La Società Incivile

image

di Vincenzo Vinciguerra

Da quando al governo sono saliti i Cinque Stelle e la Lega, i presunti garantisti italiani si sono messi in allarme. Li preoccupa, difatti, la pretesa degli esponenti dei due partiti di rendere certe le pene inflitte dai Tribunali e la situazione che si può determinare all’interno degli istituti di pena.
Fa paura, più di altri, il leghista Matteo Salvini, alleato del pregiudicato Silvio Berlusconi ed ex gregario di un inveterato ladrone come Umberto Bossi che ha portato in Senato giusto per ribadire che gli amici e gli amici degli amici possono stare tranquilli, la severità delle pene e dei trattamenti penitenziari è riservata agli altri, non certo a loro.
Per ammonire i nuovi governanti, si è mossa per la prima volta la Corte costituzionale i cui componenti hanno iniziato un giro nei carceri italiani per spiegare ai detenuti che i diritti garantiti dalla Costituzione saranno rispettati, sempre e comunque.

A sentirli sembra che le galere italiane siano oasi di civiltà minacciate, ora, dall’invasione di orde barbariche decise a distruggere tutto ciò che garantisce i diritti dei detenuti.
Non è così perché gli istituti di pena italiani sono sempre state oasi di inciviltà, scuole di delinquenza, nemici della società civile che è stata sempre ingannata dai presunti garantisti che hanno sempre menato vanto di ciò che non hanno mai fatto: fare degli istituti di pena luoghi di rieducazione e di civiltà.
Un mondo perduto, quello del carcere, dove si esaltano i peggiori difetti degli individui: la falsità, la simulazione, la menzogna, la delazione, il servilismo, l’invidia, necessarie per sopravvivere nel migliore dei modi, perché qui la dignità non paga.
L’insegnamento del carcere rende peggiore l’individuo detenuto e lo stesso carceriere che mutua dal detenuto linguaggio, comportamento, pensiero e «stile» di vita.
In un mondo in cui l’onestà non si sa cosa sia, i presunti garantisti altro non hanno saputo fare che raddoppiare gli strumenti di controllo, così hanno affiancato ai Tribunali di sorveglianza la figura del «garante dei detenuti», ma entrambi non garantiscono un bel niente perché estranei dalla realtà quotidiana del carcere. I magistrati di sorveglianza si occupano solo di «benefici», i «garanti dei detenuti» sono chiamati a occuparsi di poche cose, mai del rispetto dei diritti più elementari.
Un esempio è giusto farlo.
Nel corso di un convegno, secondo quanto riportato da detenuti che vi hanno partecipato, il direttore, Silvio Di Gregorio, si è spinto ad affermare che qui, a Opera, i diritti dei detenuti sono rispettati, primo quello alla salute.
Per carità, possiamo anche credere alla buonafede del direttore che è qui da 10 mesi e controlla quello che avviene attraverso i suoi subalterni che non sono un esempio di lealtà.
Difatti, per parlare per una volta in prima persona, visto che gli altri detenuti hanno il terrore di avanzare critiche sia pure fondate per non esporsi alle inevitabili rappresaglie dei carcerieri, ricordiamo, a proposito del rispetto del diritto, in teoria inalienabile, alla salute quanto accade per fare una visita oculistica.
Richiesta, la visita, il 17 novembre 2017, per la rottura degli occhiali e il controllo di determinati sintomi patologici, solo il 5 ottobre 2018, per merito di un appuntato di sezione, che è stato perfino criticati dai suoi colleghi, il medico di reparto si è deciso a richiedere una visita oculistica ospedaliera che sarà fatta chissà quando.
Undici mesi, a oggi, passati invano per merito dei responsabili di questo reparto che, informati e sollecitati a intervenire, nulla hanno fatto o detto.
È vero: ho l’onore di godere della loro ostilità, tante volte esibita nel corso di quasi 25 anni di permanenza forzata in questo carcere, perché non mi sono mai integrato nella vita di un ambiente con il quale sono sempre stato – e sempre sarò – incompatibile, ma il rispetto del diritto alla salute non passa per la simpatia o l’antipatia: deve essere rispettato comunque.
In un mondo civile così sarebbe, ma qui siamo in carcere, a Opera poi.
Dicono che in un anno hanno cambiato quattro oculisti, perché nessuno (chissà perché) vuole venire qui a lavorare, ma ognuno di questi ha visitato, prima di andarsene, decine e decine di detenuti, mai il sottoscritto.
Una coincidenza, un «disguido», non è credibile perché nel 2016 dovette intervenire un brigadiere per farmi fare una visita oculistica dopo due mesi dalla sua prenotazione. 
Questa volta non ne sono bastati undici di mesi.
E parliamo del diritto alla salute, per raccontare il resto dovrò decidermi a scrivere un libro intitolato «Le loro prigioni».
Un esempio, in fondo modesto, di quel che accade nella realtà del carcere, di un’istituzione nemica della società civile che certo non potrà essere un Salvini a peggiorare.
Peggio di così, difatti, non potrebbe essere.

Opera, 6 ottobre 2018

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...