Quale Italia?

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di Vincenzo Vinciguerra

Anche se come “espressione geografica” l’Italia esiste ancora. Ma cosa sia oggi questa Paese è difficile dirlo.
Forse perché apparteniamo ad un altro mondo e ricordiamo un’altra Italia restiamo attoniti dinanzi allo spettacolo di una classe politica che, con l’eccezione dei 5 stelle, ha definitivamente smarrito il senso morale; tanto da restare indifferente dinanzi allo spettacolo che è iniziato a Strasburgo e che ha come protagonista il noto (agli atti giudiziari) Silvio Berlusconi.
Non solo i suoi complici che tutti preferiscono definire i suoi alleati, da Fratelli d’Italia (quale Italia?) alla Lega nord e così via, ma anche i suoi presunti avversari politici non commentano la farsesca pretesa di Silvio Berlusconi di vedersi restituire l’eleggibilità politica dalla Corte internazionale di Strasburgo.

Berlusconi è stato condannato a 4 anni di reclusione, con sentenza passata in giudicato, dei quali tre sono stati condonati e uno lo ha passato come affidato in prova al servizio sociale.
La condanna, unita a tutte quelle che lo hanno dichiarato colpevole ma non punibile per avvenuta prescrizione (l’ultima a 3 anni per corruzione), fanno di lui il solo pregiudicato che dirige una forza politica, anzi una coalizione politica nel mondo.
La condanna comporta come conseguenza logica la sua ineleggibilità, decretata per legge approvata però dopo che lui aveva commesso il reato e, di conseguenza, ad avviso suo e dei pagatissimi legali non applicabile retroattivamente, da qui il ricorso a Strasburgo.
A prescindere dall’amara considerazione che hanno dovuto fare una legge per impedire ai pregiudicati di sedere in Parlamento, divenire sottosegretari, ministri, presidenti del Consiglio e magari della Repubblica, rimane il fatto che Silvio Berlusconi ha presentato ricorso a Strasburgo non per chiedere che affermi la sua innocenza ma solo perché riconosca che la legge Severino non possa avere nel suo caso valore retroattivo.
In altre parole, a Berlusconi la condanna va benissimo, la qualifica di pregiudicato non lo infastidisce nel convincimento che magari gli procura i voti dei “bravi ragazzi”, ma pretende di potersi sedere nuovamente in Parlamento, anzi di potersi insediare a Palazzo Chigi nella veste di presidente del Consiglio e, magari, fra alcuni anni al Quirinale come presidente della Repubblica.
Come altri “perseguitati dalla giustizia”, da Dell’Utri a Previti, per citarne solo due, anche Berlusconi non richiede la revisione del processo che, se accolta, gli garantirebbe un nuovo processo di appello e la possibilità di essere assolto con formula piena, perché a favore della sua innocenza ha solo la propaganda che riesce a farsi grazie alle sue televisioni e ai suoi giornalisti.
Per continuare a coltivare i suoi sogni di gloria, l’ottantunenne Berlusconi scova il cavillo legale, quello della non retroattività della legge Severino.
In teoria potrebbe aver ragione se non fosse che il diritto romano è stato cancellato dai vincitori della Seconda guerra mondiale (e si è visto nel caso Priebke) che sulla base di reati inventati da loro a conflitto iniziato hanno giudicato e condannato i vinti.
In pratica ha torto perché la legge non ha aggravato retroattivamente la pena che gli è stata inflitta e, tantomeno, ha riconosciuto come reato quello che prima non lo era, quindi la legge Severino stabilisce quella che la dignità del Parlamento e delle istituzioni in ogni Paese normale esige: cioè l’esclusione dal loro interno per indegnità personale dei pregiudicati.
Avrebbe dovuto fare scandalo che per bloccare l’ingresso in Parlamento ai delinquenti si dovesse fare una legge, non soccorrendo più il senso morale e la dignità nazionale.
Viceversa, in questa Italia, un presunto avversario politico di Berlusconi, Matteo Renzi, si augura che venga riconosciuto a Strasburgo eleggibile in modo da potersi confrontare con lui.
Silvio Berlusconi non è un reo recuperato alla società dopo una adeguata opera di rieducazione, è un personaggio che ha dato un contributo poderoso alla diffusione della corruzione morale, non solo materiale, nella società italiana tanto da farsi accettare dal 30 per cento dei votanti (che per fortuna non corrispondono al 30 degli italiani) come leader, candidabile alla presidenza del Consiglio.
I suoi avversari non sono da mano esclusi – è giusto dirlo – quelli del Movimento 5 stelle, perché con lui si accordano, dialogano, tramano e truffano, insieme a lui, gli italiani.
Quale Italia, quindi?
L’alta mafia al potere ha solo interessi da proteggere: primo quello di restare al potere organizzando sceneggiare che prevedono pubblici litigi e segreti accordi.
Un’Italia criminale che sopravvive con l’inganno creando coalizioni politiche di perdenti per avere la supremazia su un partito che è votato dalla maggioranza degli elettori.
Un’Italia di cui possiamo solo vergognarci.

Opera, 22 novembre 2017

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