Piazza Fontana e oltre

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di Vincenzo Vinciguerra

Leggo uno scritto del giudice istruttore Guido Salvini (“Gli anni 1969-1974 in Italia. Stragi, golpismo, risposta giudiziaria”), pubblicato su questo blog.
Dopo aver ascoltato le panzane del sindaco di Milano intervenuto alla commemorazione della strage all’interno della Banca dell’Agricoltura di Milano avvenuta il 12 dicembre 1969, fra le quali degna di nota quella della “verità c’è: sono stati i fascisti”, leggere un intervento serio e meditato rianima.
Guido Salvini è stato il solo magistrato che si è impegnato nella ricerca della verità sull’eccidio del 12 dicembre 1969, a Milano, e, di riflesso, attraverso le sue indagini, si è interessato necessariamente alle indagini su altre stragi che hanno una comune matrice di estrema destra.

Come ricorda lo stesso Salvini nel suo scritto, in ambito giudiziario si è sviluppata una operazione condotta da altri magistrati, fra i quali il primo e il più accanito è stato Felice Casson, per bloccare la sua inchiesta che aveva ormai decisamente imboccata la pista che portava ad Ordine nuovo.
Il magistrato ritiene che il tentativo di vanificare la sua inchiesta, alla quale comunque il Casson e altri hanno arrecato danni irreparabili, sia stata motivata dal suo convincimento che gli uomini della struttura denominata “Gladio” non siano stati coinvolti in quella strage né in quelle successive.
Sul punto dobbiamo dissentire non perché quanto afferma il giudice Salvini sia smentito dalle risultanze processuali, quanto dalla constatazione che della struttura segretissima nulla di certo si è mai saputo.
Abbiamo la sola certezza che aveva al suo interno una organizzazione che avrebbe dovuto attivarsi in caso di invasione militare da parte degli eserciti dell’Est europeo.
Ma sappiamo anche che “Gladio” non era – e forse non è – solo questo, perché è altrettanto certo che è intervenuta attivamente nella battaglia politica anticomunista perfino sul piano sindacale.
Ne consegue che “Gladio” ha preso parte alla guerra politica, così che è legittimo sospettare che sia riuscita a occultare l’identità dei gruppi e degli uomini che hanno agito ai suoi ordini.
Cosa è stato Ordine nuovo? Una dichiarazione del generale Borsi di Parma lo colloca nella struttura Gladio, altri elementi probatori non solo indiziari dimostrano che, sotto la copertura di gruppo politico di opposizione al sistema, si occultava una struttura clandestina dello Stato preposta alla raccolta di informazioni e, se del caso, a operazioni paramilitari.
Sappiamo che Pino Rauti era in contatto con il Sid, che aveva una stretto legame con il generale Giuseppe Aloja , capo di Stato maggiore dell’Esercito, prima, e della Difesa, dopo.
È certo che Ordine nuovo era stato creato da Pino Rauti nel 1954, su ordine di Arturo Michelini, segretario nazionale del Msi, come circolo culturale interno al partito, salvo uscirne nel 1956 in concomitanza con la nascita ufficiale della struttura Gladio.
Anche le spie – e Pino Rauti questo e non altro era – hanno dei superiori gerarchici solo che, in questo caso, non si è riusciti fino a oggi a collocare Rauti e Ordine nuovo in nessuna organizzazione segreta dello Stato, non di quelle ufficialmente riconosciute.
È certo che una struttura dello Stato e della Nato, per quanto segretissima, non si espone nel compiere attentati soprattutto se di carattere stragista. Fa esattamente quello che è stato fatto in Italia: incarica uomini propri di creare gruppi politici capaci con la loro azione di favorire la strategia della organizzazione.
Prima di escludere la struttura Gladio dalla responsabilità della partecipazione alla guerra civile e alle stragi, bisognerebbe conoscere cosa sia stata questa organizzazione, la sua catena di comando, i suoi ufficiali, i suoi uomini che non erano i soli 620 dati in pasto all’opinione pubblica nel 1991, ma verosimilmente i 100 mila di cui parlò Ugo Bonasi in un articolo dedicato all’ “esercito segreto” nel novembre del 1990.
Troppe domande sono ancora senza risposta su Gladio e, di conseguenza, su organizzazioni come Ordine nuovo, Avanguardia nazionale, i Nuclei di difesa dello Stato che non sono mai stati, questi ultimi, considerati illegali ed eversivi dai vertici politici e militari se è vero – come è vero – che il ciarliero Amos Spiazzi che ha rivelato il suo ruolo al loro interno ha concluso la sua carriera militare con il grado di generale di brigata.
Parallela alla strategia dei depistaggi, esiste anche una della confusione e della mimetizzazione quella che permette di spacciare come nemici gli amici e come ribelli i propri subalterni.
In conclusione, il giudizio perentorio del giudice istruttore Guido Salvini sull’assenza degli uomini di “Gladio” (usiamo il nome con il quale la struttura è conosciuta) dalla “guerra politica” e dalle stragi ci sembra prematuro.
Per questa ragione riteniamo che il tentativo portato avanti da Felice, di cui ben conosciamo la collocazione politica e i rapporti da sempre intrattenuti con il ministero degli Interni, di bloccare l’inchiesta condotta dal giudice Guido Salvini sulla strage di piazza Fontana, non sia stato motivata dalla “gelosia” e dalla rabbia nel vedere esclusa “Gladio” dalle strutture sospettate per la strage bensì, al contrario, dalla necessità imperiosa per certi ambienti politici e di sicurezza di impedire al magistrato di scavare a fondo sugli uomini di Ordine nuovo in Veneto e non solo, sui loro collegamenti con i servizi segreti americani e israeliani, sulla loro reale collocazione nell’ambito delle strutture parallele dello Stato.
È stata un’operazione contro la verità e contro il giudice che vi si stava avvicinando pericolosamente e che andava, di conseguenza, fermato sia ostentando una collaborazione insincera, come ha fatto il Sismi, sia attaccandolo perfino sul piano personale per privarlo dell’inchiesta.
Apprezzare il documento scritto da Guido Salvini, condividerne la sostanza, raccomandarne la lettura non si contrappone al dissenso su certi punti che potrà scomparire quando si potrà conoscere la verità su una super-organizzazione segreta troppo frettolosamente dimenticata dopo essere stata utilizzata per scopi politici dal Partito comunista e da Giulio Andreotti ingannato da Felice Casson.
Nella strategia della confusione, difatti, il Casson, imbeccato dal generale Pasquale Notarnicola il 6 dicembre 1989, ha tentato di collegare “Gladio” all’unico attentato contro lo Stato al quale non hanno preso parte agenti dei servizi segreti né “gladiatori”.
Una pista falsa che doveva distogliere l’attenzione da quelle vere e togliere credibilità a un testimone troppo credibile per non essere pericoloso.
E l’attacco al testimone è stato condotto, come potrebbe confermare il giudice Guido Salvini, sia dai finti amici del Sismi che dai suoi nemici dichiarati.
Si attacca da due lati, usando due tattiche diverse, ma l’obiettivo è sempre e soltanto uno da entrambi i lati: negare la verità.

Opera, 16 gennaio 2018

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