Italico Manicomio

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di Vincenzo Vinciguerra

In un Paese in cui il governo è affidato non al partito che vince le elezioni politiche ma a quelli che le perdono, perché sommando i voti della loro sconfitta riescono a spacciarla come vittoria della loro coalizione, nulla riesce più a sorprendere.
Così mentre nessuno osa protestare perché il Giro d’Italia lo fanno partire da Gerusalemme che Italia non è, facendone pagare le spese ai contribuenti italiani, inizia la «liberazione» del Nord Italia dai «nazifascisti».
Con un leggero ritardo di 72 anni, l’antifascismo italico scopre che i fascisti sono ovunque e che ormai rappresentano un pericolo contro il quale occorre mobilitarsi.
Dinanzi a una campagna politica e giornalistica che invoca provvedimenti repressivi contro i fascisti, è giusto chiedersi il cui prodest?

Già, perché dinanzi alla realtà che vede gruppetti composti da quattro gatti che sono, contestualmente, quattro fessi che con il fascismo non hanno nulla da spartire, è lecito chiedersi a quale fine s’inventa un pericolo fascista che non esiste.
A Como, 13 fessi impongono la lettura di un loro volantino a una platea di 20 donne e anziani e, subito, il Partito democratico organizza una manifestazione di protesta.
A Milano, qualcuno cancella da un muro la scritta «bella ciao» e la sostituisce con quella di «Duce a noi» e, immediatamente, il sindaco Sala invoca la mano dura contro i fascisti.
A questo punto è legittimo sospettare che l’obiettivo del centro-sinistra siano altro che non gli inesistenti fascisti, difatti è sufficiente mettere a confronto quello che dicono i quattro fessi e gli esponenti della Lega e dei «Fratelli d’Italia» per verificare che non ci sono differenze.
Non ritenendo opportuno e conveniente accusare di fascismo Matteo Salvini e Giorgia Meloni e le rispettive bande, gli esponenti del centro-sinistra fanno ridere i polli scagliandosi contro quattro fessi che vanno in giro vestiti da becchini, con le teste rasate, e che fanno il saluto romano quando non ci sono questurini nei pressi.
Il gioco, in fondo, è scoperto.
Gli ascari dell’estrema destra fungono da specchietto per le allodole, convinti di essere usciti del ghetto, e su di loro piovono i fulmini del centro-sinistra e, tra poco, quelli del ministero degli Interni.
Sono 72 anni che si va avanti in questo modo, con gente che finge di essere fascista per racimolare voti, con fessi che si credono fascisti pur ignorando cosa sia stato il fascismo, con antifascisti che speculano sul «pericolo fascista» annunciando che è giunto il momento di sventare una volta per sempre la «minaccia fascista».
Negli anni Settanta fu una tragedia, oggi è una farsa che, però, non fa ridere perché prova che gli italiani non sono più in grado di pensare, riflettere, reagire.
Una massa inerte che incassa ogni colpo e, come un pugile suonato, si rialza per andare incontro al nulla che lo attende.
Sono 72 anni che viviamo nell’emergenza. Prima c’era il pericolo comunista, poi quello sovversivo rosso e nero, in seguito quello mafioso, recentemente quello islamico e, quando quest’ultimo si attenua, ecco rispuntare la «minaccia fascista».
Il pregiudicato Silvio Berlusconi confida più sugli amici, gli amici degli amici, i buoni amici che non sui fessi dell’estrema destra sui quali contano viceversa il secessionista rinnegato Matteo Salvini e la «ducia» di «Fratelli d’Italia» Giorgia Meloni che vuole combattere la corruzione e la criminalità con il condannato per corruzione ed evasione fiscale Silvio Berlusconi.
Un manicomio, dicevamo, dove nulla ha più senso: non le parole, non le promesse, non la logica, non i fatti perché oggi tutti dicono, promettono e fanno quello che fino a ieri negavano di voler dire, promettere e fare e, domani, negheranno di aver detto, promesso e fatto quello che hanno detto, promesso e fatto oggi.
Una politica demenziale che, però, consente ai burattinai di sviare l’attenzione degli italiani dai problemi reali, quelli che nessuno ha mai risolto e nessuno saprà mai risolvere perché non si può guidare un popolo se non si hanno idee ma solo programmi.
E se non si hanno idee, non si può avere una meta e tracciare un cammino, si è condannati a seguire quello che fanno gli altri, i padroni del destino di una Nazione che, negli anni ‘30, era riuscita a diventare una potenza mediterranea e che, 72 anni dopo la sconfitta milifiare, è la prima impotenza d’Europa.
Passi per l’impotenza in campo politico, economico e militare, ma una volta eravamo considerati almeno un popolo di furbi, oggi siamo, a giusto titolo, ritenuti una massa di fessi.
E come dargli torto?

Opera, 7 dicembre 2017

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