Morto che parla

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di Vincenzo Vinciguerra

Moribondo non è.
Parla, straparla, scrive, riceve amici e compari nella comoda cella di Rebibbia dove certo è servito con doveroso ossequio, eppure Marcello Dell’Utri pretende di tornare a casa in detenzione domiciliare, di ottenere il differimento della pena, di essere ricoverato in un lussuosa clinica, insomma di uscire dal carcere perché dice, e fa dire, che sta morendo.
Con voce rotta dalla paura afferma di essere cardiopatico: in carcere ci sono migliaia di cardiopatici, molti dei quali ad «altissimo rischio di vita», ai quali i Tribunali di sorveglianza negano le scarcerazione perché qui risultano «monitorati ventiquattro ore su ventiquattro».

Fra le lacrime, Dell’Utri racconta di esser diabetico: in carcere ci sono migliaia di diabetici che non possono uscire perché le terapie che possono fare in carcere sono identiche a quelle che potrebbero fare fuori.
Balbetta, Dell’Utri, quando rivela di avere un tumore alla prostata: non il solo, perché tanti in carcere affrontano la stessa patologia che, peraltro, è guaribile con una semplice operazione chirurgica.
In realtà, Marcello Dell’Utri non accetta che un destino «cinico e baro» gli abbia riservato la comodissima galera di Rebibbia mentre il suo compare Silvio Berlusconi, pluripregiudicato, pensa addirittura di tornare a fare il presidente del Consiglio.
In effetti, non è giusto.
Marcello Dell’Utri, difatti, è stato il «consigliori» di Berlusconi che gli ha ottenuto la protezione della mafia palermitana quando pensava di poter essere sequestrato, che ha concordato la cifra che doveva essere versata alle cosche (500 milioni annue ha dichiarato Riina), che ha dato un contributo determinante alla fondazione del «partito degli amici», noto come «Forza Italia» nato dopo le stragi del 1992 e del 1993 nelle quali ha il dubbio onore di essere stato indiziato e, ancora oggi, sospettato insieme allo stesso Berlusconi.
In un mondo giusto starebbero in galera insieme, nella stessa celle di Rebibbia.
Dell’Utri è furibondo anche per un’altra ragione.
La campagna stampa e televisiva orchestrata dagli amici degli amici non ha dato i risultati sperati.
È la prima volta, forse, che il meccanismo così ben oliato del tiriamolo fuori, s’inceppa.
In passato, per tanti altri, ha sempre funzionato permettendo ai «moribondi» di uscire e di vivere felici e contenti.
Questa volta no, e Dell’Utri è rimasto in galera da dove ora minaccia di lasciarsi morire rifiutando il vitto e la terapia per concludere, a 76 anni, una vita mal vissuta.
Non ci crede nessuno, tantomeno lo stesso Dell’Utri che invece spera che la coalizione dei falliti di centro-destra ottenga quel risultato elettorale che le consentirebbe di formare il nuovo governo alla fine delle prossime, imminenti elezioni politiche, così da ottenere con la forza quella scarcerazione che, a ragione, gli è stata negata oggi.
E, se non così non fosse, a Dell’Utri non resterebbe che attendere un paio di anni prima di tornare a casa perché la condanna a 7 anni di reclusione, con la concessione della liberazione anticipata, riduce la pena a poco più di 5 anni.
Ma l’isteria dell’amico degli amici e di Silvio Berlusconi si può anche spiegare con la paura, forse non irrazionale, che a suo carico emerga altro, quel tanto che potrebbe bastare a far emettere un nuovo provvedimento restrittivo e a garantirgli un altro processo.
Con il passato che ha alle spalle, la paura accompagnerà Marcello Dell’Utri per il resto della sua vita, con il rischio che i miliardi avuti dal compare Berlusconi dovrà spenderli in galera.
Si può comunque consolare Marcello Dell’Utri perché a Salvo Lima è andata peggio, mentre lui è ancora vivo e, come dicono a Palermo, è meglio sentire rumore di chiavi che suono di campane a morto.
Il cielo, per Dell’Utri, dove lo attendono tanti «bravi ragazzi» e tanti «buoni amici», può ancora attendere.
Qui, in terra, si può consolare con le visite di Maurizio Gasparri, con il sostegno di Rita Bernardini, con il coro garantista di tanti piagnoni e prefiche di professione sempre pronti a mobilitarsi per ogni causa ingiusta e per favorire l’uomo sbagliato.
Auguriamo a Marcello Dell’Utri di vivere a lungo, possibilmente in galera.

Opera, 12 dicembre 2017

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