Depistaggi per Omissione

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di Vincenzo Vinciguerra

L’interrogatorio di Gilberto Cavallini dinanzi alla Corte di assise  di Bologna, che lo giudica per concorso nella strage del 2 agosto 1980, la cronista de Il Corriere della sera lo ha introdotto in questo modo: «Lucido, determinato, lo sguardo fiero», poteva aggiungere ma era sottinteso «le orecchie diritte, la coda alzata», così da completare il ritratto di un pitbull che si scaglia contro i familiari delle vittime di quel massacro contro le quali preannuncia addirittura una denuncia per calunnia.
Non è una novità che i disinvolti pennivendoli de Il Corriere tifino da sempre per i militanti missini Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e compari.
La loro esultanza per lo spettacolo di canina fierezza esibito dal dissociatissimo Gilberto Cavallini dura poco, perché salta fuori un fotogramma nel quale potrebbe ravvisarsi il volto di Paolo Bellini, militante di estrema destra, legato alla mafia e ai servizi segreti, ripreso all’interno della stazione ferroviaria di Bologna qualche minuto dopo l’esplosione.

Bellini era stato inizialmente indagato per la strage ma era stato prosciolto nel 1992 per mancanza di indizi, ora la Procura generale bolognese ha disposto la revoca del proscioglimento e l’inizio di una nuova indagine a suo carico.
Allo stato delle indagini è solo un indizio. A maggior ragione Il Corriere della sera avrebbe potuto parlarne per informare i suoi sprovveduti lettori.
Invece sceglie il silenzio.
A rovinare il fegato a quelli del Corriere è giunta anche la notizia che esiste agli atti processuali un’intercettazione ambientale nella quale si sente Carlo Maria Maggi confermare a un familiare la responsabilità del Fioravanti nella strage del 2 agosto 1980, aggiungendo che la bomba era stata materialmente deposta dall’«aviere».
Apriti cielo!
Paolo Bellini era un appassionato di volo, quindi il pensiero corre a lui.
Non si può dire perché l’indagine è solo all’inizio e sarebbe ingiusto anticipare i tempi ed esprimere giudizi che potrebbero rivelarsi fallaci.
Manco a dirlo, anche sulle affermazioni di Carlo Maria Maggi contenute nell’intercettazione ambientale, il Corriere della sera tace, non riferisce la notizia, non la commenta.
Carlo Maria Maggi di stragi se ne intendeva e sulle stragi sapeva tutto quello che c’era da sapere, quindi la sua affermazione ripresa in una intercettazione ambientale, a sua insaputa, appare credibile tanto da far intravedere il crollo della tesi difensiva della «famiglia Addams» e affiliati sulla responsabilità dei palestinesi o di quella che alcuni mentecatti di destra stanno avanzando sul conto dei tedeschi della Raf, della Stasi e così via.
Sono 39 anni che sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980 è in corso un depistaggio mediatico sistematico, finalizzato a imporre la tesi dell’innocenza dei Fioravanti e di Ciavardini, presentati come vittime di una mala giustizia politicizzata.
Il 2 agosto 2012, l’ex ministro Cancellieri, a Bologna denunciò «l’indecoroso esibizionismo dei carnefici», mentre anni prima un altro ministro, Parisi, aveva invitato a «porre un limite alle apparizioni televisive della coppia».
Un bombardamento mediatico imposto sia dalla politica tutta, dal centro-destra al centro-sinistra, sia da apparati segreti dello Stato che sono sempre stati accanto a «Jerry» e «Morticia», e non certo per ragioni umanitarie o di giustizia.
I due sono da anni liberi cittadini, avendo scontato per 95 morti, una pena inferiore a quella che un comune cittadino espia per un solo omicidio.
Anche il compare Gilberto Cavallini, casomai venisse condannato con sentenza passata in giudicato, non sconterà mai la pena perché la sua tendenza a delinquere lo ha costretto a restare ancora in carcere dopo 36 anni sia pure in semi-libertà.
I «corrieristi» e i loro colleghi non devono, quindi, evitare il carcere ai loro protetti ma sono chiamati a negare una verità storica che questo regime non si può evidentemente permettere che venga rivelata.
È giunto il momento di fare luce non solo sui fatti giudiziari ma anche sulle protezioni politiche, mediatiche e penitenziarie di cui costoro hanno goduto.
La verità storica su quella che è stata la guerra civile italiana non può essere circoscritta al solo ambito giudiziario ma deve allargarsi a quello politico, giornalistico, penitenziario e poliziesco.
Perché se ancora i mandanti non hanno un volto e un nome, i loro complici sono individuati e individuabili: complici morali che ancora agiscono con il metodo del depistaggio per omissione quando non è possibile attuarlo con la propalazione di false notizie.
Solo allargando il campo d’indagine alle protezioni godute dai responsabili si potrà comprendere quali poteri hanno tutto l’interesse di negare la verità sulla strage del 2 agosto 1980 a Bologna, e non solo.
In caso contrario, se questa opera di ricostruzione storica non si farà, si avrà sempre e soltanto una verità dimezzata e di comodo, quella che permette poi al regime di perpetuare la menzogna della sua lotta al «terrorismo» sia «nero» che «rosso».
La strage del 2 agosto 1980, a Bologna non è stata «fascista» ma, come le altre che l’hanno preceduta è stata di Stato.
Una verità che si può provare, solo che si abbia il coraggio e la volontà di farlo.

Opera, 28 marzo 2019

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