Pannella Marco

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di Vincenzo Vinciguerra

Avrebbero dovuto dedicargli una sala all’interno di qualche sinagoga e, invece, hanno intestato a suo nome il teatro all’interno della casa chiusa di Opera.
In fondo, la scelta non è fuori luogo. ln carcere c’è stato un giorno solo, a Regina Coeli, a Roma, per spaccio di droga e sempre per lo stesso motivo ha avuto qualche processo e qualche condanna virtuale.
Spacciatore di droghe leggere, mistificatore e simulatore che si è accreditato come il protagonista della non violenza in Italia, il Gandhi di Tor Pignattara, Marco Pannella merita di essere ricordato all’interno di un carcere dove la violenza è stata sempre esercitata in tutte le sue forme contro detenuti non potenti né raccomandati.
Pannella che, in fondo, passerà alla storia per aver portato per la prima volta nel mondo, una pornostar in Parlamento, Ilona Staller detta Cicciolina, è stato uno dei politici italiani più vicini ad Israele.

Mai il “non violento” Pannella ha espresso una sola parola di condanna nei confronti della violenza israeliana contro il popolo palestinese, mai lui ed i suoi compari e comparielli radicali hanno sentito il bisogno di difendere gli uomini, le donne, i bambini palestinesi dall’oppressione israeliana.
Omicidi, massacri, torture, se esercitate da Israele lasciavano indifferente il fasullo Gandhi italico che sapeva bene da che parte stare per rimanere a galla, sempre e comunque.
Fa il paio con un’altra celebratissima radicale, quella Emma Bonino che tanto si è battuta per l’istituzione di un Tribunale internazionale per i crimini di guerra per giudicare, solo ed esclusivamente, i nemici degli Stati uniti, di Israele e della Nato.
Furbissimi, questi radicali, sempre pronti a battersi per le cause che interessano le forze di potere, interne ed internazionali, spacciandosi come alfieri della giustizia “giusta”, quelle che interviene a favore degli innocenti condannati ingiustamente e che richiede clemenza per quanti rinnegano il proprio passato.
Peccato che gli “innocenti” siano della tempra di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro che hanno sempre goduto del sostegno di tutto l’establishment politico italiano e di quello del servizio segreto militare.
Per straordinaria coincidenza i due stragisti si difendono proponendo la tesi del massacro compiuto a Bologna, il 2 agosto 1980, da “terroristi” palestinesi.
Quei palestinesi che il “non violento” Marco Pannella avrebbe voluto vedere morti per la gloria di Israele.
Un interessamento sospetto, quello di Marco Pannella e dei suoi compari che ripropone la pista internazionale, più precisamente mediorientale, indicata dal servizio segreto militare nei mesi successivi all’eccidio.
Sempre dalla parte dei più forti fingendo di essere da quella dei più deboli, sempre schierati dalla parte dell’ingiustizia ostentando di battersi per la giustizia, Marco Pannella e la sua banda ormai in via di estinzione per il bene del Paese ben meritano di essere ricordati in carcere e dal carcere.
Qui cercano voti e tesserati, alla modica cifra di 200 euro a testa, e solo qui li possono trovare.
È il loro mondo.
L’amministrazione penitenziaria, contro la quale nulla hanno mai detto o fatto perché i loro protetti sono sempre stati i “Kapò”, gli “affidabili” degli italici secondini, gli ha perfino consentito di svolgere il loro congresso all’interno del carcere di Roma-Rebibbia a proprie spese, senza che si levasse una sola voce di protesta.
E solo nelle galere e nelle sinagoghe possono ricordare Marco Pannella perché solo nelle prime trovano persone irretite dalle tante ciarle sulla “giustizia giusta” e solo nelle seconde altre che provano gratitudine verso un amico che ha taciuto su ogni crimine israeliano commesso contro un popolo inerme.
In teatro si recita.
In un teatro carcerario, ogni recita è una farsa alla quale prendono parte tutti coloro che simulano ravvedimenti per ottenere benefici di legge, quindi sono degni allievi di Marco Pannella che ha recitato per tutta la vita riuscendo ad ingannare perfino se stesso.
A Gaza, non gli dedicheranno una via.
In Palestina si soffre, si fa la fame, si muore, e non si recita.
Questo è il mondo nel quale può essere ricordato Marco Pannella, da carcerati e carcerieri insieme, da spinellari e simulatori, dal peggio di un mondo che cerca di accreditarsi, nello stile dei radicali e del loro defunto maestro, per quello che non è e non potrà mai essere.
Noi ricordiamo Gaza. 

Opera, 5 agosto 2017

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