Gli Irriducibili

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di Vincenzo Vinciguerra

Non si rassegnano. Gli anni passano ma ogni anno, il 2 agosto, anniversario della strage di Bologna con 85 morti e 200 feriti, buona parte del circo mediatico e politico italiano ripropone il tema dell’innocenza di «Jerry» Fioravanti e «Morticia» Mambro.
I metodi sono diversi, da quelli beceri di «Fratelli d’America» che accusano i giudici di Bologna di aver voluto criminalizzare la destra, a quelli più gesuitici dello screditato «Corriere della sera» che affida al solito Giovanni Bianconi il compito di scrivere un articolo per insinuare, senza dirlo esplicitamente, che i due componenti della «famiglia Addams» sono stati condannati ingiustamente.
Ai due protagonisti principali il problema interessa poco o punto perché la condanna per la strage del 2 agosto 1980 è stata, in fondo, la loro fortuna visto che, per effetto di questa, hanno scontato 18-20 anni di carcere allegro su una pena complessiva di 7-8 ergastoli, e da anni sono liberi cittadini.

Ma, gli italici «velinari» e i figli di Donald Trump sono chiamati a impegnarsi perché la verità sulla strage di Bologna, quella emersa fino a oggi ne evidenzia la caratteristica di «strage di Stato» ed è collegata alla mancata strage di Milano del 30 luglio 1980 e a quella di Ustica del 27 giugno1980.
È da quest’ultima che parte il segnale per un massacro «fascista» a Bologna, dopo quello fallito a Milano, che confermi la matrice «fascista» del massacro di Ustica affermata dal servizio segreto militare con l’aiuto di un’informazione (l’orologio Baume & Mercier di Marco Affatigato) fornita da Marcello Soffiati, fraterno collaboratore e amico di Carlo Maria Maggi e di Carlo Digilio.
Questo è il punto dolente per lo Stato e per il regime. Questa la ragione che obbliga gli italici «velinari» a proclamare ogni anno l’innocenza di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e ora anche di Gilberto Cavallini, benché nessuno di loro abbia mai scontato un solo giorno di carcere per il massacro di Bologna.
Non difendono i personaggi, tutti e quattro militanti del Msi (tre a Roma, uno a Milano), quanto il segreto su una pluralità di stragi che non sono state compiute da organizzazioni «eversive» di matrice fascista ma da gruppi parastatali come «Ordine nuovo», che rimane «eversivo» solo per «velinari» e disonesti.
La strage di Bologna ha stabilizzato una situazione politica che la verità sulla strage di Ustica avrebbe pesantemente destabilizzato, se fosse emersa. Da qui la necessità di depistare le indagini su questa inventando la matrice «fascista», prima, e il cedimento strutturale del Dc-9 Itavia dopo.
Non deve destare sorpresa che lo Stato, tramite i suoi apparati, abbia attivato ancora una volta l’area stragista per rafforzare il depistaggio su Ustica, né che dopo 38 anni difenda ancora il suo segreto affidando ai Bianconi et similia il compito di affermare che la verità non c’è perché sono stati condannati degli innocenti.
Gli irriducibili innocentisti di tutto lo schieramento trasversale che, dall’estrema destra all’estrema sinistra, ha sempre difeso la «famiglia Addams» hanno una caratteristica comune: non sono mai riusciti a portare un solo elemento logico e, tantomeno, probatorio a favore delle loro tesi.
A leggere i loro articoli, ad ascoltare i loro commenti televisivi, se ne ricava che non sanno dire perché «Jerry» Fioravanti e «Morticia» Mambro sarebbero, secondo loro, innocenti.
Ancora attendo di leggere una difesa ragionata della «banda degli Addams» nella quale si provi che erano in un luogo diverso dalla stazione ferroviaria di Bologna quel 2 agosto 1980, che ci sono testimoni attendibili che li hanno visti altrove, e così via.
Se la condanna si poggia sulla certezza che non hanno portato un alibi, che non hanno dimostrato di essere in un luogo diverso dalla stazione di Bologna, che si sono contraddetti e smentiti a vicenda, che hanno mentito, a esempio sulla presenza di Ciavardini, la difesa mediatica e politica riesce solo a proporre che avendo confessato tutto (e non è vero) non avrebbero avuto motivo di non confessare anche questa strage.
In pratica, secondo gli irriducibili velinari, Fioravanti e compari sono certamente innocenti perché lo dicono loro ed è doveroso credergli sulla parola.
Si adottasse la stessa logica per tutti gli imputati, potrebbero chiudere il 99 per cento gli istituti di pena, ma è evidente che la proclamazione della propria innocenza da parte della quasi totalità degli imputati non può determinare la loro obbligatoria assoluzione, perché nei Tribunali la parola non serve, servono fatti ovvero prove o indizi a carico o a discarico.
E a proprio discarico la «famiglia allargata degli Addams» fino a oggi non ha esibito niente.
Hanno avuto tempo e modo di chiedere la revisione del processo contando sull’aiuto di partiti politici, giornalisti, pseudo storici e, soprattutto, dei servizi segreti che li hanno adottati e protetti.
Per ottenere la revisione del processo, gli stragisti di Stato avrebbero dovuto portare un solo elemento nuovo o, almeno, non valutato dai giudici di merito.
Non lo hanno fatto perché non ne hanno. Hanno a loro favore solo i Bianconi e altri che, però in un’aula di Tribunale non fanno testo. Costoro continuano a scrivere a favore della «banda gli Addams» solo perché la diffusione di notizie false e tendenziose atte a disinformare l’opinione pubblica non è considerata un reato.
Ma se i Bianconi e compari non sono giudicabili dei Tribunali ordinari, lo sono dinanzi a quello della Storia che li affiancherà ai tanti, ai tantissimi, che in questo Paese hanno fatto opposizione alla verità fingendo di cercarla, certi che una menzogna ribadita migliaia di volte alla fine si trasformi in verità.
Ma nei decenni futuri non faranno testo gli articoli di Bianconi, i servizi televisivi di «Tele mostro» (TG2) e di «Tele moccolo» (TG3), le «sparate» dei «Fratelli d’America», ma solo i fatti, quelli che inchiodano gli «Addams» e i loro complici alle loro responsabilità.
E, in fondo, solo questo conta.

Opera, 4 agosto 2018

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