Ustica 37

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di Vincenzo Vinciguerra

Sono passati più di 37 anni dalla strage di Ustica, dall’abbattimento di un Dc-9 Itavia con 81 persone a bordo colpito da un missile lanciato da un aereo rimasto sconosciuto.
Ora, giunge la testimonianza di un marinaio americano, imbarcato sulla portaerei “Saratoga”, che rivela come la nave salpò dalla rada del porto di Napoli dov’era ancorata la sera del 27 giugno 1980, che il comandante poche ore dopo comunicò che i caccia levatisi in volo con tutto l’armamento avevano abbattuto 3 Mig libici, che in mare vi era anche una portaerei britannica.

La testimonianza conferma quanto avevano dichiarato nell’immediatezza della strage l’avvocato Enrico Brugneri che aveva visto un aereo sorvolare la città, verso le 21.30, “a fari spenti e silenziosamente” a una quota di 70 metri; quella del medico Alfonso De Marco che, a Castrovillari, vide un aereo militare volare a bassa quota (150-200 metri) con le luci di posizione spente inseguito da due aerei militari che volavano alla stessa quota nella medesima direzione, con le luci di posizione accese e a maggiore velocità; quella di Giovanni Cannizzaro che, a Torremezzo (Falconara Albanese), vide un aereo militare di colore mimetico inseguito da altri due aerei, a velocità elevatissima, in direzione delle montagne, provenienti dal mare; quella di Francesco Medaglia che sul Monte Cocuzzo,  nel Cosentino, verso le ore 21.00, vide due aerei militari che procedevano l’uno dietro l’altro in direzione della Sila.
Non sono le uniche dichiarazioni di persone che hanno osservato frammenti di uno scenario di guerra aerea la sera del 27 giugno 1980 sulle coste e sui monti della Calabria dove, ufficialmente solo il 18 luglio 1980, sarà rinvenuto un Mig libico abbattuto non si sa da chi.
La testimonianza del marinaio americano, resa con 37 anni di ritardo, conferma al momento che il governo italiano e i vertici militari e di sicurezza hanno sempre mentito sull’episodio e continuano a farlo ancora oggi.
La tanto strombazzata inchiesta del giudice Rosario Priore presenta omissioni imbarazzanti. Non spiega, a esempio, come hanno fatto le autorità portuali di Napoli a non accorgersi che la portaerei americana “Saratoga” era salpata quel tardo pomeriggio del 27 giugno 1980. La Marina militare italiana non l’ha mai saputo o lo ha sempre taciuto?
Non c’è, quindi, sola la responsabilità dell’Aeronautica militare che si è sempre difesa asserendo che nulla aveva visto, nulla aveva sentito, nulla poteva pertanto riferire a chicchessia.
C’è anche quella della Marina militare alla quale spetta la vigilanza sui mari italiani dove erano presenti, a quanto pare, ben tre portaerei: una francese, una americana, una britannica.
Anche lo Stato maggiore della Marina militare nulla ha mai visto, nulla ha mai sentito, nulla ha mai avuto da dire sulla morte di 81 cittadini italiani?
Non consta che sia mai stato chiamato in causa lo Stato maggiore della Difesa, organo di comando e di coordinamento delle tre Armi, il primo al quale i capi di Stato maggiore dell’Aeronautica e della Marina hanno certamente riferito quanto a loro conoscenza sull’accaduto.
Se il Sismi, utilizzando un’informazione fornita da Marcello Soffiati (quella sull’orologio di Marco Affatigato) è in grado nel giro di poche ore di organizzare il primo depistaggio è perché conosce tutta la verità.
Lo conferma Francesco Cossiga che, dopo che la sentenza assolutoria dei generali dell’Aeronautica è passata in giudicato, nel 2008 dichiara di aver saputo dall’ammiraglio Fulvio Martini, direttore del Sismi, che quel pomeriggio del 27 giugno 1980 aerei francesi avevano teso un agguato al colonnello libico Muammar Gheddafi che doveva transitare sul Tirreno per recarsi in Jugoslavia, ma preavvertito dal generale Giuseppe Santovito, il dittatore libico giunto all’altezza di Malta aveva invertita la rotta e aveva fatto rientro a Tripoli.
Affermazioni di una gravità inaudita perché provano che il servizio segreto militare ha sempre saputo tutto in anticipo e che Francesco Cossiga ha testimoniato il falso in Corte di assise con la certezza che nessuno lo avrebbe mai perseguito come spergiuro.
A ben vedere il tragico segreto di Ustica è in realtà un segreto di Pulcinella perché tutti hanno sempre saputo tutto, sia le autorità militari e di sicurezza che quelle civili.
Un segreto che non si potrà mai rivelare perché, forse, non ci sono solo responsabilità internazionali nell’abbattimento del Dc-9 Itavia a Ustica, ma anche italiane perché è difficile ritenere che i caccia italiani non abbiano affiancato quelli francesi, belgi e americani in una battaglia aerea che si è svolta nel nostro spazio aereo.
Rimane ignoto il motivo dello scontro, quello degli aerei coinvolti, quello dei Mig libici abbattuti, quello che ha determinato l’abbattimento del Dc-9 Itavia, il nome di chi ha preso la criminale decisione di far decollare il Dc-9 Itavia da Bologna.
Penosa la richiesta avanzata anche da qualche familiare delle vittime di Ustica di cercare la verità in campo internazionale. Perché la verità non si trova in Libia, in Francia, in Belgio, negli Stati uniti ma, nella sua interezza in Italia, negli archivi e non nelle coscienze di chi una coscienza non l’ha mai avuta.

Opera, 3 gennaio 2018

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