12 Dicembre 1969

image

di Vincenzo Vinciguerra

Leggo il libro di Mirco Dondi, «12 dicembre 1969», Laterza, 2018. È un riepilogo onesto, serio degli eventi relativi alla strage di piazza Fontana a Milano.
L’autore è attento nella ricostruzione di un fatto che, certamente, ha segnato una svolta nel modo di fare politica in Italia, introducendo per la prima volta in campo nazionale la logica della destabilizzazione, portata all’estremo, per favorire la stabilizzazione del regime avviandolo a una trasformazione in senso autoritario.
La strategia della tensione è ideata da chi già detiene il potere e intende rafforzarlo con un colpo di mano che gli consenta di riportare legge e ordine nel Paese riducendo – se non annullando – la forza sempre crescente del Partito comunista.

Non sarebbe stato così difficile cogliere l’obiettivo senza giungere alla messa fuori legge del partito. Sarebbe bastato portare alla sbarra i suoi dirigenti per i finanziamenti illeciti ricevuti dall’Unione sovietica, e sul cui conto i servizi segreti italiani e americani erano assai bene informati.
Una tangentopoli anti-litteram circoscritta al solo Partito comunista, la «quinta colonna sovietica» in Italia.
Mirco Dondi riconosce le responsabilità del potere politico e dei suoi apparati di sicurezza ma ritiene che questi ultimi si preponevano di raggiungere il fine destabilizzante con atti incruenti, così che la decisione di compiere un massacro il 12 dicembre 1969, nonché quelli successivi, è assunta dai soli dirigenti di Ordine nuovo.
Sul punto dobbiamo dissentire, perché gli uomini dell’estrema destra (da Almirante a Rauti, da Romualdi a Junio Valerio Borghese) erano tutti, senza eccezioni, subalterni ai servizi segreti italiani e americani e, in quanto tali, potevano essere «persuasi» dall’utilizzare l’arma della strage per favorire i disegni del potere e dei suoi apparati.
Non hanno coperto gli esecutori materiali di un’operazione che era sfuggita al loro controllo, ma una strategia alla quale questi ultimi erano organici e che non poteva essere svelata, sia in quel dicembre 1969 che negli anni successivi e fino a oggi.
È credibile ritenere che nessun direttore dei servizi segreti militari e civili abbia mai suggerito agli pseudo neofascisti italiani di compiere stragi, ma è altrettanto vero che questi erano consapevoli di poter agire contando sulla loro protezione.
Non hanno detto «fate», ma hanno lasciato fare preoccupandosi dopo di garantire loro l’impunità.
Non possono essere accusati di essere i mandanti materiali, ma politici e «spioni» lo sono stati sul piano politico e morale.
Del resto, come ben sa Mirco Dondi, neanche il ricambio generazionale ha indotto i politici italiani a far aprire gli archivi segreti perché quella che è stata una strategia di Stato non può essere disvelata nemmeno a distanza di mezzo secolo.
Né possono essere tolte le protezioni agli esecutori materiali, agli organizzatori di attentati stragisti perché non sono stati «compagni di strada» dei servizi segreti ma informatori e bombaroli inseriti nei loro organici.
La riprova a quanto affermiamo c’è, perché anche se uno sciacallo politico e giudiziario con l’aiuto dei suoi compagni di partito è riuscito a far inserire l’attentato di Peteano nel novero di quelli compiuti nell’ambito della strategia della tensione, questo rimane il solo sul quale, per ordine di Giulio Andreotti, il servizio segreto militare, nel mese di novembre del 1978, ha fornito alla magistratura nomi, cognomi, testimoni e informazioni.
La ragione è ovvia: mai avuto a che fare io con i servizi segreti e quell’attentato si poneva contro lo Stato e la sua strategia, e non a suo favore.
Lo Stato può agire contro un oppositore, non certo contro i propri lacchè che devono essere tutelati oggi come ieri.
È una realtà di cui bisogna prendere atto: quella di una estrema destra (non solo Ordine nuovo) che è stata sempre al servizio dello Stato ed è giusto dire che Mirco Dondi lo scrive, sia pure con qualche distinguo che non possiamo condividere.
La strategia della tensione ha colto il proprio obiettivo strategico e politico perché, è vero che l’avanzata elettorale del Pci non è stata bloccata, anzi è stata favorita, come afferma Dondi, dal divampare del «terrorismo nero», ma la politica del Pci è stata condizionata dalla logica della paura, perché consapevole che ogni governo, se lo avesse voluto, avrebbe potuto nel corso degli anni Settanta e fino al 1981, proclamare lo stato di emergenza per ridare sicurezza e stabilità ai cittadini.
Misura che lo avrebbe ridimensionato mettendo a rischio perfino la libertà fisica dei suoi dirigenti, compreso Enrico Berlinguer a cui disposizione c’era sempre un aereo pronto a esfiltrarlo all’estero.
Una logica che ha indotto il Pci a coprire le responsabilità della Democrazia cristiana, dei suoi alleati e degli apparati di Stato italiani e stranieri nella strategia del terrore inventando un inesistente «terrorismo nero».
Il «compromesso storico» non è frutto del genio politico di Enrico Berlinguer ma un tentativo per garantirsi la sopravvivenza politica ostentando moderatismo e maturità democratica, senso dello Stato e lealtà verso le istituzioni democratiche fino a trasformarsi nella «quinta colonna» del ministero degli Interni a sinistra.
La «strategia del terrore» ha quindi pagato per i suoi ideatori di oltreoceano e per i suoi organizzatori, politici e militari, in Italia.
La sua manovalanza è stata l’estrema destra italiana, senza distinzioni fra quella parlamentare ed extraparlamentare, che non è mai stata pertanto forza di opposizione al sistema, tantomeno armata.
Bisogna iniziare a prenderne atto se vogliamo riscrivere la storia d’Italia secondo verità.
Il libro di Mirco Dondi fa un passo in avanti in questa direzione, e di questa sua onestà gliene diamo volentieri riconoscimento.

Opera, 25 febbraio 2019

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...