Il Favoreggiatore

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di Vincenzo Vinciguerra

La trasmissione di Michele Santoro dedicata al sequestro e all’omicidio Aldo Moro si è conclusa portando a conoscenza dell’opinione pubblica quello che la stampa italiana tiene gelosamente occultato, cioè i particolari di un’operazione “sporca” dalla quale nessuno dei protagonisti, comprimari e comparse esce pulito.
A fare da contrappunto alle verità che emergono e a coloro che le affermano sono stati chiamati una ragazza storicamente impreparata e un ex rivoluzionario di professione, quel Lanfranco Pace che, nel corso del sequestro Moro, mantenne i contatti con Valerio Morucci e Adriana Faranda per conto dei socialisti protesi a salvare la vita del presidente della Democrazia cristiana.

A rigor di logica – e di codice penale – Lanfranco Pace è un correo del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro perché ha avuto, all’epoca, la possibilità di far mettere sotto controllo e far pedinare la coppia brigatista permettendo alle forze di polizia di giungere fino alla prigione di Aldo Moro.
Non hanno ritenuto di doverlo fare, lui e Piperno, ma se ne vantano perché nel tempo si sono accreditati come i “buoni” che volevano salvare l’esponente democristiano e, in questa veste, con sussiego, Lanfranco Pace si è presentato nella trasmissione di Michele Santoro.
Purtroppo, per lui, le verità che stanno emergendo lo hanno relegato nel ruolo di una comparsa che nulla aveva capito allora e ancora meno comprende oggi.
La figura del suo interlocutore del tempo, quel Valerio Morucci che voleva salvare – diceva lui – Aldo Moro, esce a pezzi dal ritratto che le indagini hanno fatto di lui in questi ultimi anni: ha, difatti, mentito in maniera spudorata, costruendo una verità fasulla insieme ai servizi segreti che hanno tutto l’interesse di avvalorare la verità ufficiale di Mario Moretti e compagni, quella che pretende che “dietro e Br c’erano solo le Br”.
Non è vero: dietro le Br in libertà e in azione, prima, e, successivamente, in galera ci sono sempre state altre forze, nazionali e internazionali, che le hanno condizionate, strumentalizzate, usate ed eterodirette prima, durante e dopo il sequestro di Aldo Moro.
Se la destra estrema è stata tutt’uno con lo Stato, la leggenda della sinistra armata aliena da infiltrazioni, strumentalizzazioni e condizionamenti da parte dei poteri forti e di quelli occulti crolla miseramente.
Emerge la figura di Franco Piperno, di cui è giusto far rilevare che ha un bel cognome ebraico (non perché questo dettaglio possa motivare un’ostilità antisemita che non ci appartiene) che ci riporta al ruolo possibile, anzi probabile, per noi probabilissimo, dei servizi segreti israeliani che non è stato ancora evidenziato nel caso di Aldo Moro.
Sarà una coincidenza ma dobbiamo registrare che con Igor Markevitch, Duccio Berio e Rita Cauli dislocati a Parigi all’Hyperion, e Franco Piperno il numero dei figli di Davide nell’operazione Moro appare inquietante per quantità e per qualità.
Ed è proprio sul ruolo del co-favoreggiatore Franco Piperno che Lanfranco Pace perde le staffe e, se poco prima, si era lanciato in una appassionata difesa di Licio Gelli, ora tenta di aggredire verbalmente la brava Stefania Limiti con argomenti e toni che, perfino, Maurizio Gasparri e Paolo Mieli si vergognerebbero di usare. 
Povero Pace, lui credeva, come Luca Sofri e suo padre, quell’Adriano Sofri che stampava il giornale nella tipografia di due agenti della Cia e, secondo Mino Pecorelli, riceveva i soldi dal ministero degli Interni che fungeva da tramite con l’ingegner Nino Rovelli (vedi “Mancini, Rovelli e i soldi di Lotta continua”, su “OP” dell’11 settembre 1975) e da Giacomo Mancini, che Aldo Moro era stato sequestrato e ucciso da “dieci operaiacci che avevano messo in ginocchio lo Stato” e, ora, si sentiva snocciolare fatti concreti ai quali nulla di diverso ha saputo opporre se non un attacco scomposto che ha provocato la reazione dello stesso Michele Santoro che si sarà pentito di averlo invitato.
La trasmissione di Michele Santoro ha evidenziato, insieme a fatti di estremo interesse, che l’affermazione della verità non è prerogativa di schieramenti politici e, tantomeno, di poteri dello Stato come quello giudiziario, ma sul coraggio e l’onestà intellettuale di persone che, nella diversità delle idee sul piano politico e ideologico, scrivono la storia per quella che essa è stata, per come è raccontata dai fatti, dalle prove, dagli indizi, dalle testimonianze ognuno pagando un prezzo, spesso alto, troppo alto, come il colonnello dei carabinieri Massimo Giraudo, ma che vanno avanti egualmente sfidando l’emarginazione, il silenzio della grande stampa, la sordità dei politici, l’indifferenza della Bestia parlamentare (la definizione è di Edoardo Scarfoglio, antica ma sempre attuale) per giungere a una verità da offrire alle giovani generazioni perché il loro futuro non sia quello delle generazioni del passato.
Ed è con loro, insieme a loro, che la speranza non muore, che la speranza vive.

Opera, 09 giugno 2018

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