La Criminalizzazione della Storia

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di Vincenzo Vinciguerra

Nel corso della trasmissione «Domenica In», al termine della presentazione di un libro sull’attentato a Palmiro Togliatti del luglio 1948, a opera di Antonio Pallante, la conduttrice, Mara Venier, apprende che costui è ancora vivo e forse segue la trasmissione. A questo punto, le viene naturale e spontaneo inviargli un saluto, un semplice saluto.
Apriti cielo!
Una certa Rita Borioni, consigliera di amministrazione della Rai, inizia a strillare che trova «sconcertante» il saluto ad Antonio Pallante che osò sparare su Togliatti e deve essere quindi considerato un «potenziale assassino».

La legge non ammette ignoranza, la storia quella vera nemmeno; quindi la Rita Borioni non ha giustificazioni di sorta perché Antonio Pallante, in un clima di guerra civile, non sparò su un probe e mite uomo politico amante della libertà e della democrazia, rispettoso dei diritti umani e civili, ma su un cittadino sovietico prestato all’Italia, su un torturatore e massacratore di italiani come gli anarchici in Spagna e i fascisti o «presunti tali» in Italia nel corso delle giornate che lui stesso definì «radiose» della primavera del 1945.
Non fu Antonio Pallante a creare una clima di guerra civile in Italia negli anni dell’immediato dopoguerra fino al 1949, ma furono i politici di entrambi gli schieramenti di centro-destra e di sinistra; i primi con la benedizione del Vaticano e dei servizi segreti americani.
La Borioni non lo sa quanti italiani sono morti in quegli anni per mano dei comunisti, degli anticomunisti e delle forze di polizia. Non sa nemmeno che Palmiro Togliatti fu il fedele esecutore di ordini di Josip Stalin, il capo che guidava l’unica patria che lui riconosceva: l’Unione sovietica.
È falso che nel luglio del 1948 non scoppiò la guerra civile per merito di Palmiro Togliatti, sia perché era già in corso sia perché Stalin in persona, nel mese di marzo del 1948, aveva vietato ai comunisti italiani di insorgere nel caso di una vittoria della Democrazia cristiana e delle forze anticomuniste.
Non sappiamo se Antonio Pallante sparò su Togliatti perché indotto da qualcuno rimasto sempre nell’ombra, ma il suo fu un gesto che avrebbero voluto fare tanti italiani a cominciare dai soldati reduci dalla prigionia nei campi di concentramento sovietici.
Rita Borioni è componente del consiglio di amministrazione della Rai nominato dal governo del cambiamento in peggio, quindi s’indigna per un saluto rivolto ad Antonio Pallante che deve essere, secondo lei, equiparato a un criminale per aver sparato 71 anni fa su un nemico dell’Italia.
Non ci risulta che Rita Borioni abbia mai protestato per la presenza in tv di Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafioso perché amico di assassini e stragisti mafiosi, grande alleato di Umberto Bossi, Matteo Salvini e della Lega nord.
Perché dei criminali ai quali ancora oggi va la solidarietà umana di tanti politici, primi quelli della Lega nord, come Roberto Formigoni, non bisogna parlare per indignarsi ma per compatirli come vittime della mala giustizia.
È normale che una classe politica criminale come quella che ha governato – e continua a governare con buona pace dei fessi del 5 stelle – l’Italia si sforzi di rappresentare i soli nemici che ha avuto come demoni, rappresentanti del male assoluto, perché sono stati i soli a metterne in discussione il potere.
In fondo vivono nella paura che riemerga nella coscienza di tanti italiani, soprattutto giovani, il desiderio di farla finita con un regime che da 75 anni si rinnova per peggiorare.
Una paura che oggi può apparire irrazionale considerando lo stato di polizia nel quale viviamo, ma che a lungo termine può essere reale perché i politici hanno coscienza di valere poco o nulla e temono che alla fine gliene venga chiesto conto.
E non temono i pochi ma i molti, tanto che hanno rafforzato i reparti antisommossa aggiungendo a quelli dei carabinieri e della polizia perfino quelli della Guardia di finanza.
Paventano una rivolta di popolo?
Perfino in una Italia ridiventata la «terra dei morti», può esplodere la rabbia dei tanti oggi ancora dormienti e rassegnati.
I colpi di pistola di Antonio Pallante non hanno cambiato la storia d’Italia né fatto giustizia perché Palmiro Togliatti è morto mentre si trovava in vacanza nella sua patria, l’Unione sovietica, a Jalta.
Oggi non lo ricorda più nessuno, i primi a rinnegarne la memoria sono stati proprio gli ex comunisti, i quali non si sono indignati per il saluto di Mara Venier ad Antonio Pallante.
Per loro l’ha fatto la sconosciuta Rita Borioni, consigliere di amministrazione di una Rai che disinforma e mente, un apparato propagandistico del regime che vive nella paura, che sopravvive nel timore di un passato che può sempre tornare perché fino a quando impera l’ingiustizia ci saranno sempre i pochi e i tanti che avvertono il desiderio di ribellarsi.
E, forse, a fermarli non basteranno i reparti anti-sommossa.

Opera, 04 marzo 2019

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