Cupidigia di Servilismo

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di Vincenzo Vinciguerra

L’annuncio è stato dato in toni trionfali: il Giro d’Italia del 2018 partirà da Gerusalemme e farà tre tappe in Israele.
Il pretesto ufficiale per spiegare questa singolare iniziativa è che si vuole rendere omaggio a Gino Bartali, il campione ciclista italiano, che durante la guerra ha salvato degli ebrei ed è stato proclamato per questa ragione «giusto fra le nazioni».
Il conto non torna.
Anche Giorgio Almirante, dopo l’8 settembre 1943, aiutò una famiglia di ebrei e ne ricevette, in cambio, documenti falsi per andarsi a nascondere a Torino, ma quando l’indiziato di reato per corruzione Gianni Alemanno propose di intitolargli una via a Roma, la comunità ebraica pose il veto.

Eppure i meriti di Giorgio Almirante e dei suoi sodali nei confronti di Israele, dell’organizzazione Irgun di Menachem Begin e dei suoi servizi segreti son ben maggiori di quelli di Gino Bartali.
Solo che a proclamare Giorgio Almirante «giusto fra le nazioni», il Giro d’Italia avrebbe dovuto partire dalla Sinagoga di Roma. Meglio nascondersi dietro Gino Bartali e farlo partire da Gerusalemme.
Si utilizza, in realtà, l’immancabile «Shoah» per occultare un gesto di significato squisitamente politico che si allinea con quelli compiuti dal presidente americano Donald Trump.
Far partire il Giro d’Italia da Gerusalemme significa riconoscere, in maniera implicita, che la città è la capitale di Israele e, non a caso, sulla stampa circola proprio in questi giorni la notizia che Donald Trump avrebbe deciso di spostare la sede dell’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme.
A provarci anni fa era stato proprio l’indiziato di reato per corruzione Gianni Alemanno che si era impegnato come sindaco di Roma a fare il gemellaggio con Gerusalemme. Venne bloccato all’epoca dal ministero degli Esteri il quale fece presente che nessuno aveva mai riconosciuto Gerusalemme come capitale «eterna e indivisibile» dello Stato di Israele, e che il gesto avrebbe avuto pesanti ripercussioni sui rapporti con i palestinesi.
Alcuni anni dopo, strumentalizzando lo sport, ci si mette ancora una volta a disposizione di uno staterello che ha meno abitanti della Lombardia, facendo partire il Giro d’Italia da una città, Gerusalemme, che gli ebrei hanno conquistato prima con il terrore massacrando uomini, donne e bambini arabi, poi con le armi.
Si pretende, cioè, di ricordare il genocidio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale sulla cui reale entità non si può dubitare a norma di codice penale, esaltando uno staterello che si è costituito sul genocidio del popolo palestinese ancora oggi oppresso e affamato.
Ribadiamo ora una domanda già posta in passato: la cupidigia di servilismo dei governi italiani di centro-destra e di centro-sinistra nei confronti di una staterello popolato dai classici quattro gatti, che non è una potenza industriale, che non possiede materie prime, che vive con i miliardi elargiti da Stati uniti e Unione europea, che è una potenza militare e nucleare, che ha sempre agito al di fuori delle convenzioni internazionali ammazzando a destra e a manca, da cosa deriva?
Si può rispondere affermando che Israele è uno strumento degli Stati Uniti, proiettati al controllo totale e assoluto del Medio Oriente, ma è possibile, anche in base ad una documentazione copiosa e non smentibile, che siano gli Stati uniti lo strumento di Israele ben deciso a ricostituire il suo Regno e a ricostruire il Tempio di Gerusalemme distrutto dalle legioni di Roma.
Anche rischiando la solita accusa di antisemitismo (ridicola perché anche gli arabi sono semiti), ci siamo autorizzati a pensare e a scrivere che dietro Israele esiste un potere finanziario che non ha eguali nella storia dell’umanità, in grado di condizionare tutti gli Stati e capace di controllare il potere mediatico per influenzare i popoli a proprio favore.
Lasciamo stare la Shoah!
Chi scrive è sempre stato contrario alle persecuzioni indiscriminate, se non altro, a parte i motivi etici, perché si abbattono sui più deboli mentre i più forti riescono a salvare se stessi e i loro capitali.
Il ruolo di oppressori di un popolo, di persecutori di un popolo, di massacratori di vecchi, donne e bambini lo lascio agli israeliani, quello che voglio è denunciare questa classe politica italiana che da oltre settant’anni, nel bianco di un tricolore finalmente privo dello stemma dell’infame Casa Savoia, ha iscritto la parola «disonore».
Ed è questa la bandiera che sventolano i «sovranisti», i «patrioti», tutti i partiti politici non uno dei quali ha la dignità di dire basta con l’ossequio deferente verso coloro che si sentono i nostri padroni e ci trattano da servi.
Lo dico, e lo posso dire, perché la mia bandiera tricolore è quella sul cui bianco altri italiani avevano scritto la parola «Onore».

Opera, 3 dicembre 2017

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