Sciacalli d’Italia

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di Vincenzo Vinciguerra

Pamela, 18 anni, e Jessica, 19 anni, uccise e dimenticate come tante altre di cui nessuno conserva più il ricordo.
L’omicidio della prima è stato, però, strumentalizzato dapprima dall’immancabile imbecille di estrema destra che, dopo aver peregrinato fra i furbissimi fessi di Casa Pound e i preti mancati di “Forza nuova”, è infine approdato alla Lega di Matteo Salvini.
Il cretino compie un raid a Macerata sparando contro persone di colore in strada riuscendo a ferirne sei, fra le quali una donna, quindi si consegna ai carabinieri con sulle spalle una bandiera tricolore.
Apriti cielo!

Agli sciacalli di destra che esaltano il gesto del cretino di turno, si contrappongono subito quelli di sinistra che scendono in piazza contro il risorgente fascismo.
E Pamela? La sua morte è solo il pretesto per l’ennesima pagliacciata della politica italiana.
Di questa diciottenne, poco più che adolescente, non interessa niente a nessuno, solo che la sua vita è stata stroncata da tre negri, almeno per quanto se ne sappia oggi e, di conseguenza, uno scemo della Lega ha avvertito il bisogno di vendicarla.
Jessica è stata uccisa, a 19 anni, da un tranviere ma, per fortuna, nemmeno un cretino di Casa Pound penserà di doverla vendicare sparando sui tranvieri milanesi.
Altre due donne sono state uccise, dai primi accertamenti, in Brianza da un parente ma la loro morte non ha fatto notizia. Niente sparatorie, nessun corteo antifascista.
La morte di Pamela, Jessica e delle altre due avrebbe dovuto riportare alla ribalta il problema mai risolto del femminicidio, sul quale la politica ha detto sempre molto e non ha fatto nulla.
Avrebbe potuto – e dovuto – sollevare legittimi interrogativi sulla reale utilità della comunità per tossicodipendenti e delle “case-famiglia”.
Ma non di questi problemi si è parlato, perché per gli sciacalli la morte straziante di Pamela è stata solo un pretesto per riscaldare gli animi in campagna elettorale, mentre quella di Jessica, uccisa da un bianco, che magari simpatizzava per la Lega di Matteo Salvini, è stata semplicemente ignorata.
A incendiare gli animi contro i migranti di colore è il solito ricreduto e rinnegato, Matteo Salvini, che ha fatto carriera al grido di “Italia vaffan…” lanciato nell’aula del Parlamento europeo di Strasburgo proclamando la secessione della Padania dall’Italia e insultando i meridionali.
Convertito al nazionalismo da Marine Le Pen, Matteo Salvini ha intravisto la possibilità di fare una brillante carriera tanto da sperare, oggi, di poter giungere perfino alla presidenza del Consiglio o, se va male, di ricoprire l’incarico di ministro degli Interni.
Alla base della sua conversione non ci sono ideali ma una smisurata quanto ingiustificata ambizione personale che lo spinge ad assumere le vesti di un Masaniello della Brianza che chiama il popolo ad insorgere contro gli stranieri.
L’arrivo di centinaia di migliaia di migranti di colore è il risultata della politica genocida degli Stati uniti e dei suoi alleati in Medio Oriente e di quella predatrice delle classi dirigenti africane impegnate a depositare nelle banche svizzere miliardi dl dollari ottenuti dalle multinazionali per sfruttare le materie prime dei loro Paesi, senza mai badare al benessere dei loro popoli.
Oggi l’Europa paga il prezzo del suo disinteresse verso l’Africa e l’Italia quello del servilismo di Berlusconi e della sua banda di centrodestra nei confronti dell’Unione europea.
Fra gli alleati del pregiudicato Silvio Berlusconi c’era anche il pregiudicato Umberto Bossi, leader della Lega nord e maestro di Matteo Salvini che, all’epoca, non coltivava patate ma faceva già politica.
E questi pregiudicati, rinnegati e ricreduti oggi sono impegnati a far credere che l’Italia sarà salvata da loro, anche con l’aiuto di pistoleri d’accatto.
La memoria non sorregge gli italiani. Il passato passa senza lasciare traccia e questo rende credibili coloro che non avevano credibilità ieri e non ne hanno oggi.
Tanto che il leghista di Macerata, nel momento in cui si è arreso ai carabinieri, si è posto sulle spalle la bandiera tricolore.
Ma non è la bandiera d’Italia, è quella con la quale Umberto Bassi, applaudito da Matteo Salvini, affermava di volerla usare per pulirsi il c…o.
E dopo che Umberto Bossi ne ha fatto l’uso che conosciamo, Matteo Salvini l’ha passata a Casa Pound, a “Fratelli d’Italia”, ai “sovranisti”, che la sventolano per farsi credere patrioti.
La bandiera di Bossi e Salvini la lasciamo volentieri a loro, tenendo per noi una Bandiera che nessuno ha mai sporcato.

Opera, 12 febbraio 2018

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