Il Prescritto

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di Vincenzo Vinciguerra

Siamo un Paese unico al mondo, il solo nel quale un leader politico ha il record di reati e condanne caduti in prescrizione.
Silvio Berlusconi, perché di lui ovviamente parliamo, si presenta come un perseguitato dalla giustizia italiana mentre, e ben vedere, è ancora a piede libero grazie ad una magistratura che ritarda i processi, assolve per insufficienze di prove, e, soprattutto, prescrive.
L’ultima condanna caduta in prescrizione gli è stata inflitta per aver corrotto il senatore Sergio De Gregorio per farlo passare dal centro-sinistra al centro-destra. Gli hanno dato tre anni di reclusione che, naturalmente, non farà.

Il giorno in cui sono state rese note le motivazioni della condanna emesse dalla Corte di appello ha festeggiato a Catania in compagnia di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, dopo aver garantito ai catanesi che lui è il garante della legalità.
La stessa garanzia l’ha data, sempre nello stesso giorno, in una intervista trasmessa in prima serata a Canale 5.
Qualche giorno prima era stato reso noto che è ancora indagato, per la terza volta, come presunto mandante, insieme a Marcello Dell’Utri, delle stragi mafiose del ‘93.
La nuova accusa si basa sulle dichiarazioni, intercettate a sua insaputa, di Giuseppe Graviano, condannato all’ergastolo proprio per quelle stragi.
A difendere Silvio Berlusconi è sceso in campo Luciano Violante il quale, forse informato dall’anima di Stalin, ha dichiarato che Graviano ha parlato sapendo di essere intercettato e, quindi, ha inteso calunniare (questo il pensiero di Violante) il povero Berlusconi e quell’anima candida di Marcello Dell’Utri.
È lecito chiedersi per quali ragioni Giuseppe Graviano debba calunniare Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.
Lo paga qualcuno? Gli hanno promesso benefici carcerari? Magari la grazia presidenziale?
È certo che Giuseppe Graviano non è mentalmente instabile, quindi ipotizzare che intenda calunniare Berlusconi e Dell’Utri senza una motivazione logica, è semplicemente grottesco.
La banda del Partito democratico, di cui si è fatto portavoce l’ex magistrato Luciano Violante, sono 23 anni che governa insieme ad un individuo i cui rapporti con la mafia palermitana sono stati processualmente accertati me ritenuti non penalmente rilevanti.
I magistrati hanno, difatti, preferito credere che a mantenere i collegamenti con la mafia era il solo Marcello Dell’Utri, co-fondatore di Forza Italia, che oggi si trova in carcere a Rebibbia per scontare una condanna a 7 anni di reclusione proprio per concorso esterno in associazione mafiosa.
Ma non c’è solo Giuseppe Graviano, perché a parlare di Silvio Berlusconi come finanziatore della mafia è stato anche Salvatore Riina, le cui dichiarazioni sono state debitamente intercettate e debitamente ignorate almeno fino ad oggi. Insieme ai due ci sono decine di pentiti che fanno riferimento al progetto politico al quale hanno partecipato le mafie italiane per creare un “partito degli amici”.
E, per straordinaria coincidenza, proprio dopo le stragi mafiose del ‘93 nasce “Forza Italia” il cui co-fondatore, Marcello Dell’Utri, è legato al Gotha mafioso palermitano e non solo.
Sono fatti che ormai sono entrati a pieno titolo nella storia italiana, descritti in fascicoli processuali e in ottimi libri (vedi “La strategia dell’inganno” di Stefania Limiti, ad esempio), non smentibili né confutabili.
La verità è che in paese normale, con una classe politica normale, con una magistratura normale, Silvio Berlusconi sarebbe già stato allontanato dalla vita politica e, magari, non gli sarebbe stato permesso di parteciparvi.
Ma l’Italia non è un Paese normale.
Sono 7 od 8 le condanne cadute in prescrizione per gli inspiegabili ritardi con i quali sono stati concetti i processi, o per la concessione reiterata delle attenuanti generiche, una condanna a 4 anni di reclusione è andata definitivamente, mentre altri processi sono in corso a carico di Silvio Berlusconi.
Un’opposizione seria avrebbe già pubblicato per esteso il certificato penale di Berlusconi e una magistratura seria lo avrebbe dichiarato da tempo delinquente abituale, professionale e per tendenza.
Viceversa, c’è il rischio concreto che torni ad essere il presidente del Consiglio dei ministri, ragione in più per non credere che Giuseppe Graviano abbia voluto calunniare proprio lui che, potenzialmente, è in grado di dare ancora una mano agli amici e agli amici degli amici purché, ovviamente, stiano zitti. Proprio come fa Marcello Dell’Utri.
L’Italia della malavita si perpetua e cambia in peggio. Dalla coppia Andreotti-Lima siamo passati a quella composta da Berlusconi e dell’Utri, mentre non si profila all’orizzonte una opposizione seria che innalzi una bandiera sulla quale scrivere come programma una sola parola: onestà.

Opera, 3 novembre 2017

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