Il Silenzio dei Colpevoli

image

di Vincenzo Vinciguerra

Con l’aiuto di una lente d’ingrandimento ho potuto leggere sul quotidiano italo-israeliano Il Corriere della sera, la notizia che Gilberto Cavallini è stato rinviato a giudizio per concorso nella strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Non anticipiamo giudizi. A differenza di quanti hanno sempre proclamato l’innocenza dei componenti della famiglia «Addams» (Valerio Fioravanti e Francesca Mambro) e di Luigi Ciavardini senza aver mai letto un solo foglio degli atti processuali, solo per ordine di partito e di servizio (segreto), attendiamo di conoscere altri particolari prima di fare ipotesi sull’esito finale del processo a carico del Cavallini. Per ora prendiamo atto che la magistratura di Bologna ha ritenuto di avere indizi sufficienti per rinviarlo a giudizio.
Quello che qui ci preme sottolineare è il silenzio pressoché assoluto che ha accompagnato una notizia che avrebbe dovuto essere clamorosa, visto che si parla di un eccidio costato la vita a 85 persone e il ferimento di altre 200.

Invece, con la sola eccezione del TG1, tutti i telegiornali Rai e Mediaset hanno taciuto.
Non è una notizia che agli italiani non interessa, al contrario a loro interesserebbe molto e, a maggior ragione, partiti e servizi (segreti) hanno imposto il silenzio.
Le sconfitte bruciano.
Da oltre trent’anni, difatti, l’italica canea politica e giornalistica, con rare eccezioni, ha condotto una campagna mediatica come poche se ne sono viste in Italia per convincere gli italiani che «Jerry» e «Morticia» Fioravanti e l’amico Ciavardini erano stati condannati ingiustamente perché i colpevoli erano altri.
E, infine, erano pure riusciti a indicare i colpevoli: i palestinesi o, in subordine, i libici o tutti e due insieme.
I magistrati della procura della Repubblica di Bologna si erano impegnati nella ricerca delle prove contro palestinesi e libici ma non avevano trovato nemmeno un indizio.
Intanto, «Jerry» e «Morticia», dopo aver scontato solo 18 anni di carcere effettivo con 6-7 ergastoli a testa, erano usciti in semi-libertà (15 ore fuori dal carcere, 9 ore dentro la notte, per dormire), e infine il Tribunale di sorveglianza di Roma, fingendo di credere al loro ravvedimento, preteso per legge, ha concesso a entrambi la liberazione condizionale e i due, oggi, sono da anni liberi cittadini.
I 95 cittadini italiani che hanno ammazzato ufficialmente non sarebbero stati d’accordo ma i morti non hanno voce e quella dei vivi è stata ignorata anche – e soprattutto – dal Partito democratico.
Qui, nel carcere di Opera, Gilberto Cavallini era stato rieducato a dovere tanto da scrivere perfino una poesia a Gesù pubblicata, con orgoglio, sul giornale del carcere.
Per questa ragione aveva ottenuto, pure lui a tempo di record, permessi premio e semi-libertà, ma poi era stato arrestato perché trovato in possesso di una pistola e perché sospettato di aver preso parte a diverse rapine.
La rieducazione a Opera produce questi effetti.
Ora, per lui riprende un altro iter processuale che prende atto, con notevole ritardo, dei rapporti che lui e gli «Addams» intrattenevano con gli ordinovisti di servizio (segreto) del Veneto.
C’è voluto tempo per i giudici di Bologna per imboccare questa via.
Ci sono voluti in 15 anni, tre sentenza passate in giudicato per tre stragi (piazza Fontana, via Fatebenefratelli e Brescia) i cui responsabili sono stati indicati in persone facenti parte dell’ambiente ordinovista veneto.
Non tutte sono state condannate ma i nomi di Carlo Maria Maggi, Carlo Digilio e Marcello Soffiati sono ormai iscritti fra i responsabili dell’eccidio di Brescia e, quello del solo Digilio, anche della strage di piazza Fontana.
Il sospetto che forse la contiguità politica e umana con il mondo stragista veneto-romano possa aver prodotto come effetto la partecipazione all’eccidio di Bologna non solo dei Fioravanti e Ciavardini ma anche del loro sodale Cavallini, oggi aleggia negli uffici giudiziari di Bologna.
Vedremo.
Intanto, i difensori dei responsabili della strage di Bologna del 2 agosto 1980 stanno zitti, non commentano anzi, come abbiamo visto, nemmeno parlano del rinvio a giudizio di Gilberto Cavallini in attesa dell’esito del processo di primo grado che, se si concluderà con un’assoluzione, darà loro modo di ridare fiato alle trombe innocentiste.
Nel dubbio, però, la parola d’ordine è silenzio.
Il silenzio è l’arma dei complici e dei colpevoli, perché l’hanno usata per ammazzare tante verità che oggi sono affermate ma che gli italiani non conoscono.
Non ancora.

Opera, 5 novembre 2017

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...