L’Oblio e la Menzogna

L’oblio e la menzogna

image

di Vincenzo Vinciguerra
Il 12 dicembre 2018 una sola rete televisiva, La7, ha ricordato l’anniversario della strage di piazza Fontana con una trasmissione di Andrea Purgatori.
Le altre reti televisive sia Rai che Mediaset si sono occupate di altro, e il Tg3 del mattino, il 13 dicembre, ha trasmesso prima un servizio di alcuni minuti su un canile e, subito dopo, uno di un paio di minuti sulla presenza del presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, a Milano pero commemorare l’eccidio della Banca dell’Agricoltura.
Lo storico della televisione statale, Paolo Mieli, il 12 dicembre, alle 13.15, ha dedicato la puntata della sua trasmissione al terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908.
Il «governo del cambiamento» non ha cambiato niente perché, in televisione, la parola d’ordine è sempre la stessa: dimenticare e far dimenticare.

Unica eccezione, come dicevamo, la trasmissione curata da Andrea Purgatori, che ha posto l’accento su quanto è accaduto anche in Belgio e in Germania ipotizzando, non a torto, operazioni affidate a uomini di strutture clandestine della Nato finalizzate alla destabilizzazione per la stabilizzazione.
Un solo neo: aver intervistato Felice Casson su «Gladio».
Non ne facciamo una colpa all’onesto Andrea Purgatori, ma a 28 anni di costante disinformazione ha presentato un magistrato che si è occupato di «Gladio», nell’ambito di una operazione politico-giudiziaria, dal 6 dicembre 1989 al 30 novembre 1990, data in cui, dopo un colloquio con Giulio Andreotti il 22 novembre, ha trasmesso alla procura della Repubblica di Roma gli atti, dichiarando la propria incompetenza nelle indagini sulla struttura segreta.
Un anno nel corso del quale il Felice Casson ha curato i rapporti con Giulio Andreotti, con Luciano Violante per il Pci, con i giornalisti amici, senza svolgere una sola indagine seria sulla struttura.
Dal 1° dicembre 1990 in avanti, le indagini su «Gladio» le hanno condotte la procura della Repubblica di Roma e la procura militare di Padova.
Una verità totalmente ignorata dai mezzi di comunicazione di massa, ma anche da molti storici che per indagare su «Gladio» si rivolgono al Felice Casson, a un magistrato cioè che su questa struttura non ha mai indagato.
Può accadere che una menzogna del genere possa perpetuarsi per quasi 30 anni senza trovare smentite né opposizioni?
Sì, perché la battaglia per la verità si scontra proprio con la campagna disinformante condotta da anni da una stampa asservita totalmente al regime e da storici che, tranne poche eccezioni, scrivono quello che le veline dei servizi e dei partiti impongono.
Per provare la menzogna di Felice Casson, ribadita anche nell’intervista trasmessa da La7, sulle indagini condotte su «Gladio» partendo dalle dichiarazioni da me rese in merito dall’estate del 1984, alle quali – dice – ha creduto solo lui è sufficiente rivedere l’intervista che gli fece Sandra Bonsanti il 7 giugno 1991, per Rai 3, nella trasmissione dedicata ai «Giudici di frontiera».
Nell’occasione, Sandra Bonsanti gli ha letto quanto da me scritto in «Ergastolo per la libertà» proprio su quelle che chiamavo «strutture parallele» e, a quel punto, il Casson è riuscito a balbettare: «Mi ha detto qualcosa».
Affermazione che si commenta da sola.
È falso, inoltre, che sia stato solo lui a credere alle mie dichiarazioni, anzi è vero l’esatto contrario perché tutti hanno dato credito a quanto da me affermato sull’esistenza delle strutture parallele.
Tutti meno lui.
Il 15 aprile 1987, dinanzi alla Commissione parlamentare presieduta dal democristiano Gerardo Bianco, in seduta segreta, il Felice Casson dichiarava riferendosi alla globalità delle mie dichiarazioni:

«Non credo ad una sola parola di quello che dice…».

Verità attestata da un documento filmato e da uno scritto (il verbale della sua audizione) che il Felice Casson non può certo smentire e, tantomeno, giustificare.
Il fatto che costui vada avanti da anni a raccontare la menzogna di aver indagato su «Gladio» basandosi sulle mie dichiarazioni, prova che la propaganda del regime si alimenta e si rende credibile poggiandosi su due elementi cardine: l’oblio e la menzogna.
Troppe persone per pigrizia, negligenza, superficialità preferiscono non verificare quanto leggono o sentono, .concedendo in questo modo spazio a quanti, in perfetta malafede, hanno costruito le loro menzogne per ordine dei partiti politici di appartenenza o dei servizi segreti per i quali lavorano.
I «persuasori occulti» hanno sostituito gli alchimisti medievali nella trasformazione del piombo in oro, ma il tempo finisce per cancellare la patina d’oro con la quale, in maniera fraudolenta, hanno rivestito il piombo e questo riappare nella sua pochezza e nella sua miseria.
Torneremo a occuparci di Felice Casson, per amore di verità e di giustizia.

Opera, 18 dicembre 2018

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...