Il senso del ridicolo

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di Vincenzo Vinciguerra

Il Vaticano aveva già provato a proclamare beato Alcide De Gasperi, l’ex deputato austriaco, poi bibliotecario vaticano, quindi ministro degli Esteri e, infine, presidente del Consiglio italiano negli anni bui e tragici dell’immediato dopoguerra.
Poi, in un sussulto di dignità ci aveva ripensato perché, in fondo, aveva dovuto convenire che non c’erano elementi per poter sostenere la beatitudine di un individuo sul quale pesava addirittura il sospetto di aver chiesto, nel gennaio del 1944, agli Alleati di bombardare Roma.
Ora, secondo uno notiziola pubblicata dallo screditatissimo “Corriere della sera”, il Vaticano ha avuto la bella pensata di riprovarci con Aldo Moro.

Pretendono, i preti, di fare di Aldo Moro un “santo politico” o un “santo della politica”, perché ha avuto il “merito” di morire ammazzato con dodici proiettili da killer rimasti ignoti.
Dodici pallottole sono esattamente quelle sparate da un plotone di esecuzione, un numero pertanto non scelto a caso perché doveva sottolineare, negli intendimenti degli uccisori, che avevano eseguito una sentenza di morte.
Una condanna a morte decisa dai suoi cattolicissimi compagni di partito, primo quel Giulio Andreotti che, per tutta la sua vita, ha servito gli interessi del Vaticano.
Se il Vaticano, iniziando il processo di beatificazione di Aldo Moro, pensa di poter concorrere a fissare nella storia d’Italia la leggenda di un uomo pio e giusto trucidato dagli atei brigatisti rossi, sbaglia i suoi conti.
Democristiano, furbo e cinico, pronto a ogni giravolta politica pur di assicurare al suo partito la conservazione del potere , Aldo Moro condivide con tutti i dirigenti politici le responsabilità della tragica storia del dopoguerra italiano.
La pretesa che Aldo Moro nulla abbia mai saputo della “strategia della tensione”, dell’esistenza di strutture segretissime come “Gladio”, di organizzazioni occulte agli ordini del ministero degli Interni, in poche parole di quanto i detentori del potere politico, di cui proprio lui era uno dei massimi esponenti, ordinavano ai servizi segreti di fare per “stabilizzare” il quadro politico interno, si commenta da sola.
L’anima bella che sognava una democrazia matura da attuare con la politica degli “equilibri più avanzati” esiste solo nella fantasia di quanti, quando in buona fede, si sono impietositi per le tragiche circostanze della sua morte.
L’ “anima bella” aveva, come altri esponenti democristiani, il suo conto corrente in Svizzera nel quale venivano depositati, clandestinamente, i soldi che servivano ad alimentare le sue manovre politiche, raccolti con la complicità di Sereno Freato e dei suoi amici petrolieri.
Neanche sul piano dell’onestà personale si distingueva, pertanto, dai suoi disinvolti colleghi di partito, e solo il suo ruolo di vedova ha impedito al Tribunale di Roma di condannare Eleonora Moro per reticenza e falsa testimonianza quando è stata interrogata sui “fondi neri” del marito di cui aveva tentato di negare l’esistenza.
La politica dell’ “equidistanza” nel conflitto mediorientale è solo un’altra leggenda diffusa sul conto di Aldo Moro che, invece, ha dato libertà d’azione a quanti ritenevano di poter trasformare l’Italia in un campo di battaglia.
Si parla sempre degli accordi stipulati con i palestinesi, ma non di quelli fatti sottobanco con gli israeliani, nessuno dei quali è mai stato perseguito in Italia per gli omicidi commessi sul nostro territorio.
Del resto, Aldo Moro sapeva perfettamente che il capo di Stato maggiore dell’Arma dei carabinieri, Arnaldo Ferrara, era chiamato a tutelare proprio gli interessi israeliani nel campo della sicurezza perché era ebreo come il fratello deputato del Partito repubblicano, la forza politica più apertamente schierata con Israele in Italia.
Non si dica che Aldo Moro nulla aveva saputo della sua nomina il 1° novembre 1957, né della sua permanenza nell’incarico ai vertici dell’Arma dei carabinieri per quasi dieci anni (26 luglio 1977) nel corso della quale era stato promosso da colonnello a generale dl corpo d’armata.
Un’anomalia, perché i capi di Stato maggiore dell’Arma in questione durano in carica solo due anni: l’israelita Arnaldo Ferrara, invece, c’è rimasto quasi dieci anni. E Aldo Moro non se n’è accorto?
Aldo Moro non ha mai denunciato quello che stava accadendo, e che pur conosceva, anzi ha mascherato le responsabilità politiche inventando la “minaccia fascista” che sapeva essere inesistente ma che gli serviva sia per nascondere la verità che per ricreare un clima ciellenista che permettesse al Pci di allinearsi alla Dc nella difesa dell’ordine democratico.
Non spettatore ignaro ma protagonista attivo della tragedia di quegli anni, Aldo Moro è infine rimasto vittima delle sue errate valutazioni in politica estera.
Non si è reso conto, il presidente della Democrazia cristiana che, politico di una Nazione vinta e imbelle, non aveva la forza per modificare la status quo imposto dalle due superpotenze mondiali e che l’ingresso del Pci nell’area governativa non era accettata dagli Stati uniti e, tantomeno, dalla Unione sovietica che ne temeva le ripercussioni negative sui Paesi satelliti dell’Est europeo, sempre più insofferenti al suo dominio.
Sapeva, Aldo Moro, che l’omicidio è uno dei mezzi con i quali le democrazie occidentali, compresa quella italiana, risolvono problemi politici e di sicurezza, ma ha pensato di trovarsi in una posizione troppo elevata per divenire egli stesso un bersaglio da uccidere.
Aveva dimenticato i plurimi tentativi di omicidio ai danni del generale Charles De Gaulle, e soprattutto non aveva tenuto presente che l’élite politica e militare americana aveva eliminato fisicamente il presidente John F. Kennedy, suo fratello Robert e aveva tentato di farlo con il fratello Edward.
Forse, Aldo Moro a forza di parlare di democrazia aveva finito con il credere che questa si esprimesse con metodi diversi da quelli usati dall’anti-democrazia.
È stato il suo ultimo errore, il più imperdonabile.
Aveva partecipato, silente e complice, a una guerra civile di cui porterà, insieme ai suoi colleghi democristiani, la responsabilità dinanzi alla storia.
Una guerra civile di cui, ancora oggi, non si conoscono cifre e nomi di coloro che sono morti, per decisione dei dirigenti politici del Paese.
A un certo punto, morire è toccato pure a uno di loro, ad Aldo Moro, la cui grottesca beatificazione finirà nel nulla come quella tentata per Alcide De Gasperi, perché alla fine prevarrà, insieme alla verità sulla sua opera nefasta, il senso del ridicolo.

Opera, 13 luglio 2018

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