Fascismo e neo-fascismo

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di Vincenzo VinciguerraLeggo

“Storia della Federazione Nazionale Combattenti della Repubblica sociale”, a cura di Pavel Serbo, Giorgio Vitali e Maurizio Barozzi, edizione 2018.
Ci ritrovo non il passato ma il presente che potrà divenire futuro perché, nell’era del capitalismo trionfante, la guerra del “sangue contro l’oro” è più attuale che mai.
Ripercorrere la storia della Federazione nazionale combattenti della Repubblica sociale italiana permette agli autori di ricordare che in questo Paese esistono uomini che non tradiscono e non rinnegano e che non vivono solo di ricordi e di nostalgie.

Perché la Federazione nazionale combattenti della Rsi custodisce, unica, la memoria di idee e ideali che non sono tramontati perché, ad esempio, il concetto fascista di parità fra capitale e lavoro rimane ancora oggi alla base, in ogni Paese del mondo, della costruzione di un mondo giusto dove lo sfruttamento è bandito, dove si lavora non per consentire a pochi di divenire sempre più ricchi ma per eliminare povertà e miseria perché tutti possano vivere con dignità, liberi dal bisogno e affrancati dalla schiavitù di un lavoro malpagato e, spesso, negato perché la logica del capitalismo non è quella di creare un mondo migliore ma quella di meglio organizzare lo sfruttamento per aumentare i propri profitti.
Il Fascismo non è condannato per le leggi razziali del 1938 all’oblio, lo è perché rappresenta ancora oggi una minaccia per i detentori del potere mondiale, consapevoli che le sue idee, a differenza di quella comuniste, conservano ancora oggi intatta la loro carica rivoluzionaria.
Per questa ragione, nell’immediato dopoguerra il regime si è affrettato a contrapporre al fascismo il neo-fascismo, da alcuni anni caduto in disuso come termine per essere sostituito da quelli di “destra parlamentare” e di “destra eversiva”.
Lo hanno creato prendendo come modello il Movimento sociale francese, partito di destra costituito nel 1944 che aveva come simbolo la fiamma tricolore e fondava la sua ragion d’essere nel nazionalismo e nell’anti-comunismo.
Non è stato difficile, in fondo, ai “persuasori occulti” dei servizi segreti americani fare dei comunisti gli unici responsabili delle stragi della primavera del 1945, e del comunismo la sola minaccia dalla quale difendersi e difendere l’Italia e gli italiani.
Nell’arco di pochi anni, il Movimento sociale italiano al quale avevano inizialmente aderito anche fascisti veri, salvo andarsene sdegnati e nauseati quando l’inganno si è fatto palese, è riuscito a spostare a destra una massa giovanile, in buona parte composta dal reduci della Rsi, che era di sinistra.
Operazione di cui ha menato vanto pubblicamente il confidente, a pagamento, del ministero degli Interni Giulio Caradonna, uno degli uomini più rappresentativi del Movimento sociale italiano.
Il neo-fascismo ha occultato la sua essenza sotto i segni esteriori del fascismo, i suoi rituali, i suoi simboli, ingannando in questo modo le generazioni del dopoguerra che hanno creduto che questo partito fosse l’erede della Repubblica sociale italiana, convincimento rafforzato dagli attacchi degli avversari politici che lo presentavano come “fascista” e come tale lo contestavano anche nelle piazze.
Criticare chi, per età, è caduto nell’inganno del Msi è facile, dimenticando che oggi, nel 2018, ci sono gruppi e gruppuscoli che si ispirano al Msi e ne proseguono la politica organizzando commemorazioni con spreco di saluti romani salvo, poi, votare Lega Nord, appoggiarsi a “Forza Italia”, sostenere “Fratelli d’Italia” ecc. ecc.
Compito della Federazione nazionale combattenti della Rsi sarebbe proprio quello di cercare di aumentare la sua presenza negli ambienti giovanili senza cadere nella trappola di quanti si rivolgono ai suoi esponenti con il termine “camerati” e rendendo loro strumentale omaggio perché, in passato e nel presente, si collocano all’opposto di quello che è fascismo.
Nella prefazione del libro, a cura di Roberto Cozzolino, a pag. 8, si riportano le affermazioni di Enzo Pezzato, pubblicate su “Repubblica fascista” il 22 aprile 1945:

“[…] Lo spauracchio vero, il pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza sosta viene da destra”.

E la destra tutta, prima l’estrema destra che ha fornito alla Democrazia cristiana e al Partito socialdemocratico la manovalanza armata degli anni Sessanta e Settanta, è stata uno dei pilastri dello Stato democratico e antifascista e oggi lo è più che mai.
Più che mai urgente e necessario è, di conseguenza, l’impegno per ricordare che il fascismo ha preteso l’affermazione di una giustizia sociale che ancora manca, che ha posto l’Italia e gli italiani al primo posto liberandoli dal dominio britannico e non asservendoli come ha fatto – e continua a fare – la destra all’imperialismo americano dal 1943 in avanti, che ha plasmato uomini e donne il cui ricordo e il cui esempio non saranno mai cancellati.
Il libro della Federazione nazionale combattenti della Rsi ricorda che il fascismo è storia d’Italia, è il racconto di una battaglia contro l’ingiustizia e l’oppressione di uomini e di popoli da parte di un capitalismo che ha vinto, alla fine, con l’oro contro il sangue una battaglia ma non la guerra.
E non siamo qui a parlare di guerra, siamo ancora qui a farla.

Opera, 23 luglio 2018

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