La verità sull’omicidio Pasolini

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di Vincenzo Vinciguerra

Pino Pelosi è morto, in silenzio, con la coerenza dimostrata nel corso di una vita infame.
Immediate sono state le dichiarazioni di quanti hanno ritenuto opportuno lamentare che il ladrone in questione si è portato nella tomba il suo segreto e che la verità sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini non si saprà più.
Qualche altro ha azzardato la speranza che un giorno possa parlare Giuseppe Mastini, la cui ultima evasione ha dimostrato agli italiani quanto valga l’opera di rieducazione svolta dai secondini.
Si è innalzata una cortina fumogena per affermare quella che è una menzogna, perché la verità sull’omicidio di Pasolini l’abbiamo letta nel libro di Simona Zecchi, «Pasolini, massacro di un poeta».

In quelle pagine, la brava giornalista ha scritto tutto quello che nei quarant’anni precedenti era stato taciuto, omesso e, opportunamente, dimenticato da tutti coloro che, a vario titolo, si sono occupati del delitto Pasolini.
Nel lavoro di Simona Zecchi c’è una verità – anzi, la verità – che nessuno vuole ammettere perché la matrice dell’omicidio di Pasolini è stata politica.
E non bisogna dirlo.
Ci sono i nomi dei testimoni, compresi quelli scomparsi, ci sono i depistaggi, ci sono gli interventi dei servizi segreti, le omissioni dei carabinieri, l’incompetenza o la complicità di magistrati e anche alcuni dei nomi degli assassini di Pasolini.
La verità sul piano storico c’è per merito di Simona Zecchi, quella giudiziaria non si potrà mai avere e, in fondo, non è indispensabile.
La pretesa strumentale di quanti vogliono far coincidere, sempre e a ogni costo, la verità storica con quella giudiziaria fingendo di credere che questo possa accadere con una magistratura che è sempre stata subalterna al potere e ai suoi apparati di polizia, in questo caso non regge.
La magistratura italiana ha certificato quasi sempre menzogne e qualche verità parziale, circoscritta agli autori materiali dei tanti delitti che costellano la storia dell’Italia democratica e antifascista.
L’omicidio di Pier Paolo Pasolini non poteva rappresentare un’eccezione sul piano giudiziario. E non lo sarà nemmeno in un ipotetico futuro.
La sola differenza con tantissimi altri episodi di sangue, rimasti irrisolti, è che oggi l’impegno, l’intelligenza, l’onestà di Simona Zecchi ci hanno dato una verità che ha definitivamente infranto sia le menzogne del Pelosi che quelle di quanti, anche a sinistra, hanno preteso di dimostrare che Pier Paolo Pasolini era rimasto vittima delle sue inclinazioni sessuali.
Non è esagerato definire quello di Pier Paolo Pasolini un delitto di Stato.
Ed è questa la ragione per cui, riportando la notizia della morte di Pino Pelosi, il quotidiano italo-israeliano, Il Corriere della sera, non ha fatto riferimento a quanto scritto da Simona Zecchi scegliendo di piangere sulla definitiva impossibilità di trovare la verità su quel delitto.
Non è così.
Sarebbe, invece, giunto il momento di scrivere un libro-verità sui giornalisti italiani, non solo sui sefarditi del Corriere, per farli conoscere per quello che essi sono in realtà: depistatori in servizio permanente effettivo.
Ogni regola ha le sue eccezioni. E non crediamo che Simona Zecchi lavori per il Corriere: troppo onesta, troppo seria, troppo intelligente. Non somiglia ad altri che, invece, da quel che scrivono, al Corriere potrebbero lavorarci saltuariamente.
Nel caso dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini, oggi la verità la conosciamo e dobbiamo farla conoscere a tante persone che, purtroppo, si fidano di giornali e telegiornali.
La morte di Pino «la Rana» non cambia nulla. Forse, se avesse parlato, avrebbe potuto fare i nomi dei complici e illustrare le modalità dell’omicidio ma dubitiamo che avrebbe potuto fare luce sulle motivazioni reali e sui mandanti.
Ne consegue che nella tomba si è portato ben poco. E mentre Pier Paolo Pasolini e la sua morte entrano nella storia d’Italia, il Pelosi rimane confinato nella cronaca come correo omertoso e codardo.
Non è il solo. Gli fanno compagnia politici, giornalisti, investigatori, giudici, pseudo-storici, «compagni» di schieramento per i quali Pasolini è stato un personaggio scomodo in vita e ha continuato a esserlo da morto.
Fa testo, ormai, la verità che possono continuare a sottacere per ora ma non per sempre.
E quando tutti costoro saranno nella cronaca del tempo andato, la verità resterà nella storia. 

Opera, 27 luglio 2017

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