I Complici

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di Vincenzo Vinciguerra

Giornali e telegiornali danno spazio ai depistaggi compiuti dai carabinieri per occultare la verità sulla morte di Stefano Cucchi derivata da un pestaggio al quale era stato sottoposto subito dopo l’arresto.
Certo, la verità su quella morte e sui depistaggi rappresenta una giusta causa per la quale vale la pena di giungere a una conclusione sul piano giudiziario.
Ma, l’enfasi posta nel raccontare ogni puntata della vicenda non può far dimenticare il silenzio degli sfessi giornali e telegiornali su ben altre morti e ben altri depistaggi.
Non è un caso che poco o nulla si dica sui depistaggi seguiti al massacro di Paolo Borsellino e degli uomini della scorta in Via D’Amelio a Palermo nel luglio del 1992.

Qui non si tratta di fare verità sulla morte di un piccolo delinquente che, rispettoso della regole della malavita, non ha denunciato i carabinieri che lo avevano picchiato a morte, bensì di far luce su una operazione che coinvolge responsabilità di persone inserite ad altissimo livello negli ambienti istituzionali e politici.
Una verità che non è circoscritta al singolo episodio, per quanto gravissimo, ma che riguarda i rapporti fra Stato, politica e mafia in un momento in cui si verifica un passaggio di consegne da parte di una classe politica screditata a un’altra che si presentava come una forza nuova e rinnovatrice.
Era solo propaganda, lo sappiamo.
Difatti, la vecchia politica aveva visto in azione la coppia Andreotti-Lima, la nuova quella Berlusconi-Dell’Utri, con buona pace di quanti strillavano che la mafia era stata ormai sconfitta.
La mafia, o per meglio le dire le mafie non sono sconfitte nemmeno oggi, perché le operazioni che vengono compiute sul terreno a carico di presunti boss e veri picciotti non riescono a nascondere la realtà che vede ancora Stato, politica e criminalità organizzata impegnati a non far emergere la realtà dei loro rapporti nel passato e nel presente.
Il silenzio di giornali e telegiornali sul processo in corso sui depistaggi seguiti all’omicidio di Paolo Borsellino, la mancata costituzione del ministero degli Interni contro i tre poliziotti alla sbarra per concorso in quei depistaggi ci dicono che le alleanze sono ancora salde e vitali.
E parimenti salde e vitali sono quelle fra Stato, politica ed estrema destra come prova il silenzio ufficiale sulla denuncia del giudice istruttore Guido Salvini relativa alle pesantissime interferenze subite nel corso della sua istruttoria sulla strage di piazza Fontana da altri magistrati, primo fra tutti il solito Felice Casson.
Alleanze confermate dal modo ignobile con il quale è stata data la notizia della riapertura delle indagini sull’omicidio di Mino Pecorelli richiesta dalla sorella del giornalista, ucciso nel marzo del 1979, sulla base di una mia dichiarazione resa nel marzo del 1992.
Mafia ed estrema destra rimangono ancora, nel 2019, forze da proteggere, da tutelare a ogni costo perché la verità sul ruolo nel dopoguerra proverebbe che a far parte dell’anti-Stato sono stati coloro che si sono battuti contro di esse e lo Stato di cui erano colonne fidate e portanti.
Una verità che nemmeno oggi si possono consentire di ammettere, tanto più oggi che al governo è salita una forza politica, la Lega Nord, che dal 1994 è la complice si Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e sodali, quella che ha retto loro il sacco benché consapevole che i nomi dei due, in particolare del secondo, ricorrono in tante pagine giudiziarie sulle stragi mafiose del 1993.
I dirigenti del Movimento 5 stelle hanno escluso ogni rapporto con il rapinatore (Silvio Berlusconi) ma si sono portati al governo il palo (Matteo Salvini e compari) che, non a caso, conta fra i suoi estimatori e sostenitori tutta la marmaglia dell’estrema destra ancora in attività.
Insomma, cambiano parzialmente i musicisti ma l’orchestra suona sempre lo stesso spartito.
Chi dirige musicisti e coro?
La verità sulla morte di un piccolo spacciatore di droga non ci darà alcuna risposta e questo spiega l’enfasi con cui telegiornali e giornali ne parlano , mentre stanno zitti su tutto il resto.
Tacere, mentire, disinformare sono ancora oggi le parole d’ordine di un mondo politico e mediatico che rimane immobile, immutabile, chiuso in se stesso a conferma che i cambiamenti in Italia sono solo di facciata, una maschera che copre il volto di un potere immodificabile.
I governi passano, il potere resta.

Opera, 28 febbraio 2019

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