpettone sulla fantomatica “internazionale nazifascista” inventata dagli uffici preposti alla disinformazione dei servizi segreti.
E tantomeno, Andrea Sceresini rifila ai lettori le favole dell’organizzazione di estrema destra guidata da Yves Guerin Serac, nello stile di un certo Saverio Ferrari che sulle menzogne campa, e campa bene.
“Internazionale nera” è invece il resoconto scritto in maniera brillante, lineare e intellettualmente onesta della ricerca condotta dall’autore sulla figura e le attività di Yves Guerin Serac e della sua organizzazione, l’Aginter presse.
Fin delle prime pagine ci si addentra, difatti, nel mondo oscuro delle “organizzazioni tampone” (p. 141) create e finanziate per agire senza compromettere governi e servizi segreti ufficiali.

Le democrazie occidentali necessitano per governare di utilizzare non solo la mano destra con la quale dispensano buoni esempi sul rispetto delle regole e della trasparenza del loro agire, ma anche, e in determinati momenti storici specialmente, della mano sinistra, quella che tutti sanno esserci ma che nessuno riesce a vedere.
Ed è la mano sinistra che ha creato organizzazioni come l’Aginter presse affidata alla guida di uomini come Yves Marie Guillon, alias Yves Guerin Serac.
Un passato militare di prim’ordine, intriso di coraggio e capacità di comando, cattolico di quelli che sull’esempio di Sante Caterina ritenevano che “li cani infedeli” dovessero essere semplicemente spazzati via, intendendo con questi ultimi non i musulmani che occupavano la “Terra Santa”, ma i comunisti, Yves Marie Guillon era passato fra i ranghi dei “soldati perduti” dell’Oas, quelli che il generale Charles De Gaulle aveva bollato come mercenari equiparandoli alle “donne perdute”, cioè alle prostitute.
Non sapeva “Ralph” che la guerre di Corea era stata provocata da un errore della diplomazia americana che l’aveva esclusa dal perimetro difensivo degli Stati uniti, incoraggiando Josip Stalin a tentarne la conquista.
Ignorava che erano stati i giapponesi, alleati degli italiani e dei tedeschi, non i comunisti, ad incitare i vietnamiti a liberarsi del dominio coloniale bianco rappresentato sul loro territorio dalla Francia.
Come i suoi commilitoni passati all’Oas non aveva compreso che erano gli Stati uniti a incoraggiare o fomentare i movimenti di liberazione nazionale nei Paesi del Terzo mondo per togliere a quelli europei le loro colonie e le risorse economiche che ne derivavano.
Per “Ralph”, Corea, Vietnam e Algeria erano le tappe di una guerra che il comunismo sovietico aveva scatenato per giungere al dominio mondiale.
E alla fine aveva tradito la Francia, convinto che Charles De Gaulle avesse, a sua volta, tradito l’Occidente, i suoi ideali e i suoi valori.
L’Oas era un’organizzazione politico-militare creata dalla Nato con il tacito sostegno degli Stati maggiori americani che non condividevano la politica anti-colonialista dell’amministrazione Kennedy. Affascinati dalla teoria del domino, secondo la quale la caduta di un caposaldo avrebbe provocato la caduta di tutti gli altri, i militari americani paventavano che la concessione dell’indipendenza all’Algeria, avrebbe consegnato quest’ultima al dominio di Mosca determinando una reazione a catena che avrebbe coinvolto tutti i Paesi del Nord Africa.
Per queste ragioni e con queste motivazioni, Yves Marie Guillon si trasforma da soldato in soldato politico passando dalla guerra convenzionale a quella segreta, clandestina, occulta da fare non più in nome della Francia ma dell’Occidente di cui ormai gli Stati uniti rappresentavano lo scudo e la spada.
La storia del capitano Yves Marie Guillon, alias Yves Guerin Serac, andrebbe ricercata negli archivi più segreti dei servizi di sicurezza della Nato, della Francia e degli Stati uniti.
Un compito impossibile per chiunque, non solo per Andrea Sceresini che, almeno, ha avuto il coraggio di provarci.
Il C-4, utilizzato a Bonn, per il mancato attentato all’ambasciata algerina, prova i rapporti di “Ralph” con la “Gladio” francese, difatti quel tipo di esplosivo, all’epoca, non era in dotazione ai reparti militari ordinari ma solo a quelli speciali.
I cinesi non erano così sprovveduti da credere alla conversione di Robert Leroy al marxismo-leninismo, ma obbedivano alla logica che il nemico del mio nemico è mio amico, almeno temporaneamente, e strinsero un patto di alleanza con i servizi segreti americani in funzione anti-sovietica.
ln Italia, il Partito comunista era schierato con Mosca e, di conseguenza, la creazione di formazioni filo-cinesi rientrava nella logica di porlo in difficoltà, come primo obiettivo.
E a destra, non sono mai esistiti i “nazimaoisti” perché il libretto di Franco Freda “La disintegrazione del sistema” rientrava nella logica dei rapporti con l’ambasciata cinese di Berna, alla quale non aveva accesso il solo Leroy. Fu un’operazione firmata, per interposte persona, dall’Aginter presse.
Il libro di Andrea Sceresini il primo, e fino ad oggi il solo, ad affrontare con onestà il tema dell’Aginter press non può, ovviamente, costituire il punto di arrivo ma quello di partenza per un approfondimento che vede al di là della storia di un’agenzia dei servizi segreti nazionali ed internazionali per estenderla a quello che è accaduto in Italia in quegli anni.
Per concludere, è giusto fare due precisazioni.
La prima è che sul conto di Stefano Delle Chiaie ho mentito una sola volta, quando nel corso nel processo per il tentato omicidio di Bernard Leighton e della moglie, ho affermato nell’aula della Corte di assise di Roma l’estraneità sua e dei suoi colleghi di Avanguardia nazionale.
Testimonianza mendace che ha determinato la loro assoluzione per insufficienza di prove, risparmiando al “Caccola” i 25 anni di reclusione richiesti per lui dal pubblico ministero Giovanni Salvi.
Ed è, per me, un onore che il “Caccola” non me ne sia rimasto grato.
La seconda riguarda la mia scelta di restare in un mondo con il quale non posso che essere incompatibile da sempre e per sempre.
Oggi, in politica si entra per fare fortuna e per denaro. lo, a 13 anni, ho iniziato per ragioni ideali, per dare un contributo teso a rendere migliore e più giusto il mondo in cui viviamo.
55 anni più tardi, fermo restando che non riuscirò a vivere in un mondo migliore e più giusto, le ragioni ideali rimangono le stesse e le mie scelte sono ad esse conseguenti.
E se è vero che una volta nella mia vita non ho avuto pietà è anche vera che, a differenza di tutti o quasi coloro che hanno vissuto quegli anni pensando non a torto che un regime come questo si abbatte solo con la forza, io non ho mai avuto pietà per me stesso.
Mi auguro che il bel libro di Andrea Sceresini sia in grado di suscitare un dibattito serio sulla storia di quegli anni, facendo tabula rasa dei luoghi comuni e accantonando il buon senso comune, perché nella storia di una guerra segreta, clandestina ed occulta l’impossibile è il più probabile.
Solo accettando questa realtà si potrà comprendere quello che è accaduto e, senza avere la pretesa e l’ambizione di trasformarsi in burattinai, si acquisirà la certezza di non essere burattini, di essere uomini liberi.

Opera, 25 maggio 2017

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...