L’agibilità morale

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di Vincenzo Vinciguerra

Esisterebbe un modo per bloccare l’avanzata della malavita in campo politico, burocratico e istituzionale e restituire all’Italia dignità in quello internazionale.
Riscoprire che abbiamo la necessità di creare una classe dirigente politica, burocratica e istituzionale che sia scelta in base al criterio primo e assoluto di una meritocrazia morale.
In altri termini, non deve valere nella selezione delle persone il carisma politico, la competenza professionale, le capacità tecniche e intellettuali che pure ci devono essere, se non subordinate all’integrità morale.

Oggi non è solo la politica a essere marcia ma anche lo Stato, i cui dipendenti se condannati a pene non superiori a due anni per un reato doloso rimangono al loro posto e proseguono nella carriera, mentre nelle forze militari e di polizia è il disonore che possono gettare sul Corpo di appartenenza non il reato che hanno compiuto a decretare la loro espulsione.
Distinzione, questa, che rivela come la corruzione morale sia ormai insita anche in quelle istituzioni chiamate a contrastare la criminalità in tutte le sue forme, perché non esistono reati la cui consapevole commissione non comporti disonore per coloro che li compiono e per l’amministrazione di appartenenza.
La pretesa dello Stato italiano che esistano reati onorevoli si commenta da sola.
Tanto più che con il comodissimo (per la criminalità) codice di procedura penale e i suoi riti alternativi a quello ordinario, si possono compiere reati di notevole gravità contenendo le condanne a non più di due anni di reclusione.
Se questa “benevolenza” nei confronti di chi delinque è concessa ai dipendenti dello Stato e delle pubbliche amministrazioni, è riconosciuta come doverosa nei confronti dei politici.
Neanche il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari a Torino deciso in questi giorni, ha provocato una reazione in campo politico da parte di amici e presunti avversari.
Per il pregiudicato capo di “Forza Italia” come per tantissimi altri conta ormai la sola “agibilità politica”, mentre quella morale è stata dimenticata.
Eppure, adottare come metro di giudizio l’agibilità morale consentirebbe di fare pulizia nel mondo politico, escludendo tanti che oggi si trincerano dietro amnistia, prescrizioni, condanne lievi, ma anche persone che pure non hanno riportato ancora condanne penali, che sono indiziati, inquisiti, sospettati, figli di condannati e di prosciolti per insufficienza di indizi, non una ma molte volte.
L’attenuazione del senso morale o, forse, la sua scomparsa consente a Silvio Berlusconi di presentarsi ancora come il leader del centro-destra, pronto a insediarsi a Palazzo Chigi come nuovo presidente del Consiglio.
Le conseguenze si vedono anche nel campo dell’interpretazione di quella che è la democrazia. In questo Paese, difatti, unico e solo, il presidente della Repubblica non affida l’incarico di formare il nuovo governo al partito più votato dagli italiani, ma a quello che dirige una coalizione di falliti e di sconfitti.
In ogni altro Paese del mondo, il partito che vince le elezioni, se non ha la maggioranza assoluta, cerca alleanze per governare, in Italia le alleanze si fanno prima in modo che sommando il 10 per cento, con il 13 per cento, il 4,5 per cento e così via i falliti riescono a superare come numero di voti i vincitori e a governare al loro posto.
Anche in questo caso si avverte la mancanza del senso morale perché si è dinanzi a una truffa di dimensioni macroscopiche ma nessuno ha la forza di insorgere.
Non basta astenersi dal voto, perché i politici attuali con un numero sempre più esiguo di voti pretendono di governare in nome di tutto il popolo italiano nel quale sono compresi ovviamente anche tutti coloro che non li hanno votati.
L’Italia non vive un farsa quotidiana, ma un dramma che rischia di sfociare in tragedia in un futuro prossimo venturo e sarebbe necessario, di conseguenza, scoprire che l’agibilità morale deve precedere quelle politica, istituzionale, burocratica.
È sufficiente riprendere a giudicare gli uomini della politica e dello Stato sul piano morale per spazzare via tutto il marciume che da oltre settant’anni vive come un parassita attaccato al corpo del Paese reale.
E non servono le armi, bastano gli sputi.

Opera, 30 novembre 2017

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