Il precedente storico

image

di Vincenzo Vinciguerra

Si odiano, ma sono condannati a difendersi insieme coprendosi gli uni con gli altri, in fondo fanno tutti parte della stessa famiglia.
Gilberto Cavallini, nel corso del processo a suo carico per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, rilancia la tesi della pista palestinese per un massacro che è stato, invece, solo funzionale al governo nazionale allora ih carica affannosamente impegnato a coprire, costi quel che costi, le responsabilità della strage di Ustica del 27 giugno 1980.
Come i parenti-serpenti, anche Cavallini si è premurato a dissociarsi dopo l’arresto e si è, con la dovuta umiltà, fatto rieducare presso il carcere di Opera nel quale rimane celebre una sua poesia a Gesù pubblicata sulla rivista dei detenuti.
Ha fatto vita comoda e tranquilla a Opera ottenendo nei tempi minimi previsti per un pluri-condannato all’ergastolo i benefici dei permessi premiali e della semilibertà.

Come gli odiati cugini avrebbe potuto essere da anni un libero cittadino, ma Gilberto Cavallini si è fatto sorprendere con una pistola addosso e, di conseguenza, lo hanno dovuto riportare in carcere.
Poco importa, perché nel nuovo carcere è riuscito a riottenere, dopo un congruo periodo di tempo, sia i permessi premiali che la semi-libertà.
Non sappiamo se questa volta ha dovuto scrivere una poesia alla Madonna, ma è nuovamente beneficato e il processo a suo carico per concorso nella strage di Bologna del 2 agosto 1980 non modificherà il suo status a prescindere dal suo esito che non è previsto in tempi brevi.
Come si difende il Cavallini? In due modi: accusando i familiari delle vittime della strage di averlo calunniato, da un lato, e, dall’altro, chiamando in causa i palestinesi quali autori del massacro.
È la linea dei premiati di Stato che nulla possono portare a discarico di quanti già condannati per quella strage e insistono nel portare avanti la tesi, cara ai servizi e alla loggia P2, della pista internazionale, ovviamente palestinese.
Non è una tesi nuova, difatti, a proporla per la prima volta, l’11 agosto 1980, in un articolo poi ripreso da Candido di Giorgio Pisanò, è stata l’Agenzia Ebraica.
Fonte non imparziale e, tantomeno, autorevole, l’Agenzia Ebraica chiama in causa una non meglio identificata organizzazione palestinese senza però che, al tempo, l’accusa trovi credito e credibilità specie sul piano giudiziario.
Per quali recondite ragioni i palestinesi avrebbero dovuto compiere un massacro nella «rossa» Bologna dal cui aeroporto il 27 giugno 1980 criminali non identificati avevano fatto decollare il Dc-9 Itavia che sarà poi abbattuto sul cielo di Ustica, nessuno ha mai saputo spiegarlo.
Hanno tirato in ballo la Libia, Malta, il Fronte popolare per la liberazione della Palestina, senza portare un solo elemento indiziario a sostegno della loro tesi.
Non possono farlo perché è solo propaganda che, in concreto, non fa male a nessuno. Riesce ad avvantaggiare solo i componenti della «famiglia Addams» che, grazie alla condanna riportata per il massacro del 2 agosto 1980, hanno ottenuto buona stampa, benefici, privilegi e, infine, libertà.
Prima di quel 2 agosto 1980, ci sono due precedenti attentati a stazioni ferroviarie, fortunatamente falliti: uno a Verona, una decina di anni prima, riconducibile, come ideazione ed esecuzione, agli ambienti della estrema destra.
Un secondo a Gerusalemme, il 30 ottobre 1946, quando vennero deposte due valigie cariche di esplosivo all’interno della stazione ferroviaria. Una non esplode; l’altra viceversa sì, quando un poliziotto tenta di portarla fuori dall’edificio.
La deflagrazione uccide il poliziotto e provoca il parziale crollo dell’edificio a conferma della volontà degli autori di compiere un massacro indiscriminato, come a Bologna il 2 agosto 1980.
I massacratori erano palestinesi?
No, erano i componenti dell’Irgun, la più spietata organizzazione ebraica al comando di Menachem Begin, la stessa che era in ottimi rapporti con i Fasci di azione rivoluzionaria (Far) guidati da Pino Romualdi.
E saranno sempre Begin e il Likud gli interlocutori privilegiati della estrema destra italiana che con essi manteneva i contatti, fra gli altri, Giano Accame.
Insomma, la vocazione al massacro indiscriminato non appartiene ai palestinesi bensì a loro nemici, siano essi israeliani o componenti della estrema destra italiana.
Mentre non ci sono motivazioni plausibili per incolpare i palestinesi per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, ce sono per attribuirla agli stragisti di Stato dell’estrema destra italiana, in particolare una: la strage di Ustica.
Ne riparleremo.

Opera, 24 febbraio 2019

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...