Il Pentito

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di Vincenzo Vinciguerra

Luca Traini, il 3 febbraio 2018, ha seminato il panico nelle vie di Macerata sparando contro le persone di colore che via via incontrava, fino a ferirne sei. Poi, si è fermato accanto al monumento ai Caduti, si è messo sulle spalle una bandiera tricolore e si è consegnato ai carabinieri.
Sognava di entrare nella storia e, invece, è entrato in galera riportando il 3 ottobre 2018 una condanna a 12 anni di reclusione per strage aggravata dall’odio razziale.
Traini voleva vendicare – ha detto – la morte di Pamela Mastropietro uccisa da un nigeriano o, forse, da una overdose di eroina, perché la verità ancora oggi non si conosce.

L’arresto di un africano ha scatenato l’ira di Traini che ha iniziato a sparare contro tutti quelli di colore che incontrava, compresa una donna.
Un giustiziere d’accatto, il Traini, che si è vendicato sparando su persone innocenti per smania di protagonismo, non per senso di giustizia e tantomeno per Pamela, morta a 18 anni, per responsabilità di quanti non sono stati capaci di aiutarla a uscire dalla tossicodipendenza firmando la sua condanna.
Nel caso di Pamela, della sua fine straziante quale che ne sia stata la causa, non c’è la sola responsabilità di uno o di pochi, c’è quella di tanti che non sono neri ma bianchi, italiani che hanno concorso a ucciderla con la propria incompetenza e la propria indifferenza.
Quante ragazze, maggiorenni per legge ma in realtà ancora adolescenti, sono morte per colpa della droga, in un modo o nell’altro?
Ragionamenti troppo complessi e difficili per uno come Luca Traini che, avendo avuto un’infanzia difficile è fatalmente finito per intrupparsi fra i fessi di Casapound divenendo uno sfegatato ammiratore di Matteo Salvini.
Elementi che la Corte che lo ha condannato non ha tenuto in considerazione, in caso contrario, preso atto della sua militanza in Casapound e della sua ammirazione per Matteo Salvini, gli avrebbe concesso l’attenuante della semi-infermità mentale.
Però Traini è un militante dell’estrema destra e, come tale, dinanzi ai giudici, si è comportato.
Ha chiesto subito perdono, ha invocato clemenza, ha garantito che, in galera, ha compreso il male fatto, ha assicurato che lui non è razzista senza però spiegare perché ha sparato solo su negri e non anche su bianchi.
Si è garantito, Luca Traini, di uscire dal carcere in ginocchio e piangendo come hanno fatto tutti, senza eccezione, quelli di estrema destra dagli anni Settanta in avanti.
Leoni fuori, magari con le armi in pugno, pecore dentro.
Il ruggito si è spento e si è levato al cielo il belato che consacra Luca Traini come degno militante di Casapound e leghista onorario.
E Pamela? Che gliene frega, a Luca Traini. Oggi ha altro da pensare, per esempio che in carcere ci sono tantissimi spacciatori di droga e, ahimè, pure tanti neri, spesso grandi, grossi e cattivi.
Meglio chiedere perdono e scoprirsi anti-razzisti, non si sa mai chi può incontrare Luca Traini in galera.
A qualcosa la militanza in Casapound gli è servita: ha appreso l’arte di farsi pecora, alla svelta, il più velocemente possibile quanto il vento cambia e l’aria diventa cattiva.
L’ennesimo Fantozzi di estrema destra, questo Luca Traini, che in vita sua non ha mai fatto niente per contrastare il traffico di droga, che non ha mai fatto politica, che si è solo convinto che Casapound e Matteo Salvini hanno ragione nell’impedire agli extracomunitari di colore di venire in Italia.
Una propaganda di bassa lega che ignora le cause di un esodo di massa la cui responsabilità ricade su quei Paesi che dell’Africa e del Medio Oriente hanno fatto un campo di battaglia, una terra di miseria e terrore per i propri interessi.
Una propaganda fasulla che porta certi psicolabili di estrema destra a compiere gesti estremi.
Era sempre un militante di Casapound, difatti, quel Gianluca Casseri che, il 13 dicembre 2011, aveva sparato su cinque senegalesi uccidendone e ferendone tre, per poi suicidarsi convinto che i suoi amici lo avrebbero considerato un eroe.
Viceversa, quelli di Casapound si sono presentati in televisione per dire che quello, con loro, non aveva nulla a che vedere.
Non un eroe, quindi, ma uno squilibrato isolato, non un martire, Gianluca Casseri, ma un deficiente.
La stessa sorte toccata a Luca Traini che ora avrà tutto il tempo per comprendere di essere un perfetto imbecille per aver creduto in Casapound e in Matteo Salvini, prima, e per aver sparato su degli innocenti, dopo.
Farsi pecora non potrà mai riscattarlo. La condanna che lo attende è a vita, perché quella della detenzione non durerà molto, ma resterà per sempre lo «scemo di Macerata», militante di Casapound e ammiratore di Matteo Salvini.
Peggio che un ergastolo.

Opera, 5 ottobre 2018

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