La Pulce Parlante

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 di Vincenzo Vinciguerra

Si distingue per boria ed arroganza e, in fondo, infastidisce parlare di un sovversivo di Stato come Adriano Sofri.
Però, visto che non si decide a stare zitto, è giusto puntualizzare che lo Stato aveva graziato lui e i suoi colleghi per l’omicidio di Luigi Calabresi fino al giorno in cui l’Arma dei carabinieri si sentì obbligata ad intervenire per salvare sul piano processuale un suo ufficiale superiore, il tenente colonnello Michele Santoro.
Era accaduto che nel corso del processo per l’attentato di Peteano di Sagrado, a Venezia, nella primavera del 1987, fatto per mia volontà e merito nonostante Casson, P2 e servizi segreti vari, era emerso che mentre comandava il Gruppo carabinieri di Trento, Santoro aveva scritto in un rapporto che Marco Pisetta, brigatista rosso pentito, aveva raccontato che l’omicidio del commissario di Ps Luigi Calabresi e l’attentato di Peteano dovevano farsi risalire a Lotta Continua.

 Sull’attentato del 31 maggio 1972, Santoro e colleghi vengono smentiti da me, e lui si trova con una condanna a 10 anni di reclusione inflittagli dalla Corte di assise di Venezia il 25 luglio 1987.
A quel punto, in previsione del processo di appello, l’Arma dei carabinieri decide di intervenire a suo favore.
Lo fa in modo semplice: per smentire l’accusa rivolta a Santoro di ave attribuito lui, consapevolmente, la responsabilità dell’attentato di Peteano a Lotta Continua, bisogna dimostrare che Marco Pisetta poteva averlo affermato affiancandolo all’omicidio di Luigi Calabresi.
Se si provava che era stato credibile sulla seconda accusa, si poteva affermare che la responsabilità del tenente colonnello Michele Santoro doveva essere circoscritta all’aver creduto in buona fede al pentito delle Br anche per quanto riguardava l’attribuzione dell’attentato di Peteano a Lotta Continua.
I carabinieri avevano poco più di un anno per provare la credibilità di Marco Pisetta e salvare Michele Santoro, perché questo era il tempo, più o meno, che sarebbe intercorso fra la fine del processo di primo grado e l’inizio di quello di secondo grado.
Non è un compito difficile quello dei carabinieri che la verità già la conoscono, perché devono “solo” convincere Leonardo Marino a collaborare e ad accusare i suoi ex compagni.
Ci riescono nell’estate del 1988.
Michele Santoro sarà, poi, assolto nel processo di appello che si svolgerà a Venezia il 5 aprile1989.
Sofri e la sua banda la storia la conoscono perché l’ho raccontata io ad una loro amica e da quest’ultima è stata girata a loro, con il mio consenso.
Il coraggio di raccontarla fino in fondo, però, non l’hanno mai avuto perché avrebbero dovuto citare me e il processo di Peteano.
L’incriminazione dei sovversivi di Stato di “Lotta Continua” è solo uno degli effetti collaterali della mia azione a Venezia, perché dinanzi alla necessità di salvare processualmente un loro ufficiale (ma anche il decoro e il prestigio dell’Arma) per i carabinieri Sofri era uno straccio che poteva volare.
Ed è volato.
La sua boria e la sua arroganza sono fuori luogo così come la sua pretesa di insinuare ancora che Giuseppe Pinelli è stato ucciso dalla polizia senza dare, ovviamente, una spiegazione logica all’azione omicida di Luigi Calabresi e dei suoi colleghi.
Del resto, era stato Umberto Federico D’Amato a rimproverare Antonino Allegra dicendogli, riferendosi a Giuseppe Pinelli, che “un testimone di quell’importanza andava custodito meglio”.
Il Sofri, che con D’Amato ha condiviso parole e bevute, poteva anche informarsi con lui visto che, inoltre, a mettere Luigi Calabresi nel mirino dei diffamatori di professione di Lotta Continua era stata una agenzia di stampa vicina alla divisione Affari riservati del ministero degli Interni.
Alla peggio, il graziato di sana e robusta costituzione fisica Ovidio Bompressi tace, il latitante di Stato Giorgio Pietrostefani se ne sta zitto, sarebbe ora che anche il sovversivo di Stato Adriano Sofri decidesse di aprire la bocca solo per bere e mangiare.
Tanto quello che costui dice non passerà alla storia.
Alla storia passerà “Lotta Continua” come strumento del regime, come gruppo che ha alimentato la logica degli “opposti estremismi” che tanto comodo faceva alla Democrazia cristiana e al ministero degli Interni, come banda di rinnegati passati alle dipendenze di Silvio Berlusconi per gli interessi del quale continuano a mentire come facevano quando ostentavano di essere proletari e rivoluzionari.
Stia zitto, per decenza.

Opera, 15 agosto 2017

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