Sudditi

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di Vincenzo Vinciguerra

Abbiamo perduto una guerra. E in settantadue anni la classe politica italiana ha aggravato le conseguenze di quella sconfitta fino a ridurre il Paese ad una mera “espressione geografica” che continua ad esistere per servire gli interessi degli Stati uniti e dei suoi alleati.
Prima impotenza militare d’Europa, abbiamo 6.400 militari impegnati in 31 missioni militari all’estero a sostegno, principalmente, della politica americana in Medio Oriente.
ln un Paese in cui le persone si uccidono per fallimenti economici e disoccupazione, che “vanta” quattro milioni e mezzo di poveri assoluti, spendiamo miliardi di euro per sostenere gli impegni bellici americani solo per sudditanza.
Non otteniamo nulla in cambio.

Anzi, il gesto compiuto da Donald Trump al vertice di Taormina quando si è platealmente tolto le cuffie per non ascoltare il discorso del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, sottolinea il disprezzo che i vertici politici americani nutrono nei confronti degli italiani.
E a ragione, perché in qualsiasi altro Paese al mondo il gesto del presidente americano avrebbe provocato proteste e richieste di spiegazioni sul piano diplomatico nonché di scuse ufficiali.
Qui, nessuno ha fiatato.
Siamo, per ragioni geografiche, in prima fila nell’accoglimento dei migranti africani e mediorientali ma nessun aiuto, almeno finanziario, viene da quegli Stati che hanno provocato la tragedia siriana e sostengono regimi brutali purché schierati al loro fianco: Stati uniti, Israele e Arabia saudita.
Perfino l’Egitto si è consentito di arrestare, torturare e uccidere Giulio Regeni.
La vita di un italiano all’estero vale zero, tanto – lo sanno tutti – non saranno i governi italiani ad esigere verità e giustizia. Giunge sempre il momento in cui scoprono che ci sono “superiori interessi” da tutelare che non quelli della famiglia del morto di turno.
Non è un caso che più gli anni passano più l’antifascismo, che non ha vinto la guerra ma ha sfruttato la vittoria anglo-americana, si accanisce contro un fascismo che oggi appartiene solo alla storia e contro una accozzaglia di mentecatti che lavora, sul piano politico, per l’antifascismo e ostenta, su quello individuale, sentimenti “fascisti” ovvero fa il saluto romano, ricorda l’anniversario della nascita di Benito Mussolini, decora la torta di compleanno con la svastica.
Non è un caso perché, sebbene oggi appaia un’impresa impossibile, la via del riscatto nazionale passa per la rimozione della sconfitta militare del 1945.
L’antifascismo ne è consapevole. E teme che processo di rimozione e di ristabilimento della verità storica possa iniziare.
Manca un gruppo politico che abbia il senso della Nazione e voglia ristabilire i valori nazionali riscrivendo la storia secondo verità che non è fascista ma che, se ristabilita, toglierebbe all’antifascismo il pretesto di esistere, cancellando con esso anche il “neofascismo” che è passato dal ruolo tragico ricoperto negli anni Settanta a quello di giullare che fa tanto felice l’italo-israeliano Emanuele Fiano.
Perché in questo Paese, dopo il 1945, è esistito solo l’antifascismo e, per questa ragione, il solo dirigente politico eliminato fisicamente per la sua politica economica contraria agli interessi degli Stati uniti e delle compagnie petrolifere è stato Enrico Mattei.
Il solo a fare una politica energetica nazionale, perché antifascista – come tanti – dal 25 luglio 1943 aveva però conservato il senso della Nazione.
Enrico Mattei – ricordiamo – è stato ferocemente osteggiato da tutto il centrodestra, in particolare da quel Movimento sociale italiano per il quale gli interessi americani erano prevalenti su quelli nazionali.
Oggi, si trema temendo che i “terroristi” islamici facciano una strage anche nel nostro Paese.
Per evitarla sarebbe sufficiente informare gli ambasciatori americano, israeliano e saudita di preparare i bagagli nel caso che accada perché il “terrorismo” islamico è stato creato dai loro servizi segreti.
Ma non si può fare perché, in Turchia, ad addestrare “terroristi” islamici in funzione anti-Assad ci sono anche gli uomini dei servizi segreti italiani.
Sono complici – i dirigenti politici italiani – di qualsiasi infamia sia perpetrata dagli Stati uniti e dai suoi alleati.
E non per affermare gli interessi nazionali.
La caduta del presidente siriano Assad non comporta nessun vantaggio per l’Italia, come la sua permanenza non ci reca alcun danno.
E allora, cosa ci stiamo a fare (a spese nostre) in quel teatro di guerra?
E la stessa domanda vale per l’Iraq, l’Afghanistan, il Libano, la Somalia ecc. ecc.
Come Roma, anche Washington pretende dagli Stati-clienti un tributo di sangue e soldi, e sangue italiano è stato versato e i soldi sono stati dati.
Cosa ci hanno dato in cambio?
Nulla perché i servi hanno il dovere di ubbidire e di servire, senza pretendere compensi.
Personaggi che non sono in grado di difendere la dignità personale (vedi Gentiloni dinanzi a Trump) neanche avvertono l’esistenza di una dignità nazionale.
Il fascismo si proponeva come primo obiettivo da raggiungere in politica estera, quello di fare dell’Italia una potenza mediterranea, dal 1945 non abbiamo più una politica estera che non sia quella dell’America e per l’America, come ebbe a dire Vittorio Valletta, quindi agli italiani tocca solo pagare e, se è necessario, morire non per l’Italia ma sempre l’America.
Fino a quando?

Opera, 19 agosto 2017

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