Ordine Nuovo

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di Vincenzo Vinciguerra

Ho modo di leggere il libro scritto da Aldo Giannuli ed Elia Rosati, “Storia di Ordine nuovo”, edito da Mimesis, Milano-Udine, 2017.
Conosciamo da tempo le capacità di Aldo Giannuli, come storico, la sua onestà intellettuale, lasua accuratezza nel raccontare, in modo analitico, vicende difficili da dipanare e far conoscere ai lettori, come quelle relative alla guerra politica italiana.
La “Storia di Ordine nuovo”, la prima scritta in Italia in modo organico, non delude, anzi, supera le aspettative perché, pur attenendosi – e forse proprio per questa ragione – alla documentazione ufficiale, Aldo Giannuli ci restituisce l’immagine di una organizzazione che non ha mai fatto politica nel senso tradizionale ma si è affiancata ai servizi segreti italiani e internazionali costituendo di fatto una struttura collaterale degli stessi.

Impressiona il numero e la qualità delle informazioni che pervenivano ai servizi segreti italiani, civili e militari, su “Ordine nuovo”, seguito passo passo a tutti i livelli, da quello più elevato al più infimo.
Non c’è stato, quindi, il solo Armando Mortilla, segretario personale di Pino Rauti, a fornire informazioni alla divisione Affari riservati del ministero degli Interni e al servizio segreto militare, ma un numero elevatissimo di dirigenti e militanti che si ritenevano in dovere di assolvere il ruolo di confidenti, spesso a pagamento, delle strutture segrete nazionali e internazionali.
Aldo Giannuli fornisce la prova che mai lo Stato italiano, democratico e antifascista, ha inteso prevenire e, tantomeno, reprimere le attività di Ordine nuovo che, da osservatori esterni, potevano essere considerate offensive nei confronti della Repubblica nata dalla Resistenza ma che, nei fatti, erano difensive perché finalizzate a contrastare il Partito comunista italiano e le organizzazioni dell’estrema sinistra.
Pino Rauti non è stato un capo politico, ma solo il dirigente di una struttura spionistica che selezionava gli aderenti fin dal momento dell’adesione non per creare “legioni” destinate a combattere il “sistema” bensì per indirizzarli all’arruolamento nei servizi segreti o utilizzarli come “infiltrati” in altri gangli dello Stato o in partiti e gruppi politici.
Sulla vicenda di Antonio Lombardo, il reggente di Ordine nuovo di Messina, espulso dall’organizzazione, ricordata da Aldo Giannuli, va detto che è sempre esistito il sospetto che la manovra sia stata concordata per infiltrarlo nella segreteria politica di Amintore Fanfani.
Un sospetto, certo, ma legittimato dalla spregiudicatezza di chi aveva necessità di reperire informazioni e compiere operazioni sule quali ancora oggi il segreto è totale.
Ricordiamo la posizione assunta da Pino Rauti di netto dissenso sulla questione alto-atesina, perché bisognava – queste erano le direttive – sostenere le rivendicazioni degli irredentisti alto-atesini in netto contrasto con la politica del Movimento sociale italiano che difendeva l’italianità della Regione.
Una scelta derivante da simpatie filo-naziste? O, meglio, la necessità di mantenere i rapporti con gli irredentisti alto-atesini per favorire certe operazioni clandestine dei servizi segreti italiani?
Non è possibile affermare con certezza che questa seconda ipotesi sia aderente alla realtà della scelta di Ordine nuovo e del suo capo Pino Rauti, ma il sospetto è fondato dal momento che Stefano Delle Chiaie ha raccontato, senza entrare nei particolari, che l’agguato teso ad Alois Amplatz (rimasto ucciso) e a George Klotz (ferito) da parte dei servizi segreti civili fu reso possibile da “camerati italiani” che convinsero i due a rientrare nel nostro territorio.
Un’operazione “sporca”, come si suole definirla in gergo, resa possibile da “camerati” di cui evidentemente i due irredentisti alto-atesini si fidavano.
Sospetti che, forse, mai potranno essere confermati o smentiti ma che rendono bene l’idea di cosa sia stato Ordine nuovo diretto da un “nazista” che viene assunto dal quotidiano democristiano di Roma, “Il Tempo”, il cui direttore, Renato Angiolillo, è stato sempre disponibile a favorire i servizi segreti.
È alla data dell’assunzione di Rauti a “Il Tempo” che si devono far risalire i rapporti fra lui e i servizi segreti? Altra domanda alla quale si può dare una risposta positiva perché i rapporti di Pino Rauti con il servizio segreto militare sono noti e provati, ed è pratica corrente dei servizi segreti offrire ai propri collaboratori la “copertura” di giornalista, mestiere che permette di agire in campo informativo, in Italia e all’estero, senza destare sospetti.
Il libro di Aldo Giannuli se, da un lato, offre un quadro chiaro e, per la prima volta, organico dell’attività e della reale natura di Ordine nuovo, dall’altro solleva molti interrogativi che dovrebbero stimolare la curiosità e suscitare l’interesse di tutti coloro che vogliono conoscere la verità sulla storia d’Italia e, in particolare, su quella destra estrema che ha rappresentato la “quinta colonna” degli Stati uniti in Italia sotto la supervisione di James Jesus Angleton e dei suoi colleghi.
Non bisogna lasciarsi ingannare dall’antiamericanismo e dall’antifascismo di facciata dell’estrema destra italiana, non più almeno.
Il tempo dell’inganno si avvia alla fine.
Oggi, è giunto il momento di distinguere fra l’apparire e l’essere, fra ciò che si è voluto strumentalmente far credere e ciò che, in realtà, si è fatto.
Nel consigliare, vivamente, la lettura e la diffusione del libro di Aldo Giannuli su Ordine nuovo e la sua storia, concludiamo con l’augurio che prosegua nella sua ricerca della verità alla quale è difficile, ma non impossibile, pervenire.
Ordine nuovo fa parte della storia oscura dello spionaggio internazionale e della politica “sporca” nazionale: accettare questa verità è il punto di partenza, non di arrivo.
Aldo Giannuli un primo, prezioso e decisivo contributo lo ha dato. Non dovrà essere l’ultimo.

Opera, 10 aprile 2018

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