La Strategia della Tensione

parte seconda

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di Vincenzo Vinciguerra

Sarà perché, come diceva la defunta Chiesa cattolica, apostolica, romana, “il diavolo è femmina”, ma è indubbio che l’intelligenza, la capacità di analisi, la lucidità nella lettura dei fatti, il coraggio nello scrivere la storia italiana del dopoguerra sono sempre più prerogativa delle donne che sono impegnate nel giornalismo e nella storia. Lo dimostra oggi Stefania Limiti, della quale ci giunge il libro sugli anni della svolta italiana, il 1992 e il 1993.
Conosciamo da anni le capacità di Stefania Limiti di cui abbiamo letto sempre, con avidità, i libri scoprendo sempre qualcosa di nuovo e di decisivo per comprendere gli eventi italiani, e in questo ultimo saggio ci consegna quella che è la verità su un biennio (1992-1993) sul quale tanti hanno scritto tanto senza capirci niente.
Viceversa, con lo stile scorrevole che le è proprio, nel suo libro significativamente intitolato “La strategia dell’inganno”, edito da Chiarelettere, Stefania Limiti denuncia e dimostra come in quel periodo è stata rieditata una seconda fase della strategia della tensione o, come lei la definisce, dell’inganno.

Quale forza ha agito, Stefania Limiti la indica con il termine “deep State”, che individua in “apparati segreti o meno, comunque sovrastatali e fuori da ogni controllo politico-elettorale, in grado di usare risorse umane e finanziarie tali da determinare le sorti di una nazione” (p.9).
Con questa premessa, Stefania Limiti pone al vertice delle operazioni una forza “sconosciuta”, sovranazionale, capace di guidare gli attori, senza che ne abbiano consapevolezza, lungo la strada da essa tracciata fino al raggiungimento della meta.
Negli eventi di cui parla Stefania Limiti spicca il ruolo della magistratura come entità “destabilizzante”, opposto a quello “stabilizzante” ricoperto dalla stessa negli anni Sessanta e Settanta.
In quegli anni, la magistratura italiana era chiamata a “stabilizzare” il sistema mentre ad altri era affidato il compito di “destabilizzare”.
Nel 1992-1993, per soli due anni dunque, alla magistratura è demandato il compito di far crollare il centro politico italiano (Democrazia cristiana, Partito socialista, Partito repubblicano, Partito liberale, Partito socialdemocratico) salvaguardando le ali estreme (Movimento sociale e Partito ex comunista).
Il pretesto per liquidare i partiti politici di centro è dato dalla lotta alla corruzione e al ladrocinio di pubblico denaro di cui, però, la magistratura mai si era resa conto ufficialmente anche se la pratica della tangente era conosciuta da tutti e da tutti praticata fin da quando Bettino Craxi, come lui stesso dichiarò nell’aula del Tribunale, portava i “calzoni corti”, cioè dai primi anni Sessanta.
Ritrovati la vista e l’udito, i magistrati lanciano la crociata contro la corruzione che destabilizza di fatto il sistema politico e lo porta al collasso.
Non si determina un vuoto al centro se non si ha già un disegno strategico che, in questo caso, prevede la costituzione di due grandi forze politiche, una di centrosinistra e l’altra di centrodestra, una sorta di bipolarismo che consente di stabilizzare l’Italia per gli anni a venire con forze politiche che non avranno più un’identità ideologica propria ma saranno costituite dai transfughi e dai rinnegati di ogni partito per i quali l’unico interesse ed il solo obiettivo è ottenere un potere formale.
A sinistra restavano i soli comunisti, ormai ex, ma troppi dei quali erano ancora in ottimi rapporti con i servizi segreti della Russia e, pertanto, ricattabili per essere considerati affidabili. Anche per i rinnegati e i ricreduti a convenienza serve un lungo periodo di prova prima di passare da stallieri a maggiordomi.
A destra, era stato salvaguardato il Movimento sociale italiano, ma la sola ipotesi di fare di Fini, La Russa, Gasparri e soci i capi di un nuovo centrodestra avrebbe fatto ridere i polli, di conseguenza per tacitare i pollai servivano altri personaggi, possibilmente non politici, ovvero senza un passato politico ufficiale.
Creare un centrosinistra non era un problema perché la manodopera abbondava, e lunga era la fila dinanzi agli uffici di collocamento del potere.
Il problema era costituire un centro-destra nel quale confluisce anche il Movimento sociale con il ruolo subalterno che gli spettava.
Per un’operazione del genere, però, l’azione giudiziaria era insufficiente. Era necessario ridestare negli italiani la paura e l’insicurezza, quei sentimenti e quelle emozioni che inducono i cittadini ad accettare ogni soluzione politica che sia in grado di ristabilire l’ordine e la sicurezza.
E questo non era un compito che poteva essere svolto, ovviamente, dalla magistratura.
Per seminare paura, insicurezza e terrore, servivano strumenti idonei e collaudati.
Nel suo libro, Stefania Limiti illustra bene il compito assolto dalla mafia, in particolare da quella siciliana, per destabilizzare l’ordine pubblico con attentati di tipo stragista e, parimenti, sottolinea come l’azione destabilizzante della magistratura contestuale a quelle della mafia sia stata affiancata da una serie impressionante di “voci” su golpe tentati o progettati resi verosimili da episodi inquietanti come il blocco telefonico di Palazzo Chigi, per citarne uno.
Non è una coincidenza che la brava Stefania Limiti dedichi le ultime pagine del suo libro a Silvio Berlusconi.
In tempi di normalità, un Berlusconi non sarebbe mai salito sulla ribalta politica e, comunque, i suoi oppositori non avrebbero avuto alcuna difficoltà a bloccarne l’ascesa perché il conflitto d’interessi lo rendeva ineleggibile.
L’ “inciucio” nasce lì e si mantiene inalterato fino ad oggi.
In anni in cui la finanza internazionale si spartiva l’immenso patrimonio dello Stato italiano supportata da quella italiana, il centro-destra non poteva essere rappresentato al vertice che da un esponente della finanza e del mondo imprenditoriale di cui le mafie fanno ormai parte integrante.
Non è una coincidenza che ad affiancare Silvio Berlusconi nella fondazione di “Forza Italia” ci sia stato un amico degli amici palermitani, Marcello Dell’Utri.
Poteri finanziari e poteri criminali ormai non più distinguibili gli uni dagli altri decidono destabilizzazioni e stabilizzazioni con la complicità di comparse politiche ufficialmente oppositori e segretamente complici.
Stefania Limiti, con il suo libro, ci fornisce gli strumenti per conoscere e per comprendere.
Rimane una domanda da farci: dobbiamo attendere passivamente la terza fase di una “strategia della tensione”?
Abbiamo un’arma per evitarla: la verità.

Opera, 7 giugno 2017

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