Morto che parla

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di Vincenzo Vinciguerra

Siamo certi che, dopo aver letto lo stralcio delle affermazioni del mafioso Graviano, non strumentali perché fatte senza sapere di essere intercettato, le condizioni di Marcello Dell’Utri sono peggiorate.
Siamo, però, altrettanto sicuri che la campagna stampa per ottenere la sua scarcerazione per gravi motivi di salute sia stata decisa non solo – e non tanto – per il ritorno sulla scena politica di Silvio Berlusconi convinto di poter vincere le prossime elezioni politiche, quanto perché il condannato per concorso esterno in associazione mafiosa Marcello Dell’Utri teme che le accuse di Graviano alla fine si concretizzino con qualche ulteriore mandato di cattura nei suo confronti emesso dalla procura della Repubblica di Palermo.
Da questa paura nasce la speranza di poter uscire dal carcere come «moribondo» e di restare a casa propria, in questa veste, anche nel caso di nuovi provvedimenti giudiziari a suo carico.

La speranza di Marcello Dell’Utri e del suo probabile coimputato Silvio Berlusconi di ottenere il differimento della pena è ben riposta perché il trucco è stato utilizzato, sempre con successo, da tanti altri prima di lui.
Ricordiamo Prospero Gallinari, presentato nei primi anni Novanta dalla stampa di sinistra come prossimo a morire per cardiopatia all’interno del carcere romano di Rebibbia.
Ottenuto il differimento della pena, Gallinari è riuscito a non rientrare più in carcere e a vivere per altri trent’anni e quasi in ottima salute.
Come dimenticarci di Oreste Scalzone?
Pure per lui, a leggere gli articoli di stampa, la morte era prossima e la necessità di ricoverarlo in ospedale imperiosa e non più differibile.
Dall’ospedale, difatti, Oreste Scalzone scappa e si rifugia in Francia dove resta sotto la protezione dello Stato italiano fino al giorno in cui la condanna a trent’anni di reclusione cade in prescrizione e lui può rientrare in Italia.
Da un sovversivo e latitante di Stato a un rivoluzionario del ministero degli Interni: Ovidio Bompressi.
La penosa storia di Bompressi che ha trascorso più tempo a casa propria che in galera, complice una inesistente anoressia mentale che gli faceva passare la voglia di mangiare quando entrava in cella e che svaniva appena si riapriva il portone del carcere di Pisa, si è conclusa con la concessione della grazia presidenziale per ragioni umanitarie.
Come Lazzaro, Bompressi è resuscitato e ha subito informato i giornalisti che se ne sarebbe andato in montagna con la moglie per riprendersi.
Tre esempi fra i tanti che se ne potrebbero portare scelti in campo politico, a sinistra come a destra (basti ricordare il caso di Paolo Signorelli), e in quello comune con personaggi che quando arrestati o condannati con sentenza passata in giudicato vengono subito ricoverati nelle infermerie del carcere perché in precarie condizioni di salute, depressi, anoressici, praticamente moribondi fino al giorno in cui arriva il differimento della pena o la detenzione domiciliare per motivi di salute.
Con questi precedenti, il compare Marcello Dell’Utri può ben sperare, tanto più che il Tribunale di sorveglianza di Roma ha già anticipato di due mesi sulla data stabilita l’esame della sua istanza intesa a ottenere il differimento della pena.
Scandalizzarci non serve, anzi sarebbe ingiusto visto che l’amico di Marcello Dell’Utri e degli amici di Marcello Dell’Utri, Silvio Berlusconi, anche lui chiamato pesantemente in causa da Graviano, benché anche lui pregiudicato, starnazza in lungo e in largo presentandosi per l’ennesima volta come salvatore della Patria con il complice silenzio di tutti. E proprio da una sua rete televisiva, l’Arma dei carabinieri si fa trasmettere un docufilm sull’operato del proprio personale legittimando la domanda sulle ragioni del perché ci si ostina a chiamarla «benemerita».
Se Silvio Berlusconi è ancora a piede libero e a sinistra litigano fra coloro che lo vogliono come alleato palese e quelli che lo preferiscono, nello stile di Massimo D’Alema, come complice occulto, anche Marcello Dell’Utri può tornare a casa propria.
Non morirà, però potrà meglio organizzare la propria difesa coordinandola con quella di Berlusconi perché, se è vero che la politica tace (compresi i comici del M5S), può anche darsi che qualche magistrato vorrà dare un segnale di tentata giustizia prendendo in considerazione le dichiarazioni di Graviano (che si sommano a quelle di Totò Riina sul finanziamento della mafia da parte di Berlusconi) e inviare ai due almeno un avviso di garanzia, giusto per dire che le indagini si stanno facendo.
Ma, forse, attendersi che qualcosa si muova nell’italica palude è chiedere troppo.
I due hanno avuto una vita lunga e felice. Giungerà anche per Dell’Utri e Berlusconi il momento in cui potranno riposarsi per sempre.

Opera, 7 luglio 2017

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