Jus Soli

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di Vincenzo Vinciguerra

È tempo di comici.
Per uno come Grillo che ha contribuito a fare qualcosa di serio, ci sono quelli che continuano a farci ridere, come Giorgia Meloni e la sua banda.
Antifascisti ma con una marea di fessi che alle loro manifestazioni fanno il saluto romano, che ora vogliono arruolare Caio Giulio Cesare Mussolini, difensori dell’onestà in politica ma leali sudditi del pluripregiudicato Silvio Berlusconi, quelli dei «Fratelli d’Italia» ora hanno deciso di impegnarsi nella raccolta di firme contro lo ius soli, per impedire che i figli degli stranieri nati in Italia siano riconosciuti cittadini italiani a tutti gli effetti.

In realtà, Giorgia Meloni e la sua banda, insieme a Matteo Salvini, il cui grido di battaglia era «Italia vaffan…», con la benedizione del pregiudicato Silvio Berlusconi, tentano di truffare gli italiani con il classico gioco delle tre carte.
Cosa temono gli italiani? L’afflusso sempre maggiore e incontrollato di migranti extracomunitari provenienti per la maggior parte da Paesi africani e nord-africani.
Paura comprensibile in un Paese in cui i poveri aumentano in proporzione inversa ai capitali personali di Silvio Berlusconi, e si trovano penalizzati da una politica governativa e clericale che privilegia gli stranieri nell’assegnazione di case e nell’assistenza trascurando le loro necessità.
Ma il problema rappresentato dagli stranieri di seconda generazione, nati in Italia, non va confuso con quello dell’immigrazione come invece fanno la Meloni, Salvini e Berlusconi.
Sono due problemi distinti e separati.
Il primo mette alla prova il concetto di civiltà, il secondo quello della capacità assistenziale.
Perché lo ius soli va approvato?
Perché abbiamo stranieri di altre razze e di altro colore della pelle che sono nati in Italia, che parlano italiano, che frequentano le scuole italiane, che si sentono italiani perché sono già italiani.
Roma, quando era capitale dell’impero, accoglieva tutti, ora che è capitale della mafia rifiuta di riconoscere come cittadini quanti sono nati qui perché i loro genitori sono giunti per trovare una nuova Patria ma, al posto di una Madre, hanno trovato una matrigna da trivio.
Chi teme la contaminazione della stirpe è ridicolo nel momento in cui la promiscuità di genere è cosa di ogni giorno, con ragazze italiane che si accompagnano ad africani e nord-africani e spesso li sposano o ci convivono mettendo al mondo figli che, certo, nessuno osa pensare che non debbano essere considerati italiani.
L’integrità della stirpe si difende con la cultura e con la consapevolezza che l’incontro fra le razze non deve necessariamente avvenire sul piano sessuale, sempre che non si miri a creare nel prossimo secolo un popolo meticcio.
Si può convivere, si può essere cittadini dello stesso Paese, pur mantenendo inalterate le caratteristiche fisiche della propria «razza» non con l’esclusione o l’imposizione ma ponendo l’accento sulle differenze, sulle tradizioni, sui costumi, sulle credenze religiose che sono necessariamente distinte e separate.
Non è cacciando gli stranieri e scavando grottesche trincee che si difende la sopravvivenza della «razza» bianca ormai minoritaria rispetto a quella di colore, ma pilotando un processo di integrazione che consenta a ognuno di restare quello che è pur riconoscendosi nella stessa Patria.
Le guerre per la supremazia di una «razza» sulle altre non sono finite.
L’eredità del Giappone imperiale che sognava di assumere la leadership dell’Asia cacciandone i bianchi è stata raccolta dalla Cina popolare, quella della Germania nazionalsocialista che voleva imporre la supremazia della «razza» ariana è stata frantumata e dispersa e, forse, un giorno ancora lontano, si potrà perpetuarla con l’aiuto dei cittadini di colore che tanti oggi vogliono cacciare dalle nostre terre.
La lungimiranza non è una dote dei fessi dell’estrema destra oggi impegnati a rastrellare voti per arriva all’1 per cento o, se va bene, al 3,5 per cento facendo leva sui sentimenti legittimi ma irrazionali di tanti italiani che hanno timore nel passare per strade dove bivaccano, perché nullafacenti e abbandonate, centinaia di persone di colore.
Per vedere questi ragazzi allontanarsi dalle strade sarebbe necessario dargli un lavoro e una casa e dopo sarà facile scoprire che sapranno essere, nella loro stragrande maggioranza, cittadini modello che, certamente, non voteranno mai per il pregiudicato Silvio Berlusconi e i suoi alleati-sudditi.
Lo ius soli è un diritto dei ragazzi che sono nati in Italia e che solo la pavidità di questa classe politica impedisce ancora di riconoscere.
Prendiamone atto.

Opera, 5 dicembre 2017

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