Fine Anno

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di Vincenzo Vinciguerra

Anche il 2017 si avvia alla conclusione, ed è tempo di bilanci.
La fauna politica italiana chiude temporaneamente lo zoo parlamentare e si lancia nelle piazze alla ricerca dei voti per le prossime elezioni politiche che si svolgeranno nel mese di marzo.
In cinque anni di legislatura, la fauna è riuscita a rendere più poveri gli italiani, a non approvare la legge sullo «ius soli» e quella per l’abolizione dei vitalizi ai parlamentari, a lasciare al gelo i terremotati del centro Italia, a incrementare la malavita politica e comune, ripromettendosi di fare peggio nel prossimo futuro.
Il 2018 si apre con la certezza che tutto sarà come prima, anzi peggio di prima perché il 2017 ha visto il ritorno in grande stile del pregiudicato Silvio Berlusconi che, insieme ai complici, minaccia di ritornare al governo.

Non è che gli altri siano migliori di lui, ma almeno non hanno la sua fedina penale, non ancora.
Sul piano interno, in molti hanno tirato un sospiro di sollievo quando è morto Salvatore Riina, l’amico degli amici, il compare dei compari, l’interlocutore privilegiato di Giulio Andreotti, il protettore di Silvio Berlusconi perché già avevano arginato a fatica le sue rivelazioni regolarmente intercettate per poi essere, come al solito, ignorate per non temere che alla fine si decidesse a parlare a tutto campo.
E, morto Riina, per straordinaria coincidenza, Marcello Dell’Utri ha iniziato a invocare la scarcerazione sostenuto dall’amico Berlusconi e da tutto il centro-destra.
Per uno che se ne va, qualcuno ritorna.
Maurizio Tramonte, l’informatore del Sid condannato all’ergastolo per la strage di Brescia, è stato estradato dal Portogallo e rinchiuso per ora nel carcere romano di Rebibbia.
Per l’occasione hanno dato la parola a Manlio Milani, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Brescia, il quale ha perso l’occasione per stare zitto e ha, difatti, proclamato la sua disponibilità a incontrare Tramonte per chiedergli «perché l’hai fatto?».
Non sono bastati 43 anni a Manlio Milani per comprendere perché hanno compiuto la strage di piazza della Loggia il 28 maggio 1974.
Se avesse sostenuto la verità contro le menzogne dei governi, forse la vicenda processuale si sarebbe conclusa vent’anni prima, ma Milani ha sempre propagandato le menzogne dei governi contro la verità e ne ha ottenuto una, piccina piccina, 43 anni dopo.
E la spaccia per una «vittoria della democrazia», la stessa che gli ha ammazzato la moglie il 28 maggio 1974 in piazza della Loggia.
Anche Igor il russo promette di tornare in Italia dove, in carcere, potrà riprendere a pulire la chiesa, prendere la comunione, scrivere al Papa e ottenere entro una decina di anni di tornare fuori per ammazzare qualche altro.
Mica scemo, Igor il russo! In Spagna è un uomo «sbagliato», in Italia è un uomo che «sbaglia» e, in quanto tale, dovrà essere rieducato e recuperato alla società che di lui ha tanto bisogno.
Sul piano internazionale, la prima impotenza mediterranea, insieme alle altre Nazioni europee, ha subito lo scacco, ancora più bruciante perché purtroppo siamo ancora la sede del Vaticano, del riconoscimento di fatto da parte del presidente americano Donald Trump di Gerusalemme come capitale di Israele.
Per la prima volta, l’Italia ha votato contro gli Stati uniti nell’assemblea generale dell’Onu chiedendo il ritiro del riconoscimento, ma non è stato un atto di coraggio perché, in realtà, Donald Trump sapeva in anticipo che l’impotente Europa occidentale non è in grado di sfidare il mondo arabo perché, mentre gli Stati uniti hanno raggiunto l’indipendenza energetica, l’Europa dipende in gran parte dal petrolio e dal gas arabi.
È, quello messo in atto da Europa e Stati uniti, un concordato gioco delle parti per salvare la faccia con la certezza che gli Stati uniti e Israele continueranno a fare quanto gli aggrada senza incontrare ostacoli.
Tant’è che nessuno, a cominciare dall’Italia, ha convocato gli ambasciatori americano e israeliano per esigere spiegazioni o ha minacciato una rottura dei rapporti diplomatici o, almeno, un loro allentamento.
Dinanzi a una decisione unilaterale gravida di funeste conseguenze, gli impotenti Paesi europei hanno solo belato una inutile protesta verbale.
Lo conferma, fra gli altri, la costruzione di un gigantesco museo, a spese dei contribuenti italiani, a Ferrara, della cultura e, manco a dirlo, della «Shoah», mentre il Corriere della sera ha semplicemente abolito le notizie dal e sul Medio Oriente per far credere ai suoi sprovveduti lettori che da quelle parti tutto va bene.
Nella «serva Italia», anche alla fine del 2017, dobbiamo constatare che funzionano solo le cucine e le pizzerie, come si conviene a un popolo di cuochi, ristoratori, pizzaioli e camerieri.
L’italico gregge continuerà a brucare l’erba sempre più scarsa e sempre più inquinata camminando compatto verso la propria estinzione, così da essere di fatto, un giorno non lontanissimo, una «terra di morti».

Opera, 28 dicembre 2017

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