La Legge dell’Andata

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di Vincenzo Vinciguerra

Nel 1950, il governo nel neocostituito Stato di Israele emanò la “legge del ritorno” che consentiva a tutti coloro nati da madre ebrea di trasferirsi in Israele acquisendo automaticamente la cittadinanza.

In questi ultimi anni, i governi israeliani conducono una martellante campagna propagandistica per indurre gli ebrei europei a trasferirsi in Israele.

Riteniamo giusto, anzi doveroso il ritorno degli ebrei europei in Israele che, viceversa, non avviene per la semplice ragione che questi ultimi stanno meglio dove sono, cioè in Europa.
Il cuore degli ebrei europei batte per Israele ma, evidentemente, stomaco e portafoglio si riempiono meglio restando dove sono, in Francia, in Germania, in Italia ecc. Come dargli torto?
In Italia dicono che, ufficialmente, gli ebrei residenti sono trentamila, un numero indubbiamente esiguo rispetto ad una popolazione di 60 milioni di persone.
Rappresentano, cioè, i classici quattro gatti che, però, riescono ad essere onnipresenti in tutte le categorie che contano, in quelle che controllano di fatto la politica, la finanza e la stampa del Paese.
E questa onnipresenza si è trasformata, a partire dagli anni Novanta, in onnipotenza che esibiscono senza alcun timore, certi della pavidità delle forze politiche italiane.
Non hanno torto.
Sono riusciti a far processare e condannare all’ergastolo un semplice capitano tedesco come responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, che, nel 1948, la giustizia militare italiana non aveva imputato perché, per il grado che aveva, era l’ultima ruota del carro germanico.
Mezzo secolo dopo, con una campagna mediatica impressionante, la disonestà dei politici italiani, la complicità delle gerarchie militari, il capitano Erich Priebke è stato condannato all’ergastolo per strage quando il suo superiore gerarchico, il colonnello Herbert Kappler, lo era stato per omicidio plurimo.
Una verità ben nota negli ambienti storici e giudiziari, visto che l’ufficiale non era stato accusato della morte di 335 persone ma di quella di 15 fucilati, secondo l’accusa, proditoriamente mentre per gli altri 320 non era imputabile avendo applicato la rappresaglia nel rispetto delle convenzioni internazionali che imponevano un rapporto di 10 civili per ogni militare ucciso.
Forti di questo successo, al quale era seguito quello dell’approvazione della legge per ricordare la Shoah alla data del 27 gennaio di ogni anno, anniversario dell’entrata ad Auschwitz delle truppe sovietiche, gli ebrei italiani si sono autoproclamati censori unici ed infallibili della storia nazionale e, perfino, vaticana.
A Roma, qualcuno voleva intitolare una strada a Giuseppe Bottai: la comunità ebraica lo vieta perché era stato un esponente del regime fascista. Il Vaticano vuole beatificare Pio XII: la comunità ebraica lo vieta perché il suo ruolo nel corso della Seconda guerra mondiale, rispetto alla Shoah, era stato, dice, ambiguo.
Il potere, però, inebria e dà alla testa, così oggi vediamo l’ebreo Emanuele Fiano, parlamentare del Partito democratico, fondatore del movimento “La sinistra per Israele” , farsi promotore di una legge che vieti la propaganda fascista anche se svolta individualmente.
In pratica, se uno alza il braccio per chiamare e salutare un amico secondo Fiano va arrestato perché ha fatto il saluto romano ed è incorso nel gravissimo reato di apologia del fascismo.
Se un italiano dice il classico “me ne frego”, Fiano pretende che venga sbattuto in galera perché è il motto che ostentavano le squadre d’azione dei Fasci di combattimento.
Se io dico che, in fondo, Fiano mi sembra un cretino devo essere incriminato per oltraggio alla Shoah perché suo nonno è stato deportato a Auschwitz, quindi evito di dirlo e non dico a nessuno che lo penso.
Posso, però, suggerire che il Parlamento italiano vari la legge dell’andata per i Fiano e tanti come lui che hanno il cuore in Israele, non per mandarli dove i lettori, maliziosamente, pensano che io li voglia mandare ma, viceversa, per spedirli proprio nella loro patria, in Israele con il permesso di rientrare in Italia solo per turismo.
Credo che un’iniziativa del genere susciterà l’entusiasmo del governo israeliano che anela a rinfoltire il numero degli ebrei residenti in Israele.
Se i Fiano se ne vanno in Israele, l’Italia ci guadagnerà certamente, magari Israele meno ma non è un problema nostro.
Quindi, Emanuele Fiano se ne vada magari insieme a Gad Lerner, Paolo Mieli e tanti altri, tutti insieme, in Israele.
Andate, andate…

Opera, 14 settembre 2017

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