Italica Ipocrisia

image

di Vincenzo Vinciguerra

Assistiamo, in questi giorni, allo scontro verbale fra persone che sollevano una cortina fumogena per occultare le loro responsabilità in eventi che hanno segnato la storia italiana.
Ci riferiamo a Barbara Balzerani, per cominciare, che con una battuta infelice ha provocato l’ira dei familiari dei caduti di via Fani, di Aldo Moro e di altri.
Barbara Balzerani è una di quel gruppo di brigatisti rossi che hanno partecipato all’agguato di via Fani e al sequestro di Aldo Moro, ma che hanno sempre taciuto la verità che pure conoscono perché, evidentemente, inconfessabile.
Inoltre, benché pluriergastolana non pentita né dissociata né ravveduta, ha accettato con grazia il premio che le ha elargito lo Stato sotto forma di una detenzione privilegiata e dei benefici di legge, compresa quella liberazione condizionale, maturata con la liberazione anticipata dopo 21 anni di reclusione, che le ha permesso di uscire definitivamente dal carcere nel 2006 e, dopo cinque anni di buona condotta, ne ha fatta una cittadina definitivamente libera.

Oggi, tutti le rinfacciano di non essersi mai «ravveduta» avendo, però, l’accortezza di non dire che la liberazione condizionale, per essere concessa, esige il «sicuro ravvedimento» del condannato e che, di conseguenza, la Barbara Balzerani non avrebbe potuta ottenerla.
I privilegi carcerari, i benefici di legge concessi ai brigatisti rossi che hanno preso parte al sequestro e all’omicidio di Aldo Moro rappresentano l’ultimo mistero, in ordine di tempo, della vicenda ma nessuno sembra accorgersene.
Per quali recondite ragioni, lo Stato italiano ferocissimo nei confronti di altri «terroristi» (vedi il caso di Cesane Battisti) ha sentito la necessità di premiare quelli che hanno preso parte al sequestro Moro nessuno chiede di conoscerle.
I primi a tacere sono i familiari delle vittime che s’indignano con Barbara Balzerani per quanto ha detto, ma non con lo Stato per quanto ha fatto a favore suo e dei suoi compagni.
Dal loro punto di vista (non dal mio) giustizia non ne hanno avuta, verità tanto meno, visto che sono passate quasi sotto silenzio le conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta, l’ultima in ordine di tempo, che ha affermato come abbiano mentito i brigatisti rossi e come, parimenti, i magistrati impegnati nelle indagini non hanno trovata alcuna verità degna di questo nome.
Barbara Balzerani, come Mario Moretti e altri, è stata pagata dallo Stato per tacere e, con risarcimenti finanziari, benemerenze, commemorazioni, pacche sulle spalle, discorsi retorici sono stati tacitati i familiari dei caduti.
Lo Stato ha giocato le sue carte su entrambi i versanti e ha ottenuto il silenzio complice di tutti.
Le polemiche odierne a cosa servono, quindi, se non occultare ancora una volta questa realtà?
I familiari dei morti hanno il diritto di ricordare il loro dolore, ma dovrebbero astenersi dallo schierarsi dalla parte dello Stato che li ha traditi due volte: prima facendo ammazzare i loro familiari, poi occultando la verità, infine premiando quelli che li avevano ammazzati.
Rientra nella logica delle cose che ognuno pensi al proprio dolore, ma è giusto ricordare a coloro che insistono sui propri lutti, che lo Stato italiano ha ucciso tanti innocenti, persone al di fuori di ogni contesa, come, per fare un esempio, Giorgiana Masi i cui familiari nessun pennivendolo è mai andato a intervistare per fargli dire che ancora attendono verità e giustizia.
Fra le due parti in causa ne è esistita un terza, quella delle vittime innocenti, ricordate se uccise dai «terroristi» e cancellate se ammazzate dallo Stato.
La storia non la può scrivere solo lo Stato, né i familiari delle vittime del «terrorismo», né i «terroristi» beneficati dallo stesso Stato, ma coloro che hanno oggi la serenità, la dignità e il coraggio di scriverla per come si è sviluppata nel corso del tempo, fino a oggi.
Le sterili polemiche di questi giorni rappresentano uno spettacolo desolante e avvilente che serve solo a distrarre l’opinione pubblica dalla necessità di una verità che, a quanto pare, nessuno vuole perché a tutti nuoce.
Dalla verità, difatti, potrebbe emergere tutti gli elementi per giungere a una sentenza storica in grado di dare giustizia al Paese.
Ma questo è il pericolo che vogliono scongiurare perché il primo a essere condannato sarebbe lo Stato italiano, e questa classe politica al cui interno tutto pare cambiare perché, invece, tutto rimanga come prima e come sempre, non se lo può consentire.
La verità, difatti, segnerebbe la sua fine.

Opera, 22 marzo 2018

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...