Sciabole e Tritolo

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di Vincenzo Vinciguerra

È, questo, il titolo suggestivo dell’ultimo libro scritto dallo storico Luca Innocenti, per conto dell’editrice “Fuori/Onda” nel 2017.
L’autore narra, con la chiarezza espositiva che già conosciamo e con una documentazione di tutto rispetto, gli eventi del 1974, l’anno tragico della guerra politica e civile in Italia.
È un libro necessario per quanti vogliono conoscere i fatti e i personaggi che, sul terreno, sono stati i protagonisti di attentati, diversi dei quali finalizzati al massacro.
Perché il 1974 non è stato solo l’anno delle stragi riuscite da piazza della Loggia a Brescia, all’Italicus a San Benedetto Val di Sambro, a Savona, ma anche quello delle stragi fallite per l’imperizia degli esecutori materiali.
Da quanto scrive – e documenta – Luca Innocenti si evince che gli esecutori materiali non avevano ideali ma, sospinti da un generico anticomunismo, coniugavano il gusto dell’avventura e la ricerca di facili guadagni, con l’adesione a un progetto che doveva trasformare la democrazia parlamentare in autoritaria con l’intervento delle Forze armate e, in modo specifico, dell’Arma dei carabinieri.

I morti sono il comodo paravento da utilizzare per cancellare le responsabilità gravissime di un’Arma che è stata il punto di riferimento costante dell’estremismo di destra, quello cosiddetto “nero”.
Così, insieme ai carabinieri morti per la “democrazia” avrebbero dovuto citare i carabinieri che hanno alimentato la guerra politica per “salvare l’Italia” dal comunismo e mantenerla nell’ambito del “mondo libero”, come il generale Francesco Delfino, l’ufficiale più decorato dell’Arma nel dopoguerra.
Nel libro, Luca Innocenti fa emergere questa realtà sia pure non ponendo su di essa l’accento per dedicare la sua attenzione sui “terroristi” che “neri” a dire il vero non appaiono dalla lettura delle sue pagine.
Da Gianni Nardi che voleva un regime militare, a Giancarlo Esposti, uomo di tutti i servizi, di tutti i gruppi e disposto a ogni gioco purché non pulito, a Fabrizio Zani detto il “pantegana”, al delatore Mario Tuti emerge l’area stragista che la frammentazione dei processi, le discordanti valutazioni delle dichiarazioni dei “pentiti”, l’esasperato garantismo non sempre giustificato della magistratura giudicante, ha lasciato fino ad oggi in ombra.
Dalla lettura di “Sciabole e tritolo”, però, quest’area stragista appare in modo inequivocabile perché solo coloro che sono in malafede si possono trincerare dietro sentenze discutibili, spesso per insufficienza di prove, per concludere che i protagonisti delle stragi italiane riconosciuti colpevoli in sede giudiziaria siano pochissimi.
Non è così.
Una realtà emerge dal libro di Luca Innocenti: non uno di questi ha agito senza la copertura delle forze di polizia, primi i carabinieri, assestando un ulteriore colpo alla credibilità di quanti si affannano, contro ogni evidenza e la verità storica, ad affermare che lo Stato ha combattuto il “terrorismo nero” che voleva sovvertire, se non distruggere, lo Stato democratico e antifascista.
Come è stato scritto in una nota informativa, il “golpe” di Junio Valerio Borghese non si presentava come un “colpo di Stato” bensì come un “colpo d’ordine”, così lo stragismo è stato ritenuto dai suoi mandanti, dai suoi organizzatori, dai suoi esecutori come il mezzo più adeguato per difendere l’ordine politico atlantico in Italia.
I depistaggi, le sentenze assolutorie a ogni costo, le campagne stampa in difesa degli accusati di strage si sono proposti di difendere, occultandola per sempre, questa verità che chiama in causa i vertici politici e militari perché tutto rimanga circoscritto ad un “mistero” che non si riesce a scoprire.
Viceversa, la lettura di un libro come quello scritto da Luca Innocenti ci offre la prova ulteriore che l’unico mistero esistente è dato dalla faccia tosta con quale pennivendoli e storici del “quanto mi paghi” riescono ancora oggi ad affermare che la democrazia ha vinto senza essere ricoperti di sputi.
Ma questa impunità dalla saliva degli italiani non potrà durare per molto tempo ancora se storici dalla indiscutibile onestà intellettuale come Luca Innocenti, Aldo Giannuli, Simona Zecchi, Paolo Cucchiarelli, Stefania Limiti vorranno impegnarsi su questo versante della nostra storia ponendo la loro attenzione su un livello più elevato da quello degli esecutori materiali la cui miseria morale è emersa in tutti questi anni fuori e dentro il carcere.
Un passo avanti e, finalmente, questo popolo potrà avere la verità e liberarsi di questa classa politica che ha avuto – e potrà avere in futuro – la volontà e la capacita di scatenare un’altra guerra “a bassa intensità” in questo Paese pur di salvaguardare il proprio potere.
Un altro libro, da leggere a ogni costo, questo di Luca Innocenti e, ci auguriamo, che il prossimo possa essere intitolato “Politica, soldi, sciabole e tritolo”.

Opera, 15 gennaio 2018

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