Combattenti

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di Vincenzo Vinciguerra

Da tanti anni ormai è stata imposta all’opinione pubblica mondiale la figura del «terrorista».
Il termine è stato coniato per escludere dalla tutela delle convenzioni internazionali quei combattenti che non hanno altra scelta che condurre la loro lotta contro regimi oppressori utilizzando i metodi classici della guerra partigiana.
Non esistono uomini votati al terrore, sul piano politico e ideale.
La formula della dissociazione che condanna l’uso della violenza come metodo è, prima che cretina, fuori luogo perché la politica richiede l’uso di tutti i mezzi da quelli pacifici a quelli violenti, se e quando si palesano come necessari anche questi ultimi.

Sono gli Stati, le istituzioni totali, le organizzazioni criminali che possono utilizzare la violenza come metodo sistematico a tempo indeterminato, non quanti aspirano a creare un mondo migliore.
Per questi ultimi la violenza è solo un mezzo contingente per affrontare un nemico che rifiuta il confronto politico e civile, che obbliga i propri avversari a ripiegare sull’uso delle armi.
Lo Stato di Israele, per esempio, è terrorista perché è nato con il terrore, si è imposto con il terrore, vive ancora oggi alimentando il terrore contro l’indifesa popolazione palestinese.
In Italia, purtroppo, una foltisssima schiera di codardi si è dissociata dal proprio passato senza che i suoi rappresentanti provino vergogna nel definirsi «ex terroristi».
Lo hanno fatto per sottrarsi al carcere e alla violenza, non solo fisica, dei secondini, ma purtroppo pretendono di scrivere libri, concedere interviste, partecipare a dibattiti con l’unico scopo di condannare il «terrorismo» e di gettarsi fango addosso da soli.
Mancano di decenza, ma non riescono egualmente nella loro «cupidigia di servilismo» a radicare nella storia la figura del «terrorista».
Nella storia e per la storia esistono e continueranno a esistere solo combattenti per cause che possono essere giudicate giuste o sbagliate, che possono concludersi con la vittoria o con la sconfitta, ma che non possono essere negate sul piano storico.
La loro negazione è possibile solo sul piano propagandistico e può penetrare solo in menti deboli e sprovvedute.
Non si adegua certo alla propaganda uno storico del livello di Aldo Giannuli che in un libro dedicato al funzionamento dei servizi segreti, meritevole di essere letto e ben studiato, a pag. 246, scrive:

«L’ideologia antiterrorista parte da un errore di base: individua il suo nemico in un criminale che ha delle motivazioni politiche, mentre si tratta, al contrario, di un soggetto politico che fa ricorso a metodi penalmente sanzionati». (ln Come funzionano i servizi segreti, Ponte alle grazie, Milano, 2010).

Metodi che si ispirano a quelli utilizzati dallo Stato che combattono e che non saranno mai penalmente sanzionati, perché lo Stato non processa se stesso.
E l’affermazione non vuole essere un alibi ma una constatazione che si poggia su mille esempi anche non lontani nel tempo, come i fatti di Genova del 2001 dimostrano.
Tutti terroristi, dunque?
No: da un lato c’è una classe politica che vuole mantenere potere e privilegi, che utilizza in modo spregiudicato quella prostituta burocratica che chiamano Stato, e dall’altro ci sono uomini che hanno ragioni ideali, progetti politici e una visione del mondo e della vita che si pone in netta antitesi con quella del potere vigente.
Non sono argomenti comprensibili da lazzaroni e vaiasse ma, fuori dal carcere, ci sono ancora uomini e donne in grado di recepirli e condividerli.
Ho una causa e una bandiera. In tutta la mia vita non ho trovato una sola ragione per ripudiare questa causa e ammainare questa bandiera, al contrario ne ho trovate mille e ancora mille per sostenerla e sventolarla.
E questa certezza, ormai incrollabile, mi permette di vivere e lottare in mezzo allo squallore morale e intellettivo del carcere italiano da oltre 38 anni.
Chi mai si possa ancora illudere che possa arrivare il giorno in cui mi stancherò può abbandonare ogni speranza.
Vivo nel posto giusto per alimentare il mio disprezzo per lo Stato non solo carceriere.
Ed è un disprezzo, documentato, che mi sopravvivrà.

Opera, 12 novembre 2017

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