Una sconfitta dello Stato

Il 20 giugno 2017, la Corte di cassazione ha sancito il passaggio in giudicato della sentenza di condanna, emessa dalla Corte di assise di appello di Milano, alla pena dell’ergastolo per Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte ritenuti colpevoli, con distinte responsabilità, per la strage di piazza della Loggia, a Brescia, il 28 maggio 1974.

Non è la prima volta che personaggi che hanno agito per conto dello Stato, contigui se non proprio intruppati nelle sue strutture clandestine, sono riconosciuti colpevoli per gli eccidi di civili dal 12 dicembre 1969 al 2 agosto 1980.

Per la strage di piazza Fontana, a Milano, del 12 dicembre 1969, sono stati riconosciuti responsabili Carlo Digilio e, tardivamente, Franco Freda e Giovanni Ventura.

Per la strage del 2 agosto 1980, a Bologna, sono stati condannati Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.

Per piazza della Loggia, a Brescia, i nomi di Maggi e Tramonte si aggiungono a quelli di Marcello Soffiati e Carlo Digilio riconosciuti colpevoli ma non punibili per sopraggiunta morte.

Altri nomi avrebbero potuto aggiungersi nel tempo ma le Corti di assise di appello e la Corte di cassazione hanno utilizzato un “iper garantismo distorsivo” per proteggere gli interessi dello Stato.

Oggi, questi interessi permangono ma sono relegati sullo sfondo di un panorama politico e storico che da troppi anni viene presentato in maniera distorta e mendace.

Qualcosa di vero, almeno parzialmente, nel 2017 si può dire anche da parte di alcuni magistrati e, perfino, di qualche giornalista.

È quasi un miracolo.

La tesi, però, che viene portata avanti e diffusa dai mezzi di comunicazione di massa rimane immutata: quella dei “neofascisti” che hanno compiuto le stragi.

Non ci sono, viceversa, fascisti nella storia italiana del dopoguerra. Ci sono reazionari, conservatori, anticomunisti ostili alla Democrazia cristiana e ai suoi alleati perché deboli dinanzi al Partito comunista che avrebbero voluto porre fuori legge.

Oppositori dei governi, mai dello Stato.

Cosa sia stato “Ordine nuovo” è ormai accertato ma non reso pubblico perché l’opinione pubblica deve continuare a essere ingannata.

Organizzazione creata nel 1954, all’interno del Movimento sociale per disposizione dell’allora segretario nazionale del partito Arturo Michelini, affidata alla direzione di Pino Rauti, esce ufficialmente dal partito nel 1956 in coincidenza con la nascita ufficiale della struttura Stay-behind italiana.

Da quel momento, Ordine nuovo viene rappresentata come l’organizzazione “nazista” che si colloca in posizioni critiche nei confronti del Movimento sociale accusato di essere un partito “borghese”.

In realtà, il “nazista” Pino Rauti viene assunto come giornalista dal “Tempo” di Roma, i modo da garantirgli stipendio e copertura.

L’organizzazione si articola in due strutture: una ufficiale e politica di opposizione al sistema ma non allo Stato; l’altra clandestina e occulta che opera per conto dello Stato clandestino.

Per questa ragione non uno degli imputati per le stragi italiane, a prescindere dall’esito finale dei processi se assolti o condannati, ha potuto affermare e provare di non essere stato al servizio delle strutture ufficiali di sicurezza dello Stato e dei suoi Corpi di polizia.

“Neofascisti”?

Carlo Digilio, riconosciuto colpevole in due stragi (piazza Fontana a Milano e Brescia) era un agente informativo della Cia, figlio di un informatore che aveva tradito il Paese in guerra già dal 1943, quando prestava servizio a Creta come ufficiale della Guardia di finanza.

Marcello Soffiati era un agente operativo della Cia e, contestualmente, informatore del Sisde con il criptonimo “Eolo”.

Maurizio Tramonte era un informatore del Sid e Carlo Maria Maggi era illoro dirigente e coordinatore.

“Neofascisti”? Direi proprio di no.

Se il cosiddetto “neofascismo” post bellico ha tratto ispirazione da uomini e da idee del Ventennio, questi si possono identificare in Dino Grandi e i suoi amici che vedevano nel fascismo una “fazione” in grado di ristabilire “legge e ordine”.

Così, Dino Grandi affermerà più avanti negli anni che nella sua vita aveva avuto due poli di riferimento: la Monarchia e la Chiesa. Sul fascismo nemmeno una parola, del resto lui e i suoi amici sono passati alla storia come traditori del fascismo.

Dato che nessuno chiede “anarchia e disordine”, se tutti coloro che vogliono “legge e ordine” devono essere considerati fascisti, vuole dire che la Seconda guerra mondiale ha prodotto come risultato il moltiplicarsi di “fascisti” e di “nazisti”.

Ma così non è.

Sono passati 48 anni dalla strage di piazza Fontana, 43 anni da quella di Brescia e attendiamo che si decidano ad accantonare la qualifica di “neofascisti” per quanti hanno agito in nome e per conto dello Stato democratico e antifascista.

Non ci sembra di chiedere troppo: solo la verità.

Opera, 22 giugno 2017

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...